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Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti cover

Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti

Chapter 15: ATTO SECONDO
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About This Book

A collection of three stage comedies in prose focuses on social entanglements and misunderstandings among hotel guests and provincial acquaintances. In the main play, a party at an alpine hotel debates a hazardous ascent of Monte Rosa with a stoic guide whose account of a crevasse accident provokes both bravado and apprehension, exposing jealousies and marital tensions. The shorter pieces stage domestic farces built on mistaken assumptions and ironic reversals. Across the set, crisp dialogue and situational humour probe pride, reputation, and the disparity between characters' words and their motives.

(Garbini si è allontanato).

LIVIA

Ha già trovato la guida?

BALDASSARRE

Io?...

LIVIA

No, Garbini.

GARBINI

Sissignora. (esce).

LIVIA

Non esser uomo!

BALDASSARRE

Sta tanto bene... donna!

LIVIA

Le pare?

BALDASSARRE

Io non esito a dirglielo; gran parte della passione che m'ispira questo paese non è che... glielo assicuro; questi pochi giorni passati qui lascieranno nel mio cuore un ricordo dolcissimo e... Dio nol voglia, delle conseguenze funeste!

LIVIA

Conseguenze funeste?

BALDASSARRE

Pur troppo!

GARBINI (ritornando)

Manca la chiave.

BALDASSARRE (si volta arrabbiato)

Eh?... va...

LIVIA

Che dice?

GARBINI

C'è chiuso a chiave in camera mia: mi sa dire dove le tengono?

LIVIA

Le tiene tutte Carletto.

BALDASSARRE

Che è dabbasso. (da sè) Seccatore.

LIVIA

Lo chiami di qui e verrà subito.

BALDASSARRE

Sì, è sordo come una campana.

LIVIA

Non è vero.

BALDASSARRE

Oh altro!

LIVIA

Eccolo qui.

BALDASSARRE

Ah meno male!


SCENA VI.

Carletto e detti.

 
 

GARBINI

Vorrei entrare in camera mia.

CARLETTO

Numero sette? Non si può.

BALDASSARRE

Come non si può? Un forestiere non può entrare in camera quando gli piace?

CARLETTO

C'è tutto sossopra; andavo giusto...

GARBINI

Aspetterò, ma presto...

BALDASSARRE

Che servizio! che razza di servizio! Ne scriverò al Bollettino del Club alpino.

CARLETTO

Ma scusi...

BALDASSARRE

Meno chiacchere... che insolenza! (a Garbini) Se vuoi intanto nella mia camera...

CARLETTO

Oh! faccio in un minuto. (esce).

BALDASSARRE (da sè)

Lo fa apposta.

LIVIA

Signor Baldassarre?

BALDASSARRE

Mi comandi.

LIVIA

Mi porga quel ricamo.

BALDASSARRE

Subito.

GARBINI (guardandolo affrettarsi)

Imbecille.

LIVIA

Ed ora continui.

BALDASSARRE

Che?

LIVIA

A dirmi le belle cose di poco fa. Stia a sentire, Garbini.

BALDASSARRE (da sè)

E va bene: a momenti arriva il dottore... (per subita idea) Ah! (chiamando) Carletto! — Scusi, signora Livia... Carletto!... (a Garbini) Mi fai la grazia, due minuti qui fuori? (c. s.) Carletto!... ma guarda se viene... e non è sordo?

GARBINI (a Livia)

Lei lo ha fatto impazzire.

LIVIA

Se n'è già avveduto?

GARBINI

Me lo ha confidato lui.

LIVIA

Lo guarirò, stia tranquillo. (entra Carletto).


SCENA VII.

Carletto e detti.

 
 

BALDASSARRE

Finalmente!

CARLETTO

Mi comanda?

BALDASSARRE (a Livia)

Perdoni... (a Carletto piano) Sei buono di fare una cosa per bene?

CARLETTO

Mi proverò.

BALDASSARRE

Il signor Garbini ed io usciremo; appena siamo fuori tu consegni questa lettera alla signora Livia.

CARLETTO

Perchè non glie la dà lei?

BALDASSARRE

È uno scherzo... e le dici bene che sono io che te l'ho data... Il signor Baldassarre... hai capito?

CARLETTO

Sì, signore.

BALDASSARRE (dandogli danaro)

Tieni, appena siamo fuori. (a Garbini) Un momento, ho dimenticato di dirti... (a Livia) Torniamo subito. (via a braccetto con Garbini).


