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Annali d'Italia, vol. 4 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 4 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 111: MCIII
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About This Book

A chronological compilation of medieval Italian events, presenting year-by-year annals that record political, ecclesiastical, and military developments across Italy and neighboring realms. Entries summarize papal successions, imperial interventions, councils, local rulings, noble lineages, sieges, diplomatic missions, and legal documents, often citing regional chronicles and charters. The volume focuses on interactions among popes, German emperors, Lombard and southern princes, and Byzantine and Saracen forces, illustrating shifting authority and conflicts within Italian territories. It combines narrative notices with documentary excerpts and chronicle-derived notices to trace changes in governance, church-state relations, and territorial control during the late first millennium.

   
Anno di Cristo MCIII. Indizione XI.
Pasquale II papa 5.
Arrigo IV re 48, imper. 20.

Avea celebrato Arrigo IV Augusto la festa del santo Natale in Magonza [Abbas Urspergens., in Chron. Otto Frisingens., Hist., lib. 7, cap. 8.], e pubblicamente fatto sapere ai principi e al popolo ch'egli avea intenzione di lasciare il governo del regno ad Arrigo V re suo figliuolo, e di voler in persona andare al santo Sepolcro. Questa voce gli guadagnò l'affetto universale de' Tedeschi sì ecclesiastici che laici, e moltissimi si disposero ad accompagnarlo in quel viaggio. Ma il tempo fece vedere ch'egli non dovea aver parlato di cuore, perchè nulla effettuò di quanto avea promesso. Certo è che all'anno presente si dee riferire uno strepitoso avvenimento della città di Milano, diffusamente narrato da Landolfo iuniore [Landulfus S. Paulo, Hist. Mediolan., cap. 9 et seq. tom. 5 Rer. Ital.], storico di quella città e di questi tempi. Era già stato creato arcivescovo Crisolao ossia Grossolano. Il soprammentovato prete Liprando continuò a sostenere ch'egli simoniacamente era entrato in quella chiesa, e si esibì di provarlo col giudizio del fuoco, che quantunque non mai approvato dalla Chiesa, pure in questi secoli sconcertati non mancava di fautori. Fece istanza Grossolano che Liprando desse le pruove di tale accusa; ma non apparisce che il prete ne producesse alcuna: il che fa conoscere l'irregolarità del suo procedere. Venne egli in fine alla pruova dal fuoco; ed alzata nella piazza di santo Ambrosio una gran catasta di legna, lunga dieci braccia, ed alta e larga quattro braccia più dell'ordinaria statura degli uomini, allorchè essa fu ben accesa, Liprando vi passò per mezzo, e ne uscì salvo, senza che nulla si bruciasse neppur delle vesti sacerdotali ch'egli portò in quella congiuntura, con acclamazione di tutti gli spettatori. Veggendosi Grossolano come vinto, giudicò bene di ritirarsi e di andarsene a Roma, dove fu graziosamente accolto da papa Pasquale. La risoluzion di Liprando era già stata disapprovata da alcuni vescovi suffraganei di Grossolano, che si trovavano allora in Milano; molto più dispiacque alla saggia corte di Roma, che sempre riprovò i giudizii di Dio non canonici, siccome invenzioni umane da tentar Dio. E perciocchè si trovò che essendo restato il prete Liprando leso in una mano e in un piede nella pruova suddetta, benchè si attribuisse ciò ad altre cagioni, pure fu messa in dubbio nella stessa città di Milano la pruova da lui fatta, e ne succedette del tumulto colla morte di molti. Trovossi nel dì 19 di novembre la contessa Matilda in palatio florentino [Mabill., Annal. Benedictin. ad hunc ann.], dove concedette un privilegio ai monaci di Vallombrosa. Circa questi tempi Adelaide vedova di Ruggieri conte di Sicilia, e tutrice di Simone suo figliuolo, veggendo sprezzato da' Siciliani il suo governo [Orderic. Vitalis, Hist. Eccles., lib. 13.], pensò a fortificarlo col chiamare colà dalla Borgogna Roberto, principe non men valoroso che prudente, a cui diede in moglie una sua figliuola. Il dichiarò poscia tutore del figliuolo e governatore dell'isola: il che servì a tenere in briglia le teste calde di quelle contrade.