WeRead Powered by ReaderPub
Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 281: DCXX
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

Si tratta di una compilazione annalistica che registra anno per anno vicende politiche, militari, amministrative ed ecclesiastiche concernenti l'Italia e le regioni limitrofe, unendo estratti di editti, iscrizioni e cronache antiche a brevi note critiche. Le voci documentano guerre e trattati, nomine pubbliche, eventi urbani, catastrofi naturali e controversie religiose, offrendo un racconto serrato di fonti e avvenimenti destinato a ricostruire la progressione storica e istituzionale nei secoli coperti.

   
Anno di Cristo DCXX. Indizione VIII.
Bonifacio V papa 2.
Eraclio imperadore 11.
Adaloaldo re 6.

L'anno IX dopo il consolato di Eraclio Augusto.

Quando nell'anno precedente sia succeduta l'irruzione fatta dagli Avari contro di Eraclio imperadore e della città di Costantinopoli, si può credere che appartenga a quest'anno la pace conchiusa fra essi, e raccontata da Teofane [Theoph. in Chronogr.]. Ancorchè Eraclio fosse amareggiato non poco per l'iniquità commessa contra di lui dal re barbaro, pure il sistema sì sconcertato de' suoi affari e il desiderio d'uscire, subito che poteva, in campagna contra de' Persiani, gli fecero dissimular tutto, e prendere le vie della piacevolezza, per veder pure d'aver la pace dalla nazione avarica. Tornò dunque a mandar degli ambasciatori a Cacano per trattare d'aggiustamento; e questi gli parlarono con sì buon garbo, che giunsero a stabilire una buona amicizia, e furono confermate le vecchie capitolazioni; alle quali forse perchè Eraclio dianzi non volle consentire, gl'incontrò quella brutta beffa, di cui abbiam favellato. Circa questi tempi un certo Agrestio, già notaio di Teoderico re della Borgogna, e divenuto monaco nel monistero di Luxevils in Borgogna, si partì da quel monistero e venne ad Aquileia. Giona, monaco e scrittore di questi tempi, nella vita di sant'Eustasio [Jonas, in Actis Sanct. Ordin. S. Benedict. Secula. II.] abate racconta ch'egli si affezionò allo scisma del patriarca di Aquileia, pretendendo che il patriarca di Grado, benchè unito di sentimenti colla Chiesa romana e con quasi tutte le chiese del Cristianesimo, non tenesse la dottrina vera della Chiesa perchè condannava i tre capitoli. E sopra questo medesimo argomento scrisse una lettera piena di veleno e di riprensione al santo abate di Bobbio Attala, e gliel inviò per mezzo di Aurelio notaio del re Adaloaldo. Giona seguita a dire di aver egli stesso avuto in mano l'originale d'essa lettera, e di averlo per sua negligenza perduto. Attala se ne fece beffe, nè degnossi di dargli risposta.