(Garbini si è allontanato).
LIVIA
Ha già trovato la guida?
BALDASSARRE
Io?...
LIVIA
GARBINI
Sissignora. (esce).
LIVIA
Non esser uomo!
BALDASSARRE
Sta tanto bene... donna!
LIVIA
Le pare?
BALDASSARRE
Io non esito a dirglielo; gran parte della passione che m'ispira questo paese non è che... glielo assicuro; questi pochi giorni passati qui lascieranno nel mio cuore un ricordo dolcissimo e... Dio nol voglia, delle conseguenze funeste!
LIVIA
Conseguenze funeste?
BALDASSARRE
Pur troppo!
GARBINI (ritornando)
Manca la chiave.
BALDASSARRE (si volta arrabbiato)
Eh?... va...
LIVIA
Che dice?
GARBINI
C'è chiuso a chiave in camera mia: mi sa dire dove le tengono?
LIVIA
Le tiene tutte Carletto.
BALDASSARRE
Che è dabbasso. (da sè) Seccatore.
LIVIA
Lo chiami di qui e verrà subito.
BALDASSARRE
Sì, è sordo come una campana.
LIVIA
Non è vero.
BALDASSARRE
Oh altro!
LIVIA
Eccolo qui.
BALDASSARRE
Ah meno male!
SCENA VI.
Carletto e detti.
GARBINI
Vorrei entrare in camera mia.
CARLETTO
BALDASSARRE
Come non si può? Un forestiere non può entrare in camera quando gli piace?
CARLETTO
C'è tutto sossopra; andavo giusto...
GARBINI
Aspetterò, ma presto...
BALDASSARRE
Che servizio! che razza di servizio! Ne scriverò al Bollettino del Club alpino.
CARLETTO
Ma scusi...
BALDASSARRE
Meno chiacchere... che insolenza! (a Garbini) Se vuoi intanto nella mia camera...
CARLETTO
Oh! faccio in un minuto. (esce).
BALDASSARRE (da sè)
Lo fa apposta.
LIVIA
Signor Baldassarre?
BALDASSARRE
Mi comandi.
LIVIA
BALDASSARRE
Subito.
GARBINI (guardandolo affrettarsi)
Imbecille.
LIVIA
Ed ora continui.
BALDASSARRE
Che?
LIVIA
A dirmi le belle cose di poco fa. Stia a sentire, Garbini.
BALDASSARRE (da sè)
E va bene: a momenti arriva il dottore... (per subita idea) Ah! (chiamando) Carletto! — Scusi, signora Livia... Carletto!... (a Garbini) Mi fai la grazia, due minuti qui fuori? (c. s.) Carletto!... ma guarda se viene... e non è sordo?
GARBINI (a Livia)
Lei lo ha fatto impazzire.
LIVIA
Se n'è già avveduto?
GARBINI
Me lo ha confidato lui.
LIVIA
Lo guarirò, stia tranquillo. (entra Carletto).
SCENA VII.
Carletto e detti.
BALDASSARRE
Finalmente!
CARLETTO
Mi comanda?
BALDASSARRE (a Livia)
Perdoni... (a Carletto piano) Sei buono di fare una cosa per bene?
CARLETTO
Mi proverò.
BALDASSARRE
Il signor Garbini ed io usciremo; appena siamo fuori tu consegni questa lettera alla signora Livia.
CARLETTO
Perchè non glie la dà lei?
BALDASSARRE
È uno scherzo... e le dici bene che sono io che te l'ho data... Il signor Baldassarre... hai capito?
CARLETTO
BALDASSARRE (dandogli danaro)
Tieni, appena siamo fuori. (a Garbini) Un momento, ho dimenticato di dirti... (a Livia) Torniamo subito. (via a braccetto con Garbini).
SCENA VIII.
Livia e Carletto.
LIVIA (da sè)
E Orazio non torna!
(Carletto le porge la lettera).
LIVIA
Che cos'è?
CARLETTO
Me l'ha data il signor Baldassarre che gliela consegni.
LIVIA
Ah! bene. (Carletto via). La sua brava dichiarazione. La leggo, o no? Oh la leggo. (l'apre). Senza intestazione! Mi aspettavo di più. Un «Adorata donna!» o un «Signora!» o almeno un «Livia!» col punto ammirativo, ci stava tanto bene. (legge).
