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Annali d'Italia, vol. 3 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 3 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 69: DCCXXX
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About This Book

A chronological compilation of Italian annals that assembles year-by-year reports, documentary extracts, and comparative notes to recount political, military, and ecclesiastical developments from the early medieval era onward. Entries describe sieges, campaigns, dynastic changes, local incidents, and church affairs while noting conflicting testimonies and suggesting probable sequences. The text alternates narrative summaries with source citations and commentary on reliability, providing a continuous framework of regional shifts, institutional transformations, and notable personages across successive years.

   
Anno di Cristo DCCXXX. Indiz. XIII.
Gregorio II papa 16.
Leone Isauro imper. 14.
Costantino Copronimo Augusto 11.
Liutprando re 19.

Per attestato di Anastasio [Anastas., in Gregor. II.], fecesi in quest'anno una sollevazione d'alcuni popoli nel ducato romano. Un certo Tiberio, per soprannome Petasio, gl'indusse a ribellarsi contra dell'imperadore, e specialmente fu a lui, come a signore, giurata fedeltà da quei di Maturano, oggidì creduto Barberano, dal popolo di Luni, e da quel di Blera o Bleda. Credo scorretta la parola Lunenses, perchè Luni città marittima, situata al fiume Magra, era sotto i Longobardi e troppo lontana, nè potè ribellarsi contro chi non ne era padrone. Anastasio parla di popoli posti in quella provincia romana, che oggidì si chiama il patrimonio. Vicino a Barberano e Bleda si vede Viano; forse volle parlar lo storico di quella terra. Trovavasi allora l'esarco Eutichio in Roma, e turbossi forte a questo avviso; ma il buon papa Gregorio fece a lui coraggio, ed animò l'esercito romano, seco mandando ancora alcuni dei principali ministri di sua corte. Andarono i Romani, presero il capo ribello Petasio, la cui testa fu inviata a Costantinopoli; e con tutto ciò non poterono essi Romani ottenere l'intera grazia dell'imperador Leone. Questi sempre più andava peggiorando nell'odio contro le sacre immagini, e perciocchè un forte ostacolo all'esecuzion dei suoi perversi voleri era il santo patriarca Germano, in quest'anno appunto il costrinse a ritirarsi nella casa paterna, e a lui sostituì nel patriarcato un indegno suo discepolo, nomato Anastasio. L'ambizione di costui per ottenere quell'insigne dignità il trasportò ad abbracciare e secondare gl'iniqui sentimenti dell'imperadore. Significò egli ben tosto l'esaltazione sua al romano pontefice; ma trovandolo esso papa macchiato degli errori iconoclastici, nol volle riconoscere per vescovo, e gl'intimò la scomunica se non si ravvedeva dei suoi falli. Colla scorta di questo malvagio patriarca l'imperadore più che mai si diede a far eseguire i suoi sregolati editti, e a perseguitar chi non voleva ubbidire, con dar anche la morte a non pochi che contrastavano a' suoi ingiusti voleri. Credesi inoltre dal padre Pagi che per vendicarsi del santo papa Gregorio, egli facesse staccare dal patriarcato romano tutti i vescovati dell'Illirico, della Calabria e Sicilia, che dianzi immediatamente dipendevano dal papa, aggregandoli al patriarcato di Costantinopoli. Ciò apparisce da una lettera [Adriani I Papae Epistol. in fine Concil. Nic. II.] di papa Adriano I a Carlo Magno. E può dirsi che di qui traesse principio la funesta division della Chiesa greca dalla latina: divisione in vari tempi interrotta e non mai estinta, anzi rinforzata poi maggiormente da Fozio e da altri ambiziosi o maligni patriarchi, e che dura tuttavia. Nondimeno è incerto se questa smembrazione accadesse sotto questo papa, oppur sotto il suo successore Gregorio III, come io credo piuttosto. Veggasi all'anno 733.