(Emilia vuole parlare).
GARBINI
No, ragioniamo calmi... a momenti viene quell'altro... Che cos'è stato? Come mai il vostro scialle e il mio povero cappello possono avere generato una tale Babilonia?
EMILIA
Oh! ma è una impudenza!
GARBINI (da sè).
È l'acqua, non c'è che dire!
EMILIA
Perchè in fin dei conti non ho nulla a rimproverarmi con voi.
GARBINI
Nulla affatto.
EMILIA
Sono stata un po' civetta... un po' debole...
GARBINI
Oh! così poco!...
EMILIA
Ed io non credevo che di continuare le nostre passeggiate di Pegli...
GARBINI
Ah! le nostre passeggiate.
EMILIA
E la vostra lettera istessa non può...
GARBINI
EMILIA
E avrò il coraggio di mostrarla a mio marito.
GARBINI
Quale lettera?
EMILIA
Quella d'ieri; non ce n'è altre.
GARBINI
Quella d'ieri! (Da sè) È l'acqua! — Dunque io ieri vi ho scritto una lettera?
EMILIA
Non vi manca che di negarlo.
GARBINI
No, no; non nego più nulla.
EMILIA
Lo potete fare, non c'era il nome. Siete prudente!
GARBINI
Non c'era il nome?
EMILIA
Ora comprendo quella calligrafia rotonda!
GARBINI
Era scritta in rotondo? Ah!
SCENA XIV.
Orazio e detti.
(Orazio entra e sta in fondo).
GARBINI
Una lettera con un appuntamento?
EMILIA
Ma...
GARBINI
Con un appuntamento per ieri sera?...
EMILIA
Sì.
GARBINI (raggiante)
Ma era della signora Livia!
ORAZIO (con impeto)
Ah! è vero?
GARBINI
Quest'altro adesso!
ORAZIO
Quella lettera era della signora Livia?
GARBINI
Cioè...
ORAZIO
L'hai detto or ora. La signora Emilia lo può attestare... L'ha detto?
EMILIA
L'ha detto... Ma ecco la signora Livia.
SCENA XV.
Livia e detti.
GARBINI
Ah! Signora Livia, io non ho più speranza che in lei, mi metto nelle sue mani; le giuro che un'ora simile a quella che ho passata non mi era toccata ancora in vita mia! Ho invocato in cuore i ghiacciai, i crepacci, le valanghe, l'ombra di sir Braddon, il finimondo, pure di liberarmi da questo labirinto. Ho maledetto la piova di stamane che mi ha fatto tornare indietro!
LIVIA
Ah! s'era avviato?
GARBINI
Sissignora. S'immagini che per una certa lettera, che lei deve conoscere...
LIVIA (sorridendo)
Prima di tutto annunzio al signor dottore che i fantasmi non furono due, ma uno solo, il quale partì da una parte e tornò dall'altra.
EMILIA
LIVIA
Permetta... Ho assunte le necessarie informazioni... Ed ora, prima di svelare il mistero, prego la signora Emilia di venirmi alleata...
(Emilia inquieta).
LIVIA
Tacendo..., mi permettano di chiamare loro due a giudici della condotta di un signore di mia conoscenza.
ORAZIO
Ma...
LIVIA
Lei non ha la parola!
GARBINI
Brava! gliela levi.
ORAZIO (minaccioso)
Con te...!
LIVIA
Che ne dicono di un signore, il quale fa ad una donna rispettabile l'onore di chiederne la mano, che quasi l'ottiene, e poi per un nonnulla, per una parola afferrata di volo, male intesa e peggio interpretata, per una combinazione fortuita di circostanze da commedia, edifica contro questa rispettabile signora un intero edifizio di sospetti, l'uno più oltraggioso dell'altro e non si rimane ai sospetti, ma contribuisce a sollevare una tempesta, in un bicchier d'acqua se vogliono, ma pure una vera e rumorosa tempesta?
GARBINI
L'ho provato io! Come parla bene!
LIVIA
Se la gelosia non fosse castigo a sè stessa, se chi dovrebbe punire non fosse un giudice troppo parziale per non sentirsi inclinato alla indulgenza, io domando loro se una così irragionevole condotta non meriterebbe la più severa ed inesorabile delle punizioni?