«A pochi passi dall'albergo, di là del ponte, dove il torrentello che scende di Valdobbia precipita in cascata, c'è' un luogo recondito, misterioso, che al raggio della luna diventa quanto di più incantevole sia uscito dalle mani del Creatore...» Ah! un appuntamento!... «Stassera la luna si leva alle 8, ed alle 8 ½ inargenterà i nebbiosi sprazzi della cascata. Un uomo capace di comprendere la selvaggia poesia della natura non può ispirarvi nessun serio timore.» Oh, no, no! «Se quando saremo tutti radunati in sala, voi direte di volervi ritirare presto, intenderò che avete in animo di farmi il più felice degli uomini!»
Ah! via! signor Baldassarre, per un uomo capace di comprendere la selvaggia poesia della natura è un po' troppo!... Come corre! Bisogna guarirlo. Poh! domani vado via... Però una lezioncina... (osserva la lettera) Non c'è la firma... (pensa) Ah! sarebbe troppo bella! Quell'altra che faceva le allusioni ad Orazio... che s'è levata così di scatto quando vide Garbini e... no, no, non può riuscire... conoscerà la calligrafia del marito... (guarda la lettera) È scritta in rotondo... Oh! sarebbe peccato non provare. (Chiama) Carletto!... Se tiene, vale la pena di rimanere un giorno di più per vedere... Ah! mi dài un appuntamento? Ci manderò tua moglie.
SCENA IX
Carletto e detta.
LIVIA
Ah! Carletto, hai sbagliato; questa lettera non viene a me.
CARLETTO
Sissignora, le assicuro.
LIVIA
Va, non fa nulla; la porterai alla signora Emilia.
CARLETTO
Alla moglie del signor Baldassarre?
LIVIA
Sì.
CARLETTO
Ma...
LIVIA
Fa quanto ti dico. E non le dirai chi te l'ha data.
CARLETTO
LIVIA
Risponderai: una persona che non vuole essere nominata. È uno scherzo, capisci?
CARLETTO
Ah! me lo diceva anche il signor Baldassarre che era uno scherzo.
LIVIA
Vedi? Ah! e se il signor Baldassarre ti domanda...
CARLETTO
Ah sì! se domanda...?
LIVIA
Risponderai che l'hai consegnata.
CARLETTO
Che è la verità.
LIVIA
Che è la verità. Va!
CARLETTO
Ci sarà poi da ridere?
LIVIA
Speriamo. Presto... (Carletto via). Partirò posdomani.
SCENA X.
Orazio e detta.
ORAZIO
Sola? che miracolo!
LIVIA
Ah! vi credevo partito, in parola d'onore!
ORAZIO
No, domani.
LIVIA
Dove siete stato?
ORAZIO
In giro per la montagna. Ho raccolto delle felci rare e bellissime.
LIVIA
Me ne rallegro tanto. E vi siete divertito?
ORAZIO
Lo sapete bene che detesto la compagnia del signor Baldassarre e consorte.
LIVIA
Speravo che la mia bastasse a compensarvene. (a Carletto che rientra) Consegnata?
CARLETTO
LIVIA
Ha domandato di dove veniva?
CARLETTO
Ho risposto come mi aveva detto lei.
LIVIA
E, è bastato?
CARLETTO
Sissignora. Ha sorriso ed ha detto: capisco.
LIVIA
Va bene. (Carletto via dal fondo).
ORAZIO
(è stato attentissimo, ma non vuol parere)
Domani si parte?
LIVIA
No, posdomani o poi.
ORAZIO
Avete mutato d'avviso?
LIVIA
Ho mutato d'avviso.
ORAZIO
Ed è permesso domandarvene il perchè?
LIVIA
Domandate.
ORAZIO
Dunque?
LIVIA
Per lasciarvi raccogliere delle altre felci.
ORAZIO
È uno scherzo?
LIVIA
No.
ORAZIO
Era tutto deciso... ho preparate le valigie...
LIVIA
Eh, padrone.
ORAZIO
Livia, andiamo, non tormentatemi. Siete un po' in collera con me, perchè non mi son fatto vedere in tutto il giorno e volete vendicarvene, lo capisco; ma, se ve ne chieggo perdono sul serio?