SCENA VIII.

Livia e Carletto.

 
 

LIVIA (da sè)

E Orazio non torna!

(Carletto le porge la lettera).

LIVIA

Che cos'è?

CARLETTO

Me l'ha data il signor Baldassarre che gliela consegni.

LIVIA

Ah! bene. (Carletto via). La sua brava dichiarazione. La leggo, o no? Oh la leggo. (l'apre). Senza intestazione! Mi aspettavo di più. Un «Adorata donna!» o un «Signora!» o almeno un «Livia!» col punto ammirativo, ci stava tanto bene. (legge).

«A pochi passi dall'albergo, di là del ponte, dove il torrentello che scende di Valdobbia precipita in cascata, c'è' un luogo recondito, misterioso, che al raggio della luna diventa quanto di più incantevole sia uscito dalle mani del Creatore...» Ah! un appuntamento!... «Stassera la luna si leva alle 8, ed alle 8 ½ inargenterà i nebbiosi sprazzi della cascata. Un uomo capace di comprendere la selvaggia poesia della natura non può ispirarvi nessun serio timore.» Oh, no, no! «Se quando saremo tutti radunati in sala, voi direte di volervi ritirare presto, intenderò che avete in animo di farmi il più felice degli uomini!»

Ah! via! signor Baldassarre, per un uomo capace di comprendere la selvaggia poesia della natura è un po' troppo!... Come corre! Bisogna guarirlo. Poh! domani vado via... Però una lezioncina... (osserva la lettera) Non c'è la firma... (pensa) Ah! sarebbe troppo bella! Quell'altra che faceva le allusioni ad Orazio... che s'è levata così di scatto quando vide Garbini e... no, no, non può riuscire... conoscerà la calligrafia del marito... (guarda la lettera) È scritta in rotondo... Oh! sarebbe peccato non provare. (Chiama) Carletto!... Se tiene, vale la pena di rimanere un giorno di più per vedere... Ah! mi dài un appuntamento? Ci manderò tua moglie.


SCENA IX

Carletto e detta.

 
 

LIVIA

Ah! Carletto, hai sbagliato; questa lettera non viene a me.

CARLETTO

Sissignora, le assicuro.

LIVIA

Va, non fa nulla; la porterai alla signora Emilia.

CARLETTO

Alla moglie del signor Baldassarre?

LIVIA

Sì.

CARLETTO

Ma...

LIVIA

Fa quanto ti dico. E non le dirai chi te l'ha data.

CARLETTO

E se domanda?

LIVIA

Risponderai: una persona che non vuole essere nominata. È uno scherzo, capisci?

CARLETTO

Ah! me lo diceva anche il signor Baldassarre che era uno scherzo.

LIVIA

Vedi? Ah! e se il signor Baldassarre ti domanda...

CARLETTO

Ah sì! se domanda...?

LIVIA

Risponderai che l'hai consegnata.

CARLETTO

Che è la verità.

LIVIA

Che è la verità. Va!

CARLETTO

Ci sarà poi da ridere?

LIVIA

Speriamo. Presto... (Carletto via). Partirò posdomani.


SCENA X.

Orazio e detta.

 
 

ORAZIO

Sola? che miracolo!

LIVIA

Ah! vi credevo partito, in parola d'onore!

ORAZIO

No, domani.

LIVIA

Dove siete stato?

ORAZIO

In giro per la montagna. Ho raccolto delle felci rare e bellissime.

LIVIA

Me ne rallegro tanto. E vi siete divertito?

ORAZIO

Lo sapete bene che detesto la compagnia del signor Baldassarre e consorte.

LIVIA

Speravo che la mia bastasse a compensarvene. (a Carletto che rientra) Consegnata?

CARLETTO

Sissignora.

LIVIA

Ha domandato di dove veniva?

CARLETTO

Ho risposto come mi aveva detto lei.

LIVIA

E, è bastato?

CARLETTO

Sissignora. Ha sorriso ed ha detto: capisco.

LIVIA

Va bene. (Carletto via dal fondo).

ORAZIO

(è stato attentissimo, ma non vuol parere)

Domani si parte?

LIVIA

No, posdomani o poi.

ORAZIO

Avete mutato d'avviso?

LIVIA

Ho mutato d'avviso.

ORAZIO

Ed è permesso domandarvene il perchè?

LIVIA

Domandate.

ORAZIO

Dunque?

