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Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti cover

Acquazzoni in montagna: Commedia in due atti

Chapter 30: SCENA XV.
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About This Book

A collection of three stage comedies in prose focuses on social entanglements and misunderstandings among hotel guests and provincial acquaintances. In the main play, a party at an alpine hotel debates a hazardous ascent of Monte Rosa with a stoic guide whose account of a crevasse accident provokes both bravado and apprehension, exposing jealousies and marital tensions. The shorter pieces stage domestic farces built on mistaken assumptions and ironic reversals. Across the set, crisp dialogue and situational humour probe pride, reputation, and the disparity between characters' words and their motives.

(Emilia vuole parlare).

GARBINI

No, ragioniamo calmi... a momenti viene quell'altro... Che cos'è stato? Come mai il vostro scialle e il mio povero cappello possono avere generato una tale Babilonia?

EMILIA

Oh! ma è una impudenza!

GARBINI (da sè).

È l'acqua, non c'è che dire!

EMILIA

Perchè in fin dei conti non ho nulla a rimproverarmi con voi.

GARBINI

Nulla affatto.

EMILIA

Sono stata un po' civetta... un po' debole...

GARBINI

Oh! così poco!...

EMILIA

Ed io non credevo che di continuare le nostre passeggiate di Pegli...

GARBINI

Ah! le nostre passeggiate.

EMILIA

E la vostra lettera istessa non può...

GARBINI

La mia lettera?

EMILIA

E avrò il coraggio di mostrarla a mio marito.

GARBINI

Quale lettera?

EMILIA

Quella d'ieri; non ce n'è altre.

GARBINI

Quella d'ieri! (Da sè) È l'acqua! — Dunque io ieri vi ho scritto una lettera?

EMILIA

Non vi manca che di negarlo.

GARBINI

No, no; non nego più nulla.

EMILIA

Lo potete fare, non c'era il nome. Siete prudente!

GARBINI

Non c'era il nome?

EMILIA

Ora comprendo quella calligrafia rotonda!

GARBINI

Era scritta in rotondo? Ah!


SCENA XIV.

Orazio e detti.

 
 

(Orazio entra e sta in fondo).

GARBINI

Una lettera con un appuntamento?

EMILIA

Ma...

GARBINI

Con un appuntamento per ieri sera?...

EMILIA

Sì.

GARBINI (raggiante)

Ma era della signora Livia!

ORAZIO (con impeto)

Ah! è vero?

GARBINI

Quest'altro adesso!

ORAZIO

Quella lettera era della signora Livia?

GARBINI

Cioè...

ORAZIO

L'hai detto or ora. La signora Emilia lo può attestare... L'ha detto?

EMILIA

L'ha detto... Ma ecco la signora Livia.


SCENA XV.

Livia e detti.

 
 

GARBINI

Ah! Signora Livia, io non ho più speranza che in lei, mi metto nelle sue mani; le giuro che un'ora simile a quella che ho passata non mi era toccata ancora in vita mia! Ho invocato in cuore i ghiacciai, i crepacci, le valanghe, l'ombra di sir Braddon, il finimondo, pure di liberarmi da questo labirinto. Ho maledetto la piova di stamane che mi ha fatto tornare indietro!

LIVIA

Ah! s'era avviato?

GARBINI

Sissignora. S'immagini che per una certa lettera, che lei deve conoscere...

LIVIA (sorridendo)

Prima di tutto annunzio al signor dottore che i fantasmi non furono due, ma uno solo, il quale partì da una parte e tornò dall'altra.

EMILIA

E...

LIVIA

Permetta... Ho assunte le necessarie informazioni... Ed ora, prima di svelare il mistero, prego la signora Emilia di venirmi alleata...

(Emilia inquieta).

LIVIA

Tacendo..., mi permettano di chiamare loro due a giudici della condotta di un signore di mia conoscenza.

ORAZIO

Ma...

LIVIA

Lei non ha la parola!

GARBINI

Brava! gliela levi.

ORAZIO (minaccioso)

Con te...!

LIVIA

Che ne dicono di un signore, il quale fa ad una donna rispettabile l'onore di chiederne la mano, che quasi l'ottiene, e poi per un nonnulla, per una parola afferrata di volo, male intesa e peggio interpretata, per una combinazione fortuita di circostanze da commedia, edifica contro questa rispettabile signora un intero edifizio di sospetti, l'uno più oltraggioso dell'altro e non si rimane ai sospetti, ma contribuisce a sollevare una tempesta, in un bicchier d'acqua se vogliono, ma pure una vera e rumorosa tempesta?