LIVIA
Non c'entra nessuna vendetta. Il tempo è bello...
ORAZIO
Sì, un acquazzone al giorno!
LIVIA
Che dura mezz'ora.
ORAZIO
Davvero volete rimanere?
LIVIA
Sì, un giorno di più, due giorni al maximum; è uno scherzo che vi dirò poi, e riderete. — Già in pensiero?...
ORAZIO
No, ma non capisco.
LIVIA
Capirete.
ORAZIO
Che cos'è quella storia di Carletto?
LIVIA
Che storia?
ORAZIO
Sì, or ora...
LIVIA
Una lettera che gli ho data a portare.
ORAZIO
Una lettera? A chi?
LIVIA
Ah!
ORAZIO
Rispondete.
LIVIA
Mah!
ORAZIO
Livia, ve ne prego.
LIVIA
Con quel tono?
ORAZIO
Ma che cos'è seguìto di nuovo? Che cos'è? Perchè mi dite così? — Dovevate partire, lo sapete che questa vita mi uggisce con quegli sciocchi; mi avete dato il diritto di pretendere...
LIVIA
Pretendere?
ORAZIO
Sì, di pretendere, lo ripeto. Sapete che vi voglio bene... mi avete promesso.
LIVIA
Vi ho promesso che avrei acconsentito a sposarvi se e quando fossi stata bene sicura del perfetto accordo dei nostri caratteri; ho spinto la cortesia fino al segno di permettervi d'accompagnarmi, mai fino a quello di autorizzare un sindacato che mi offende e che non sopporterò mai.
ORAZIO
Il mio congedo?
LIVIA
No; andate là, non sragionate, e sovratutto non insistete. Ora io non cederei di un palmo, e voi, focoso come siete, potreste fare e, quel che è peggio, dirmi delle scioccherie. Vi assicuro che non avete ragione di adombrarvi.
ORAZIO
Ditemi soltanto perchè volete rimanere.
LIVIA
ORAZIO
A chi era diretta quella lettera?
LIVIA
Orazio...
ORAZIO
Lo voglio sapere.
LIVIA
Cercate.
ORAZIO
Ah! lo saprò! Qualche cosa o qualcheduno si è messo ad un tratto attraverso la mia strada, lo scoprirò!
LIVIA
Orazio, farete qualche scempiaggine!
ORAZIO
Ah! scrivete delle lettere... qui all'albergo e non mi volete dire...? Oh! saprò io.
LIVIA
Bel merito! interrogando di soppiatto il cameriere.
ORAZIO
Oh non interrogherò nessun cameriere, non commetto bassezze, io.
LIVIA
Badate che vien gente.
SCENA XI.
Baldassarre, Garbini e detti, poi Emilia.
ORAZIO (vedendo Garbini)
Garbini qui?
LIVIA
Non lo sapevate?
ORAZIO
Ah lo sapevate voi?
GARBINI
Orazio, ho chiesto di te alla signora Livia.
ORAZIO (secco)
Grazie, quando sei arrivato?
GARBINI
Oggi.
ORAZIO (da sè)
Oh, ma saprò bene vederci chiaro.
BALDASSARRE
Ecco mia moglie. (Emilia entra).
GARBINI
A che ora si desina?
LIVIA
GARBINI
Va bene, perchè stassera mi occorre andare a letto di buon'ora.
BALDASSARRE
Ah sì, la tua ascensione al Monte Rosa.
EMILIA
Al Monte Rosa?
GARBINI
Già, e siccome mi toccherà partire alle due dopo mezzanotte...
EMILIA (piano a Garbini)
Ben trovata.
ORAZIO
Cosicchè non avremo il piacere di vederti partecipare ai nostri dilettevoli passatempi serali. Si giuoca alla fiera.
BALDASSARRE (guardando Livia)
E non dice nulla.
EMILIA
Veramente stassera ancor io... ho un po' di emicrania... e credo che non potrò...
LIVIA (da sè)
Ci è cascata.
BALDASSARRE (guardando Livia)
Io pure... oggi ho trovato il parroco qui del paese... il quale mi vuol mostrare un messale antico... e si è combinato che stassera... (E non parla).
LIVIA
Cosicchè, dottore, si rimane noi due.
