WeRead Powered by ReaderPub
Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 232: DLXXI
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

Si tratta di una compilazione annalistica che registra anno per anno vicende politiche, militari, amministrative ed ecclesiastiche concernenti l'Italia e le regioni limitrofe, unendo estratti di editti, iscrizioni e cronache antiche a brevi note critiche. Le voci documentano guerre e trattati, nomine pubbliche, eventi urbani, catastrofi naturali e controversie religiose, offrendo un racconto serrato di fonti e avvenimenti destinato a ricostruire la progressione storica e istituzionale nei secoli coperti.

   
Anno di Cristo DLXXI. Indizione IV.
Giovanni III papa 12.
Giustino II imperadore 7.
Alboino re 3.

L'anno V dopo il consolato di Giustino Augusto.

Continuò ancora nell'anno presente il re Alboino l'assedio di Pavia. Potrebbe poi essere che circa questi tempi seguisse ciò che narra il suddetto Agnello [Agnell., ibidem.], con dire, che dopo avere i Longobardi fatte delle scorrerie in Toscana fino a Roma, diedero alle fiamme Pietra Pertusa, fortezza inespugnabile, in questi tempi, e nominata più volte da Procopio. Era situata questa presso il fiume Metauro di sotto da Urbino sopra un sasso scosceso. Aggiugne il medesimo autore, che impadronitisi i Barbari anche del Foro di Cornelio, città detta Flamina, la fortificarono a tutto lor potere. Questa dal castello ivi fabbricato, che per testimonianza di Paolo Diacono, fu appellato Imola, prese poi il nome che, ha tuttavia. Ma s'è così, par ben difficile a credere che i Longobardi si lasciassero addietro la città di Bologna senza impadronirsene. Alcuni scrittori moderni rapportano la suddetta edificazion d'Imola ai tempi di Clefo successor d'Alboino; ma neppur essi hanno pruove sicure di questo tempo. Non è improbabile (e pare che Leone Ostiense ve lo additi) che circa questi medesimi tempi i Longobardi, conquistato Benevento colla maggior parte di quel che ora si chiama regno di Napoli, quivi fondassero l'insigne e vasto ducato di Benevento, con esserne creato primo duca Zottone. Questa opinione piacque a Scipione Ammirato, e fu insinuata dal padre Antonio Caracciolo, fondandola eglino sull'aver detto Paolo Diacono, che questo Zottone tenne quel ducato per lo spazio di vent'anni, combinando poi tal asserzione colla cronologia de' susseguenti duchi. Nondimeno il vero è che neppur Paolo Diacono ben conobbe il principio del ducato beneventano. E però tanto meno è a noi permesso di scoprirlo con certezza, mancandoci tante storie ed aiuti, che pure restavano a' tempi di Paolo. Che se Camillo Pellegrino [Peregrinus, in Dissert. de origin. Ducat. Beneventani.] credette e volle far credere che i Longobardi, venuti in aiuto di Narsete contra de' Goti, avessero piantate le fondamenta di questo ducato, a me non sembra degna una tal opinione di quel cospicuo letterato, sì occhiuto in tanti altri punti di storia quale egli fu. Si sa che Narsete cacciò tosto fuori d'Italia gli ausiliarii Longobardi, perchè troppo maneschi e rapaci. Godeva in questi tempi una tollerabil pace l'imperio d'Oriente, benchè governato da Giustino, principe di poca levatura, e che sembra aver troppo negligentate le cose d'Italia. Per poca avvertenza di lui, o de' ministri suoi, come s'ha da Evagrio [Evagr., lib. 5, cap. 7.] e da Teofilatto [Theophilactus, lib. 3, cap. 8.] istorici, si ruppe la pace fra i Greci e i Persiani, con insorgere una guerra funestissima, la quale per venti anni durò, e riuscì un seminario di calamità per le provincie poste fra i due avversarii imperii.