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Annali d'Italia, vol. 3 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 3 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 14: DCLXXV
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About This Book

A chronological compilation of Italian annals that assembles year-by-year reports, documentary extracts, and comparative notes to recount political, military, and ecclesiastical developments from the early medieval era onward. Entries describe sieges, campaigns, dynastic changes, local incidents, and church affairs while noting conflicting testimonies and suggesting probable sequences. The text alternates narrative summaries with source citations and commentary on reliability, providing a continuous framework of regional shifts, institutional transformations, and notable personages across successive years.

   
Anno di Cristo DCLXXV. Indizione III.
Adeodato papa 4.
Costantino Pogonato imp. 8.
Bertarido re 5.

Circa questi tempi il piissimo re dei Longobardi Bertarido, fabbricò in Pavia un monistero di sacre vergini da quella parte del fiume Ticino [Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 34.], dove egli calato per le mura, ebbe la sorte di fuggir l'ira e il mal pensiero del re Grimoaldo. Può essere che la sua fuga succedesse nel giorno festivo di sant'Agata, oppur nella sua vigilia, come credono gli scrittori pavesi, e però dedicò quel sacro luogo a Dio suo liberatore in onore di quella santa vergine e martire. Esiste tuttavia esso monistero, appellato Nuovo, e Monistero regio, per più secoli, ed oggidì monastero di sant'Agata in Monte, abitato già da monache benedettine, ed ora dalle conventuali di santa Chiara. Nel presente anno ancora tornarono i Saraceni all'assedio di Costantinopoli, ed ostinatamente quivi si fermarono fino al settembre, tuttochè nulla profittassero, anzi riportassero più percosse dalla bravura de' Greci. Forse ancora appartiene a questi tempi la battaglia navale che il buon Vamba re de' Goti in Ispagna fece con un'altra armata navale di dugento e settanta navi di Saraceni, passati ad infestar la Spagna [Lucas Tudensis, in Chron.]. Meritò la sua pietà di riportarne vittoria colla total disfatta e rovina della flotta nemica. Dalla vita di sant'Audoeno vescovo di Roano, scritta da Fridegodo [Fridegodus, in Vita S. Audoen.], noi impariamo quanta fosse la divozione de' popoli anche più lontani al sepolcro dei santi apostoli Pietro e Paolo e degli altri martiri in Roma. Volle il santo vescovo venire in quest'anno alla visita di que' celebri santuarii; nè sì tosto fu risaputo questo suo disegno, che moltissima gente pia concorse a lui, portandogli non pochi pesi d'oro e d'argento, con pregarlo di offerirgli al corpo de' santi Apostoli e Martiri pel riscatto de' loro peccati, e di dispensarne anche ai poveri una parte colle sue proprie mani, affine d'avvalorare le loro preghiere presso Dio. Eseguì puntualmente il piissimo pastore le lor commissioni, giunto che fu a Roma, dove lasciò un gran concetto della sua rara pietà e pia munificenza. Era in questi tempi una gran rendita alle chiese di Roma il concorso de' pellegrini e le loro oblazioni.