BALDASSARRE (da sè)
Non viene.
LIVIA
E in verità, per un giuoco che si chiama la fiera, saremo pochini. Sapete che cosa farò? Dacchè tutti disertano, andrò a letto alle otto.
BALDASSARRE (da sè)
Ah! (piano a Garbini) Trionfo.
ORAZIO (da sè)
Qui c'è sotto qualche cosa.
CARLETTO (entrando)
È servito in tavola.
BALDASSARRE
Bravo! Ho una fame... Come sto bene!
EMILIA (piano a Garbini)
Però siete un imprudente.
GARBINI
Ah! pel Monte Rosa.
LIVIA (da sè osservandoli)
EMILIA (c. s.)
Affidarlo ad un cameriere. (Garbini non capisce).
LIVIA
Garbini, offritemi il vostro braccio.
GARBINI
Subito — grazie. (fra sè) Che diamine?
ORAZIO (da sè)
Ha chiamato lui!
BALDASSARRE
Dottore, date il braccio a mia moglie.
ORAZIO (eseguisce)
Perdoni... (s'avviano tutti).
BALDASSARRE (a Carletto)
Sei un bravo ragazzo: tieni! (gli dà una mancia).
CARLETTO
Grazie!
BALDASSARRE (avviandosi)
Sei un bravo ragazzo!
(Cala la tela).
ATTO SECONDO
(La stessa decorazione)
SCENA I.
Garbini, Carletto e Steiger.
GARBINI (entrando tutto fradicio di pioggia)
Ah! la buon'acqua! Carletto, del fuoco subito, una grossa fiammata, una fiammata enorme che bruci la casa. Ah! la buon'acqua. Ah! la buon'acqua!!
CARLETTO
Il signore non è salito al Monte Rosa?
GARBINI
No, no, non ci sono salito al Monte Rosa e non ci salirò mai, mai. Presto il fuoco, o divento un sorbetto! No, non ci sono salito al vostro Monte Rosa, al vostro maledetto, al vostro infernale Monte Rosa!
CARLETTO (che ha acceso il fuoco)
Ecco.
GARBINI
Ah! Ah! Ah! Dio ti ringrazio! Venite qui voi (a Steiger), fatevi asciugare.
STEIGER
Grazie (non si muove).
GARBINI
C'è posto per tutti due.
STEIGER
Non occorre.
GARBINI
Come non occorre? Se grondate come me...
STEIGER
Io la conosco l'acqua della montagna.
GARBINI
Oh! la conosco ancor io, e per bene (si guarda). Come farò a levarmi gli stivali! — Carletto...
CARLETTO
Mi comanda.
GARBINI
Dammi il mio alpenstok.
CARLETTO
Eccolo.
GARBINI
Questo è il simbolo dell'alpinismo, non è vero?
CARLETTO
Il simbolo?...
GARBINI
Sì, l'insegna, la divisa degli alpinisti.
CARLETTO
Ah! sissignore.
GARBINI
Bene, spezzalo in due.
CARLETTO
Ma...
GARBINI
Spezzalo in due col ginocchio, così... (fa il gesto).
CARLETTO
Se al signore non serve più...
GARBINI
Ne dubita! Ebbene?
CARLETTO
Ebbene, se volesse farmene un regalo...
GARBINI
Hai delle voglie...?
CARLETTO
Oh non signore! lo venderò a qualche turista.
GARBINI
Il mio bastone? Che abbia da essere complice di un'altra ascensione? Quanto lo venderesti?
CARLETTO
Una lira.
GARBINI
Tieni, sono due: rompilo.
CARLETTO
Grazie! (lo spezza). Così?
GARBINI
Sì, dammelo (mette i due pezzi sul fuoco). E così possa incenerirsi per sempre...
STEIGER
Se il signore desidera offrirmi un bicchiere di cognac...
GARBINI
Lo desidero, amico mio. — Carletto...
(Carletto cava da un armadio bottiglia e bicchierini).
GARBINI
E gli altri?
CARLETTO
Chi, gli altri?
GARBINI
Quei signori!
CARLETTO
GARBINI
Dormono! Hanno dormito, hanno riposato la notte intera, come prescrivono le leggi della natura! Che ore sono? (guarda). Le otto: ho camminato sei ore!