LIVIA

Per lasciarvi raccogliere delle altre felci.

ORAZIO

È uno scherzo?

LIVIA

No.

ORAZIO

Era tutto deciso... ho preparate le valigie...

LIVIA

Eh, padrone.

ORAZIO

Livia, andiamo, non tormentatemi. Siete un po' in collera con me, perchè non mi son fatto vedere in tutto il giorno e volete vendicarvene, lo capisco; ma, se ve ne chieggo perdono sul serio?

LIVIA

Non c'entra nessuna vendetta. Il tempo è bello...

ORAZIO

Sì, un acquazzone al giorno!

LIVIA

Che dura mezz'ora.

ORAZIO

Davvero volete rimanere?

LIVIA

Sì, un giorno di più, due giorni al maximum; è uno scherzo che vi dirò poi, e riderete. — Già in pensiero?...

ORAZIO

No, ma non capisco.

LIVIA

Capirete.

ORAZIO

Che cos'è quella storia di Carletto?

LIVIA

Che storia?

ORAZIO

Sì, or ora...

LIVIA

Una lettera che gli ho data a portare.

ORAZIO

Una lettera? A chi?

LIVIA

Ah!

ORAZIO

Rispondete.

LIVIA

Mah!

ORAZIO

Livia, ve ne prego.

LIVIA

Con quel tono?

ORAZIO

Ma che cos'è seguìto di nuovo? Che cos'è? Perchè mi dite così? — Dovevate partire, lo sapete che questa vita mi uggisce con quegli sciocchi; mi avete dato il diritto di pretendere...

LIVIA

Pretendere?

ORAZIO

Sì, di pretendere, lo ripeto. Sapete che vi voglio bene... mi avete promesso.

LIVIA

Vi ho promesso che avrei acconsentito a sposarvi se e quando fossi stata bene sicura del perfetto accordo dei nostri caratteri; ho spinto la cortesia fino al segno di permettervi d'accompagnarmi, mai fino a quello di autorizzare un sindacato che mi offende e che non sopporterò mai.

ORAZIO

Il mio congedo?

LIVIA

No; andate là, non sragionate, e sovratutto non insistete. Ora io non cederei di un palmo, e voi, focoso come siete, potreste fare e, quel che è peggio, dirmi delle scioccherie. Vi assicuro che non avete ragione di adombrarvi.

ORAZIO

Ditemi soltanto perchè volete rimanere.

LIVIA

No.

ORAZIO

A chi era diretta quella lettera?

LIVIA

Orazio...

ORAZIO

Lo voglio sapere.

LIVIA

Cercate.

ORAZIO

Ah! lo saprò! Qualche cosa o qualcheduno si è messo ad un tratto attraverso la mia strada, lo scoprirò!

LIVIA

Orazio, farete qualche scempiaggine!

ORAZIO

Ah! scrivete delle lettere... qui all'albergo e non mi volete dire...? Oh! saprò io.

LIVIA

Bel merito! interrogando di soppiatto il cameriere.

ORAZIO

Oh non interrogherò nessun cameriere, non commetto bassezze, io.

LIVIA

Badate che vien gente.


SCENA XI.

Baldassarre, Garbini e detti, poi Emilia.

 
 

ORAZIO (vedendo Garbini)

Garbini qui?

LIVIA

Non lo sapevate?

ORAZIO

Ah lo sapevate voi?

GARBINI

Orazio, ho chiesto di te alla signora Livia.

ORAZIO (secco)

Grazie, quando sei arrivato?

GARBINI

Oggi.

ORAZIO (da sè)

Oh, ma saprò bene vederci chiaro.

BALDASSARRE

Ecco mia moglie. (Emilia entra).

GARBINI

A che ora si desina?

LIVIA

A momenti.

GARBINI

Va bene, perchè stassera mi occorre andare a letto di buon'ora.

BALDASSARRE

Ah sì, la tua ascensione al Monte Rosa.

EMILIA

Al Monte Rosa?

GARBINI

Già, e siccome mi toccherà partire alle due dopo mezzanotte...

EMILIA (piano a Garbini)

Ben trovata.

ORAZIO

Cosicchè non avremo il piacere di vederti partecipare ai nostri dilettevoli passatempi serali. Si giuoca alla fiera.

BALDASSARRE (guardando Livia)

E non dice nulla.

EMILIA

Veramente stassera ancor io... ho un po' di emicrania... e credo che non potrò...