ORAZIO
Ma...
GARBINI
Zitto!
LIVIA
Eccomi invece disposta a far grazia, ma ad un patto.
GARBINI
Accettato!
LIVIA
Il reo faccia ammenda onorevole.
(Orazio sorride).
LIVIA
ORAZIO
Quando abbiate dimostrato...
LIVIA
No, prima.
GARBINI
Prima.
ORAZIO
E tu...?
GARBINI
Voglio morire se ne capisco nulla, ma la signora Livia ha ragione.
ORAZIO
Lo provi.
LIVIA
Ah!
GARBINI
Presto, presto.
LIVIA
Orazio vi prego di domandarmi scusa.
ORAZIO
Ma...
LIVIA
Nessun ma, ve ne prego.
ORAZIO
Ebbene... vi chiedo scusa.
LIVIA
Grazie. Ed ora,... signora Emilia, ho incontrato suo marito. Non le pare che sarebbe generoso perdonare anche a lui?
EMILIA
Perdonare?
LIVIA
Gli ho promesso che sarei riuscita a tranquillarlo, e non aspetta che un mio cenno per salire... Non lo tenga più oltre in sospeso, le assicuro che è punito abbastanza.
EMILIA
Ma...
LIVIA
Glielo dica, via, che fu lei all'appuntamento che egli aveva chiesto a me.
EMILIA
Come!... era?...
LIVIA
Via, davanti a questi signori si può parlare. Sa che ho ammirato la sua perspicacia! Come ha fatto a capire che quella lettera era di suo marito?
GARBINI
Oh!
EMILIA
Eh... ne conosco lo stile.
ORAZIO
LIVIA
Sicuro. Si è vendicata con molto spirito!
EMILIA (ride)
Oh! oh! Lei avrebbe fatto altrettanto!
LIVIA
Lo chiamo?
GARBINI
Lo chiamo io. Ah! ah!... Credano che respiro. — Baldassarre... Baldassarre. — Ho pensato d'impazzire!
ORAZIO
E non sa nulla ancora?
LIVIA
Nulla.
GARBINI
Ora me la godo (Ride — ridono tutti).
SCENA XVI.
Baldassarre poi Steiger, Carletto e detti.
BALDASSARRE (entra e rimane in asso)
Ridono!?
(Tutti ridono più forte).
LIVIA
BALDASSARRE (brusco)
Eccomi.
LIVIA
Le ho promessa la luce.
BALDASSARRE
Ma non in presenza...
LIVIA
Oh lasci.
CARLETTO (a Garbini)
Signore, c'è la guida.
ORAZIO (sospettoso)
Che guida?
GARBINI (a Carletto)
Fallo venire.
CARLETTO (chiamando)
Steiger?
(Steiger entra).
GARBINI
Dunque quanto vi do?
STEIGER
Mi dia metà prezzo. Ho perduto la giornata.
GARBINI
Metà prezzo di che?
STEIGER
Siamo andati fino al ghiacciaio.
BALDASSARRE
Quando?
STEIGER
Stamattina; e poi il signore ha avuto una tal paura per un po' d'acqua...
GARBINI
Paura!
BALDASSARRE
Ci sei andato?
GARBINI
Se te l'ho gridato nelle orecchie!
(Tutti ridono).
BALDASSARRE
E il tuo cappello...?
GARBINI
Stamane.
BALDASSARRE
E lo scialle?
LIVIA
Ne domandi a sua moglie.
BALDASSARRE
Dunque?
EMILIA
Conosci tu questa lettera?
BALDASSARRE
EMILIA
Non era mio diritto sorprenderti?
BALDASSARRE
Ah! ah! eri tu? — Era mia moglie! Oh! oh!... Era lei!
GARBINI
Era lei!
BALDASSARRE
E hai presa la piova!... (Rimane un momento senza parola, poi s'avvicina a Garbini, dicendogli): Poveretta! Come mi vuol bene!
GARBINI
Me ne rallegro tanto!
(Cala la tela).
FINE DELLA COMMEDIA.