STEIGER (bevendo)
A quest'ora saremmo al secondo piano del ghiacciaio.
GARBINI
Ah sì?... e poi negano la Provvidenza!
STEIGER
A mezza strada dal Lyskamm.
GARBINI
Che bella cosa non esserci!
CARLETTO
Il signore si è lasciato impaurire per un po' di piova.
GARBINI
Impaurire no..., me l'ha tolta la paura. Amico mio! Quanto ho benedetta quell'acqua! alle prime goccie ho ordinato il front indietro. Si era appena arrivati sul ghiacciaio. Non ho il rimorso d'essermi bagnato un solo capello nell'andata... l'ho pigliata sì, ma nel ritorno.
STEIGER
Il signore non è del Club Alpino?
GARBINI
No, sarò il fondatore d'un club per la pianura.
STEIGER
È una cosa che segue tutti i giorni in montagna. È piovuto mezz'ora, e di nuovo il sole.
CARLETTO
Anche ieri sera un acquazzone.
GARBINI
L'ho sentito da stare in letto.
CARLETTO
Non tutti all'albergo possono dire altrettanto.
GARBINI
Cioè?
CARLETTO
Qualcheduno l'ha pigliata.
GARBINI
L'acqua di ieri sera? Chi?
CARLETTO
Una signora ed un signore.
GARBINI
Chi sono questi miei colleghi? Dimmelo, dimmelo.
CARLETTO
La signora non l'ho ravvisata; l'ho veduta stando in cucina che entrava correndo, e la si è chiusa in camera.
GARBINI
Diamine! E il signore è entrato con lei?
CARLETTO
Dieci minuti dopo; ma in uno stato...!
GARBINI
E l'hai ravvisato, lui?
CARLETTO
Il signor Baldassarre.
GARBINI
Davvero? A che ora?
CARLETTO
Alle otto e mezzo.
GARBINI
Diamine!
STEIGER
Il signore non comanda altro?
GARBINI
No, altro.
STEIGER
Il signore capisce che ho perduta la giornata. Ho ricusato due inglesi.
GARBINI
Mi muto d'abito, e poi torno ed accomoderemo.
STEIGER
Sissignore.
GARBINI
Tieni, Carletto; il vestito ce l'ho da cambiarmi, ma il cappello è uno solo; fallo seccare (glie lo dà).
CARLETTO
C'è un forno apposta, e in dieci minuti...
GARBINI
Bravo! — Ah! dacchè gli altri sono anche a letto, non dire nulla della mia spedizione.
CARLETTO
Che non abbiano a riderne.
GARBINI
Sei intelligente. Dirai che non mi sono svegliato in tempo.
CARLETTO
Stia tranquillo (Garbini entra in camera).
SCENA II.
Steiger, Carletto, poi Baldassarre.
STEIGER
Di che paese è quella marmotta?
CARLETTO
Chi lo sa?
STEIGER
Dev'essere uno spiantato.
CARLETTO
Perchè?
STEIGER
Perchè è un lusso da gran signore quello di rompersi la testa (per partire).
CARLETTO
Non ne avranno di bisogno. — Dove vai?
STEIGER
All'altro albergo a pescare inglesi.
CARLETTO
Quelli l'arrischiano la testa.
STEIGER
Come se non l'avessero. — Oh bada, vien gente.
CARLETTO
To' portami giù al forno il cappello del tuo alpinista; io devo badare qui.
STEIGER
Bene (via).
BALDASSARRE (entrando)
CARLETTO
Mi comandi.
BALDASSARRE
Dormono tutti ancora?
CARLETTO
Nessuno ha dato segno di vita.
BALDASSARRE (da sè)
Non vorrei che ne avesse sofferto.
CARLETTO
Il signore ha dormito bene?
BALDASSARRE
Benissimo.
CARLETTO
Buono, eh, il letto? (maliziosamente).
BALDASSARRE
Oh! perchè mi guardi così, e ridi?
CARLETTO
Io rido?
BALDASSARRE
Sì, tu, e mi secchi.
CARLETTO
Dopo l'umido di ieri sera...
BALDASSARRE
Di'?... mi pare che hai dello spirito.
SCENA III.
Livia e detti.
BALDASSARRE