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Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 146: CDLXXXV
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About This Book

Si tratta di una compilazione annalistica che registra anno per anno vicende politiche, militari, amministrative ed ecclesiastiche concernenti l'Italia e le regioni limitrofe, unendo estratti di editti, iscrizioni e cronache antiche a brevi note critiche. Le voci documentano guerre e trattati, nomine pubbliche, eventi urbani, catastrofi naturali e controversie religiose, offrendo un racconto serrato di fonti e avvenimenti destinato a ricostruire la progressione storica e istituzionale nei secoli coperti.

   
Anno di Cristo CDLXXXV. Indiz. VIII.
Felice III papa 3.
Zenone imperadore 12.
Odoacre re 10.

Console

Quinto Aurelio Memmio Simmaco juniore, senza collega.

L'Oriente non ebbe in quest'anno console alcuno. L'ebbe bensì l'Occidente, e fu Simmaco, celebre personaggio di que' tempi, sì per la sua nobiltà che per la sua letteratura. Egli era genero di Boezio filosofo insigne di que' tempi, e viene appellato juniore per distinguerlo dall'altro Simmaco che nell'anno 446 ottenne anch'esso la dignità consolare. Siccome eruditamente osserva il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.], fu celebrato nel presente anno un altro concilio da papa Felice, in cui Pietro Fullone, occupatore della chiesa antiochena, e Pietro Mongo, usurpatore di quella di Alessandria, e di nuovo Acacio vescovo di Costantinopoli, furono scomunicati. Di questi sconcerti delle chiese orientali fu principalmente autore e fomentatore Zenone imperadore, macchiato, fra gli altri vizii, di quello ancora di un'instabile credenza. Egli in questo anno ricuperò Longino suo fratello, che era stato lungamente in prigione [Marcell. Comes, in Chron.], dove Illo patrizio dopo essersi ribellato, siccome abbiam detto, l'aveva rinchiuso. E perciocchè Zenone non aveva alcun figliuolo maschio legittimo, a cui potesse lasciare dopo di sè l'imperio, essendochè uno che egli ebbe, secondo l'attestato di Suida [Suidas, ad vocem Zeno.], e che destinava di avere per successore, allevato ne' vizii, immaturamente gli fu rapito dalla morte; perciò nell'anno 490 si propose di far succedere nell'imperio questo suo fratello Longino, e di dichiararlo Cesare. Ma fra gli altri che a questa elezione si opposero con franchezza magnanima, uno fu (per attestato di Cedreno [Cedren., in Histor.]), Pelagio patrizio, personaggio di gran nobiltà e prudenza, e poeta eccellente, che avea tessuta in versi la storia da Augusto fino ai suoi dì, con rappresentargli i vizii d'esso Longino, de' quali ci ha informati il predetto Suida. Costò la vita una tal libertà di parlare a Pelagio, avendolo fatto Zenone barbaramente morire, come si ha anche da Marcellino conte.