LIVIA (da sè)

Ci è cascata.

BALDASSARRE (guardando Livia)

Io pure... oggi ho trovato il parroco qui del paese... il quale mi vuol mostrare un messale antico... e si è combinato che stassera... (E non parla).

LIVIA

Cosicchè, dottore, si rimane noi due.

BALDASSARRE (da sè)

Non viene.

LIVIA

E in verità, per un giuoco che si chiama la fiera, saremo pochini. Sapete che cosa farò? Dacchè tutti disertano, andrò a letto alle otto.

BALDASSARRE (da sè)

Ah! (piano a Garbini) Trionfo.

ORAZIO (da sè)

Qui c'è sotto qualche cosa.

CARLETTO (entrando)

È servito in tavola.

BALDASSARRE

Bravo! Ho una fame... Come sto bene!

EMILIA (piano a Garbini)

Però siete un imprudente.

GARBINI

Ah! pel Monte Rosa.

LIVIA (da sè osservandoli)

Non bisogna che si spieghino.

EMILIA (c. s.)

Affidarlo ad un cameriere. (Garbini non capisce).

LIVIA

Garbini, offritemi il vostro braccio.

GARBINI

Subito — grazie. (fra sè) Che diamine?

ORAZIO (da sè)

Ha chiamato lui!

BALDASSARRE

Dottore, date il braccio a mia moglie.

ORAZIO (eseguisce)

Perdoni... (s'avviano tutti).

BALDASSARRE (a Carletto)

Sei un bravo ragazzo: tieni! (gli dà una mancia).

CARLETTO

Grazie!

BALDASSARRE (avviandosi)

Sei un bravo ragazzo!

(Cala la tela).


ATTO SECONDO


(La stessa decorazione)


SCENA I.

Garbini, Carletto e Steiger.

 
 

GARBINI (entrando tutto fradicio di pioggia)

Ah! la buon'acqua! Carletto, del fuoco subito, una grossa fiammata, una fiammata enorme che bruci la casa. Ah! la buon'acqua. Ah! la buon'acqua!!

CARLETTO

Il signore non è salito al Monte Rosa?

GARBINI

No, no, non ci sono salito al Monte Rosa e non ci salirò mai, mai. Presto il fuoco, o divento un sorbetto! No, non ci sono salito al vostro Monte Rosa, al vostro maledetto, al vostro infernale Monte Rosa!

CARLETTO (che ha acceso il fuoco)

Ecco.

GARBINI

Ah! Ah! Ah! Dio ti ringrazio! Venite qui voi (a Steiger), fatevi asciugare.

STEIGER

Grazie (non si muove).

GARBINI

C'è posto per tutti due.

STEIGER

Non occorre.

GARBINI

Come non occorre? Se grondate come me...

STEIGER

Io la conosco l'acqua della montagna.

GARBINI

Oh! la conosco ancor io, e per bene (si guarda). Come farò a levarmi gli stivali! — Carletto...

CARLETTO

Mi comanda.

GARBINI

Dammi il mio alpenstok.

CARLETTO

Eccolo.

GARBINI

Questo è il simbolo dell'alpinismo, non è vero?

CARLETTO

Il simbolo?...

GARBINI

Sì, l'insegna, la divisa degli alpinisti.

CARLETTO

Ah! sissignore.

GARBINI

Bene, spezzalo in due.

CARLETTO

Ma...

GARBINI

Spezzalo in due col ginocchio, così... (fa il gesto).

CARLETTO

Se al signore non serve più...

GARBINI

Ne dubita! Ebbene?

CARLETTO

Ebbene, se volesse farmene un regalo...

GARBINI

Hai delle voglie...?

CARLETTO

Oh non signore! lo venderò a qualche turista.

GARBINI

Il mio bastone? Che abbia da essere complice di un'altra ascensione? Quanto lo venderesti?

CARLETTO

Una lira.

GARBINI

Tieni, sono due: rompilo.

CARLETTO

Grazie! (lo spezza). Così?

GARBINI

Sì, dammelo (mette i due pezzi sul fuoco). E così possa incenerirsi per sempre...

STEIGER

Se il signore desidera offrirmi un bicchiere di cognac...

GARBINI

Lo desidero, amico mio. — Carletto...

(Carletto cava da un armadio bottiglia e bicchierini).

GARBINI

E gli altri?

CARLETTO

Chi, gli altri?

GARBINI

Quei signori!

CARLETTO

Dormono.

