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Annali d'Italia, vol. 3 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 3 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 90: DCCLI
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About This Book

A chronological compilation of Italian annals that assembles year-by-year reports, documentary extracts, and comparative notes to recount political, military, and ecclesiastical developments from the early medieval era onward. Entries describe sieges, campaigns, dynastic changes, local incidents, and church affairs while noting conflicting testimonies and suggesting probable sequences. The text alternates narrative summaries with source citations and commentary on reliability, providing a continuous framework of regional shifts, institutional transformations, and notable personages across successive years.

   
Anno di Cristo DCCLI. Indizione IV.
Zacheria papa 11.
Costantino Copronimo imperadore 32 e 11.
Astolfo re 3.

Era nato nel precedente anno a Costantino Copronimo un figliuolo, a cui fu posto in nome di Leone. Nel presente correndo il sacro giorno della Pentecoste, egli il dichiarò Augusto e collega nell'imperio, con farlo coronare fa Anastasio falso patriarca di Costantinopoli. Di ciò fan fede Teofane [Theoph., in Chronogr.], Niceforo [Niceph., in Chron.] e Cedreno [Cedrenus, in Historia.]. Per la cessione di Carlomanno poco fa riferita era Pippino suo fratello salito in maggior potenza. Contra di lui si ribellò bensì Griffone altro suo fratello, uomo di torbido ingegno; ma Pippino coll'armi lo aveva represso, ed insieme gastigati i Sassoni e i Bavaresi, rei di aver presa la protezione di lui. In somma, siccome maggiordomo della corte franzese, egli era il direttore e braccio unico di quella vasta monarchia. Da gran tempo ancora i re della Francia, ossia perché erano inetti al governo, oppure perché la forza de' maggiordomi avesse introdotti varii abusi, più non regnavano, benchè portassero il nome di re. Il maggiordomo aveva in suo pugno le rendite del regno, l'armi, le fortezze, e se al re s'indirizzavano le ambascerie, non rispondeva se non quello che piaceva al ministro. E tale era in que' tempi Chilperico re della Francia. Però Pippino cominciò a pensare, come essendo egli stesso nella sostanza re, potesse divenir tale eziandio col titolo. A questo fine nell'anno presente egli spedì suoi ambasciatori a Roma, per intendere sopra di ciò i sentimenti del papa, trattandosi di assolvere dal giuramento di fedeltà i popoli, e di deporre dal trono chi vi avea sopra un antico giusto diritto. Ciò che ne seguisse, lo vedremo nell'anno appresso.