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Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 2 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 301: DCXL
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About This Book

Si tratta di una compilazione annalistica che registra anno per anno vicende politiche, militari, amministrative ed ecclesiastiche concernenti l'Italia e le regioni limitrofe, unendo estratti di editti, iscrizioni e cronache antiche a brevi note critiche. Le voci documentano guerre e trattati, nomine pubbliche, eventi urbani, catastrofi naturali e controversie religiose, offrendo un racconto serrato di fonti e avvenimenti destinato a ricostruire la progressione storica e istituzionale nei secoli coperti.

   
Anno di Cristo DCXL. Indizione XIII.
Severino papa 1.
Giovanni IV papa 1.
Eraclio imperadore 31.
Rotari re 5.

L'anno XXIX dopo il consolato di Eraclio Augusto.

Finalmente in quest'anni fu consacrato papa nel dì 28 di maggio Severino di nazione romano. Ci è motivo di dubitare che il clero di Roma, stanco di tanto aspettare l'assenso dell'imperadore, passasse all'ordinazione del medesimo. Tuttavia dicendo Anastasio [Anast. Bibliothec., in Severino.] che l'esarco di Ravenna Isacco si fermò in Roma fin dopo la consecrazione di questo pontefice, non si dee facilmente immaginare che al dispetto di lui e dell'imperadore seguisse l'ordinazione suddetta. Quello che è certo, papa Severino non volle punto accettar l'ectesi, ossia la sposizion della fede, pubblicata da Sergio patriarca di Costantinopoli. Anzi si hanno prove ch'egli la detestò e condannò con pieni voti del clero romano in un concilio. Ma il buon pontefice Severino non campò che due mesi e quattro giorni, e lasciò di vivere nel dì primo d'agosto: papa di gran pietà, di egual zelo, e commendato da tutti per le sue molte limosine. Dopo quasi cinque mesi di sede vacante, in luogo di lui fu consecrato e posto nella cattedra di san Pietro Giovanni quarto, di nazione dalmatino. Terminò ancora in quest'anno il corso di sua vita san Bertolfo abate di Bobbio, la cui vita, scritta da Giona monaco contemporaneo, si legge nel tomo secondo de' Secoli benedettini del padre Mabillone. Ebbe per successore Bobuleno abate, borgognone di nazione. Allora cento quaranta monaci vivevano in quel monistero. Sotto quest'anno riferisce Teofane [Theoph., in Chronogr.] la presa della Persia fatta dai Saraceni, dopo varie sconfitte date a que' popoli. Il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.] pretende che ciò succedesse nell'anno 637; ma Elmacino [Elmacinus, Hist. Sarac., lib. 1, cap. 3, pag. 25.] anche egli parla di queste conquiste all'anno 21 dell'egira, cioè all'anno nostro 641. Impadroniti di quel regno gli Arabi, v'introdussero il maomettismo, che v'è sempre regnato da lì innanzi, e regna tuttavia, ma con sentimenti diversi dal maomettismo dei Turchi, i quali perciò riguardano i Persiani come eretici. Deesi nondimeno avvertire che sì presto non venne tutta la Persia in potere de' Saraceni, perchè il re Jasdedirge, ossia Ormisda, tenne per alcuni anni ancora una parte di quel regno, e mancò di vita solamente nell'anno 651. E in questi tempi ancora Omaro califa d'essi Saraceni fece descrivere tutto il suo dominio, e tante provincie sì rapidamente da lui conquistate. Volle non solamente la lista dei paesi e delle persone, ma il registro ancora di tutte le bestie e di tutti gli alberi sottoposti alla sua signoria.