GARBINI

L'ho provato io! Come parla bene!

LIVIA

Se la gelosia non fosse castigo a sè stessa, se chi dovrebbe punire non fosse un giudice troppo parziale per non sentirsi inclinato alla indulgenza, io domando loro se una così irragionevole condotta non meriterebbe la più severa ed inesorabile delle punizioni?

ORAZIO

Ma...

GARBINI

Zitto!

LIVIA

Eccomi invece disposta a far grazia, ma ad un patto.

GARBINI

Accettato!

LIVIA

Il reo faccia ammenda onorevole.

(Orazio sorride).

LIVIA

No?

ORAZIO

Quando abbiate dimostrato...

LIVIA

No, prima.

GARBINI

Prima.

ORAZIO

E tu...?

GARBINI

Voglio morire se ne capisco nulla, ma la signora Livia ha ragione.

ORAZIO

Lo provi.

LIVIA

Ah!

GARBINI

Presto, presto.

LIVIA

Orazio vi prego di domandarmi scusa.

ORAZIO

Ma...

LIVIA

Nessun ma, ve ne prego.

ORAZIO

Ebbene... vi chiedo scusa.

LIVIA

Grazie. Ed ora,... signora Emilia, ho incontrato suo marito. Non le pare che sarebbe generoso perdonare anche a lui?

EMILIA

Perdonare?

LIVIA

Gli ho promesso che sarei riuscita a tranquillarlo, e non aspetta che un mio cenno per salire... Non lo tenga più oltre in sospeso, le assicuro che è punito abbastanza.

EMILIA

Ma...

LIVIA

Glielo dica, via, che fu lei all'appuntamento che egli aveva chiesto a me.

EMILIA

Come!... era?...

LIVIA

Via, davanti a questi signori si può parlare. Sa che ho ammirato la sua perspicacia! Come ha fatto a capire che quella lettera era di suo marito?

GARBINI

Oh!

EMILIA

Eh... ne conosco lo stile.

ORAZIO

Quella lettera era...?

LIVIA

Sicuro. Si è vendicata con molto spirito!

EMILIA (ride)

Oh! oh! Lei avrebbe fatto altrettanto!

LIVIA

Lo chiamo?

GARBINI

Lo chiamo io. Ah! ah!... Credano che respiro. — Baldassarre... Baldassarre. — Ho pensato d'impazzire!

ORAZIO

E non sa nulla ancora?

LIVIA

Nulla.

GARBINI

Ora me la godo (Ride — ridono tutti).


SCENA XVI.

Baldassarre poi Steiger, Carletto e detti.

 
 

BALDASSARRE (entra e rimane in asso)

Ridono!?

(Tutti ridono più forte).

LIVIA

Qui, signor Baldassarre.

BALDASSARRE (brusco)

Eccomi.

LIVIA

Le ho promessa la luce.

BALDASSARRE

Ma non in presenza...

LIVIA

Oh lasci.

CARLETTO (a Garbini)

Signore, c'è la guida.

ORAZIO (sospettoso)

Che guida?

GARBINI (a Carletto)

Fallo venire.

CARLETTO (chiamando)

Steiger?

(Steiger entra).

GARBINI

Dunque quanto vi do?

STEIGER

Mi dia metà prezzo. Ho perduto la giornata.

GARBINI

Metà prezzo di che?

STEIGER

Siamo andati fino al ghiacciaio.

BALDASSARRE

Quando?

STEIGER

Stamattina; e poi il signore ha avuto una tal paura per un po' d'acqua...

GARBINI

Paura!

BALDASSARRE

Ci sei andato?

GARBINI

Se te l'ho gridato nelle orecchie!

(Tutti ridono).

BALDASSARRE

E il tuo cappello...?

GARBINI

Stamane.

BALDASSARRE

E lo scialle?

LIVIA

Ne domandi a sua moglie.

BALDASSARRE

Dunque?

EMILIA

Conosci tu questa lettera?

BALDASSARRE

La mia!... Signora Livia...?

EMILIA

Non era mio diritto sorprenderti?

BALDASSARRE

Ah! ah! eri tu? — Era mia moglie! Oh! oh!... Era lei!

GARBINI

Era lei!

BALDASSARRE

E hai presa la piova!... (Rimane un momento senza parola, poi s'avvicina a Garbini, dicendogli): Poveretta! Come mi vuol bene!

GARBINI

Me ne rallegro tanto!

(Cala la tela).

 
 
 

FINE DELLA COMMEDIA.