GARBINI

Dormono! Hanno dormito, hanno riposato la notte intera, come prescrivono le leggi della natura! Che ore sono? (guarda). Le otto: ho camminato sei ore!

STEIGER (bevendo)

A quest'ora saremmo al secondo piano del ghiacciaio.

GARBINI

Ah sì?... e poi negano la Provvidenza!

STEIGER

A mezza strada dal Lyskamm.

GARBINI

Che bella cosa non esserci!

CARLETTO

Il signore si è lasciato impaurire per un po' di piova.

GARBINI

Impaurire no..., me l'ha tolta la paura. Amico mio! Quanto ho benedetta quell'acqua! alle prime goccie ho ordinato il front indietro. Si era appena arrivati sul ghiacciaio. Non ho il rimorso d'essermi bagnato un solo capello nell'andata... l'ho pigliata sì, ma nel ritorno.

STEIGER

Il signore non è del Club Alpino?

GARBINI

No, sarò il fondatore d'un club per la pianura.

STEIGER

È una cosa che segue tutti i giorni in montagna. È piovuto mezz'ora, e di nuovo il sole.

CARLETTO

Anche ieri sera un acquazzone.

GARBINI

L'ho sentito da stare in letto.

CARLETTO

Non tutti all'albergo possono dire altrettanto.

GARBINI

Cioè?

CARLETTO

Qualcheduno l'ha pigliata.

GARBINI

L'acqua di ieri sera? Chi?

CARLETTO

Una signora ed un signore.

GARBINI

Chi sono questi miei colleghi? Dimmelo, dimmelo.

CARLETTO

La signora non l'ho ravvisata; l'ho veduta stando in cucina che entrava correndo, e la si è chiusa in camera.

GARBINI

Diamine! E il signore è entrato con lei?

CARLETTO

Dieci minuti dopo; ma in uno stato...!

GARBINI

E l'hai ravvisato, lui?

CARLETTO

Il signor Baldassarre.

GARBINI

Davvero? A che ora?

CARLETTO

Alle otto e mezzo.

GARBINI

Diamine!

STEIGER

Il signore non comanda altro?

GARBINI

No, altro.

STEIGER

Il signore capisce che ho perduta la giornata. Ho ricusato due inglesi.

GARBINI

Mi muto d'abito, e poi torno ed accomoderemo.

STEIGER

Sissignore.

GARBINI

Tieni, Carletto; il vestito ce l'ho da cambiarmi, ma il cappello è uno solo; fallo seccare (glie lo dà).

CARLETTO

C'è un forno apposta, e in dieci minuti...

GARBINI

Bravo! — Ah! dacchè gli altri sono anche a letto, non dire nulla della mia spedizione.

CARLETTO

Che non abbiano a riderne.

GARBINI

Sei intelligente. Dirai che non mi sono svegliato in tempo.

CARLETTO

Stia tranquillo (Garbini entra in camera).


SCENA II.

Steiger, Carletto, poi Baldassarre.

 
 

STEIGER

Di che paese è quella marmotta?

CARLETTO

Chi lo sa?

STEIGER

Dev'essere uno spiantato.

CARLETTO

Perchè?

STEIGER

Perchè è un lusso da gran signore quello di rompersi la testa (per partire).

CARLETTO

Non ne avranno di bisogno. — Dove vai?

STEIGER

All'altro albergo a pescare inglesi.

CARLETTO

Quelli l'arrischiano la testa.

STEIGER

Come se non l'avessero. — Oh bada, vien gente.

CARLETTO

To' portami giù al forno il cappello del tuo alpinista; io devo badare qui.

STEIGER

Bene (via).

BALDASSARRE (entrando)

Carletto?

CARLETTO

Mi comandi.

BALDASSARRE

Dormono tutti ancora?

CARLETTO

Nessuno ha dato segno di vita.

BALDASSARRE (da sè)

Non vorrei che ne avesse sofferto.

CARLETTO

Il signore ha dormito bene?

BALDASSARRE

Benissimo.

CARLETTO

Buono, eh, il letto? (maliziosamente).

BALDASSARRE

Oh! perchè mi guardi così, e ridi?

CARLETTO

Io rido?

BALDASSARRE

Sì, tu, e mi secchi.

CARLETTO

Dopo l'umido di ieri sera...

BALDASSARRE

Di'?... mi pare che hai dello spirito.


SCENA III.

Livia e detti.

 
 

BALDASSARRE