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Angiola Maria: Storia domestica cover

Angiola Maria: Storia domestica

Chapter 4: PROLOGO.
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About This Book

The work portrays the quiet domestic life of a modest, virtuous woman and her community, tracing moments of innocence, love, and self-sacrifice through everyday scenes and inward reflection. It opens with a prologue on poetry's need for truth and virtue, then moves through seasonal depictions of Lombardy, detailed accounts of family feeling and simple pleasures, and moral meditations that elevate ordinary experience into reflections on hope, resignation, faith, and the sustaining power of affection.

Non è poesia senza verità e senza virtù. Se la Musa non veste il semplice manto della Verità; se la Virtù non le insegna il suo casto e tranquillo sorriso, le creazioni della poesia saranno indifferenti, o vane; poichè l'arte non è solamente figlia dell'inspirazione, ma anche della sapienza. Allora il poeta non avrà il suo più dolce premio, quell'intimo assenso ch'è la risposta dell'anima; non troverà nessuno che consacri a lui un pensiero, un affetto. — Il cuore poi ha sempre bisogno d'amare; esso sente bensì e gusta quanto accarezzi la sua parte di creta, ma intende e ama ciò che solleva la sua parte più bella, la coscienza.

Per chi studia il cuore e le sue migliori affezioni, che nutrono le virtù semplici e domestiche, anche la vita della più umile creatura, anche la storia segreta dell'anima più modesta, sono una lezione sublime, quant'è il meditar sulla sorte dell'uomo grande e caduto, sull'età delle nazioni, sui fatti terribili e sanguinosi degli uomini.

E noi, deh! non vogliamo crederci e parer peggiori di quello che siamo: le grandi virtù son rare, e per questo appunto son grandi; ma la virtù modesta, la virtù docile e vera abita in mezzo di noi. E tu, sempre che la cerchi, ad ogni passo puoi incontrarti in essa; e la ritrovi ne' piccoli e ne' potenti; e più spesso forse nella casa che nel palazzo, perchè, se non foss'altro, i più vivono nelle case, i pochi ne' palazzi. — Ond'io penso, che una fedele pittura della vita onesta e innocente sia studio più gentile e miglior pascolo dell'anima, che non la trista notomía d'una società fattizia e malata, di che grandemente si compiacquero molti; poichè, mentre questa non fa che serrarti il cuore e stillarti nell'anima il dubbio, lo sconforto e l'egoismo, quella invece nutre l'amore e procaccia l'esempio.

L'innocenza poi ha in sè stessa un incanto di semplicità così vero, una dolcezza di vita e di costume sì schietta, che l'anima più severa e restia non può a meno di sentirne la bellezza, di donarle grazia, amicizia, o se non altro, di dimostrarle rispetto. Egli è ciò che v'ha in terra di più celeste!

Ma anch'essa, questa virtù tutta sorriso e fiducia, è fuggitiva e pellegrina nel mondo. Dapprima il cielo, il sole, la bella natura, la contentezza dell'oggi e del dimani, tutto è per lei. Essa cerca l'amore, senza invidia e senza sospetto; è felice, e ha bisogno che gli altri sieno felici con essa. — È il fanciullo, il quale non conosce che suo padre e sua madre, e ama chiunque folleggi con lui e gli compiaccia; i suoi pensieri son lieti, come una fresca corona di rose sulla sua testa infantile.

Se non che, troppo presto il pianto domanda il suo diritto, e l'alba della vita dura per poco. Dice un filosofo, che l'uomo è sì grande, che la sua grandezza appare anche in ciò, ch'egli si conosce misero. Così, quand'esso sente il peso de' suoi dolori, trova in sè medesimo una forza novella: la speranza. Questa gli dona la consolazione dell'amicizia, la dolcezza dell'amore; ed egli, incapace di sprezzar sè medesimo, sente pur sempre d'esser capace del bene. Allora l'amore solleva il cuore, consiglia la fede, suscita la volontà; e così tutti i nostri giorni fossero come quelli in cui veramente amiamo!

Ma il cammino della vita è difficile. Il potere degli avvenimenti, dell'opinione, del costume crea nell'uomo, per dir così, una seconda natura; e questa, il più delle volte, soggioga la prima. Onde i più fortunati son coloro che, senza fallire la via, toccano alla meta, e che hanno saviezza abbastanza per vivere in pace con sè stessi, o coraggio abbastanza per soffrire.

E anch'essa, la debole creatura che solo nacque per amare o per piangere, anch'essa, che vide morirsi d'intorno i più bei fiori della vita, conserva nel cuore un tesoro, la sua rassegnazione e la sua fede. L'angustia del dubbio, il languore dell'abbandono logorano la sua fragile esistenza; pure essa sostiene le prove della sventura, che son lunghe e dolorose, perchè la sventura è fedele. Ella è sola quaggiù, ma Dio è sopra di lei! E l'ultimo sacrifizio che fa un'anima innocente, è il più bello, il più sublime testimonio della virtù abitatrice della terra. — Così la storia d'una vita semplice e giusta può esprimersi in tre parole: innocenza, amore e sacrifizio.