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Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 218: DLVII
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About This Book

Si tratta di una compilazione annalistica che registra anno per anno vicende politiche, militari, amministrative ed ecclesiastiche concernenti l'Italia e le regioni limitrofe, unendo estratti di editti, iscrizioni e cronache antiche a brevi note critiche. Le voci documentano guerre e trattati, nomine pubbliche, eventi urbani, catastrofi naturali e controversie religiose, offrendo un racconto serrato di fonti e avvenimenti destinato a ricostruire la progressione storica e istituzionale nei secoli coperti.

   
Anno di Cristo DLVII. Indizione V.
Pelagio I papa 3.
Giustiniano imperadore 31.

L'anno XVI dopo il consolato di Basilio.

L'antica storia ci fa pur sentire frequenti i tremuoti, e tremuoti orribili, nella città di Costantinopoli. Due in quest'anno, per testimonianza di Agatia [Agath., lib. 5 Histor.] e di Teofane [Theoph., in Chronogr.], ne succederono, l'uno a dì 6 di ottobre, e l'altro a dì 14 di dicembre, amendue de' più spaventosi che mai si fossero uditi. Rovinarono a terra moltissimi palagi e case, e non poche chiese, e sotto quelle rovine perirono assaissimi del popolo. L'imperador Giustiniano, cessato questo gran flagello, attese a ristorar gli edifizii che aveano patito, e spezialmente a proseguir la fabbrica dell'insigne tempio di santa Sofia, che riuscì poi una maraviglia del mondo. Se ne legge la descrizione esattamente e minutamente tessuta dal celebre Du-Cange nella sua Costantinopoli cristiana. Circa questi tempi, e forse prima, divampò la ribellione di Cranno, figliuolo di Clotario re de' Franchi, contra dello stesso suo padre [Gregor. Turonensis, lib. 4.]. Era questo giovine principe dotato di belle fattezze di corpo, spiritoso ed accorto; e suo padre gli avea dato il governo dalla provincia dell'Auvergne. Ma abbandonatosi ai vizii e ad iniqui consiglieri, cominciò ad esercitar delle violenze con grave lamento de' popoli. Chiamato dal padre, che volea rimediare a questi disordini, piuttosto elesse di prendere l'armi contra di lui, che di ubbidirlo, ormai sedotto, al pari d'Assalonne, dalla voglia di regnare prima del tempo. Ciò che maggiormente gli faceva animo ad imprendere questa malvagia risoluzione, era l'assistenza segretamente a lui promessa da Childeberto suo zio re di Parigi, troppo disgustato perchè Clotario di lui padre avesse assorbito tutto il regno d'Austrasia, cioè il posseduto dal già re Teodebaldo, senza farne parte a lui, come era di giustizia. Pertanto si venne ad una guerra scandalosa, che durò molto tempo, essendosi veramente dichiarato in favore di Cranno il suddetto re Childeberto. L'Italia intanto si godeva una buona pace. Narsete n'era governatore, e a Narsete non mancava pietà, giustizia e prudenza per governare i popoli alla sua cura commessi. Secondochè abbiamo da Andrea Dandolo [Andreas Dandulus, Chron. Venet., tom. 12 Rer. Italic.], la tradizione in Venezia era ch'egli, ito colà, fabbricasse nell'isola di Rialto due chiese, l'una in onore di san Teodoro martire, e l'altra di san Menna e di san Geminiano vescovo di Modena.