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Annali d'Italia, vol. 3 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 3 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 266: DCCCCXXVII
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About This Book

A chronological compilation of Italian annals that assembles year-by-year reports, documentary extracts, and comparative notes to recount political, military, and ecclesiastical developments from the early medieval era onward. Entries describe sieges, campaigns, dynastic changes, local incidents, and church affairs while noting conflicting testimonies and suggesting probable sequences. The text alternates narrative summaries with source citations and commentary on reliability, providing a continuous framework of regional shifts, institutional transformations, and notable personages across successive years.

   
Anno di Cristo DCCCCXXVII. Indiz. XV.
Giovanni X papa 14.
Ugo re d'Italia 2.

Attese in quest'anno l'accorto re Ugo a trattar amicizia e lega con tutti i vicini potentati. Pensò ancora a spedire ambasciatori alla corte imperiale di Costantinopoli, e scelse per tale incumbenza il padre di Liutprando storico [Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 5.], siccome persona di gran credito per l'onoratezza de' suoi costumi e per essere bel parlatore. Andò questi, e fu ben ricevuto da Romano allora imperador de' Greci. Liutprando non fa menzione se non di lui, quasichè il primo fra i greci Augusti non fosse in que' tempi Costantino VIII figliuolo di Leone il Saggio. Nè si sazia d'encomiar esso Romano, come principe dotato di valore non ordinario, e di pietà, liberalità e prudenza, che non avea pari. Portò questo ambasciatore dei gran regali a quella corte. Ma ciò che riuscì più caro all'Augusto Romano, fu che essendo stato assalito nel viaggio esso ambasciatore da alcuni Sclavi, o vogliam dire Schiavoni, ribelli all'imperio greco, gli riuscì di farli prigioni e di presentarli vivi in Costantinopoli all'imperadore, che ne fece gran festa. Non così avvenne per un altro bizzarro regalo portato a lui d'Italia. Consisteva questo in due cani, non so se corsi o mastini, o pur di altra fatta, certo incogniti in quelle parti. Queste bestie, allorchè furono presentate all'imperadore, al vedere quella strana figura, quasi mirassero non un uomo, ma un mostro, a cagion dell'abito de' greci imperadori, che tuttavia comparisce nei bassi rilievi e nelle monete d'allora, troppo straniero agli occhi di genti e bestie avvezze all'Italia, con poca creanza s'avventarono contra di sua maestà imperiale; e se non erano presi colle braccia da molti, faceano un bruttissimo scherzo al dominator de' Greci. Tornò poscia in Italia tutto contento questo ambasciatore al re Ugo; ma stette poco ad ammalarsi, e scorgendo di non poterla scappare, si ritirò in un monistero, secondo l'uso di que' tempi, e preso l'abito monastico, da lì a quindici giorni passò da questa all'altra vita, con lasciare il figliuolo Liutprando in età fanciullesca. Stando in Pavia, confermò il re Ugo [Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.] nel dì 17 di febbraio dell'anno presente i privilegii ai canonici di Parma. Crebbero intanto le calamità de' Cristiani in Calabria per la potenza de' Saraceni. Secondo la relazione di Lupo protospata [Lupus Protospata, tom. 5 Rer. Italic.], assediarono que' Barbari Taranto; e quantunque una valorosa difesa facessero que' cittadini, pure toccò loro in fine di soccombere. Anno 927 (scrive egli così) fuit excidium Tarenti patratum; et peremti sunt omnes viriliter pugnando; reliqui vero deportati sunt in Africam. Id factum est mense augusti in festivitate sanctae Mariae. Romoaldo salernitano [Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7, Rer. Ital.] riferisce all'anno 926 questa disavventura de' Tarentini, e l'attribuisce agli Ungheri, scrivendo che dopo la presa di Siponto fatta dagli Sclavi, non post multum temporis Ungri venerunt in Apuliam: et capta Auria civitate ceperunt Tarentum. Dehinc Campaniam ingressi, non modicam ipsius provinciae partem igni ac direptioni dederunt. Il Protospata è scrittore più antico di Romoaldo.