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Annali d'Italia, vol. 8 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 cover

Annali d'Italia, vol. 8 / dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Chapter 56: MDCCCIII
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About This Book

Il volume prosegue la cronologia di Muratori a partire dal 1750, esaminando gli avvenimenti politici, ecclesiastici e sociali successivi al trattato di Aquisgrana e al congresso di Nizza. Combina un attento uso di documenti e giudizio critico per stabilire la cronologia, districare distorsioni di parte e valutare con imparzialità personaggi e istituzioni. La narrazione registra cerimonie pontificie e la vita pubblica, segnala le difficoltà nel rappresentare eventi recenti fra partiti attivi e passioni, e riflette sui metodi storiografici necessari per trattare l'abbondante documentazione moderna. Episodi di sconvolgimento, riforma e declino vengono inquadrati nei temi della virtù, del vizio e delle alterne sorti degli stati italiani.

   
Anno di Cristo MDCCCIII. Indizione VI.
Pio VII papa 4.
Francesco II imperadore 12.

Continuossi a vivere qualche tempo in Italia, eccettuata la parte veneta, dal Piemonte fino a Napoli con due governi, l'uno di nome, l'altro di fatto. In Piemonte piuttosto Menou che Buonaparte regnava, in Parma piuttosto Buonaparte che Saint-Mery, a Genova piuttosto il consolo che il senato, in Roma piuttosto il consolo che il papa, in Toscana piuttosto Murat che Lodovico, in Napoli piuttosto Napoleone che Ferdinando. Rotte e superbe erano spesso le intimazioni a tutti questi italiani governi. Solo Menou faceva quel che voleva, e dominava a suo arbitrio. Il consolo gli comportava ogni cosa, e solo che l'Egiziano gli toccasse ch'erano democrati coloro che si querelavano, tosto l'approvava ed il lodava. Pagava il Piemonte le tremende ambagi d'Egitto. Gli altri obbedivano, chi per paura, chi per le ambizioni.

A questo tempo (27 maggio) morì di febbre acuta il re Lodovico d'Etruria. Per la sua morte fu devoluto il trono nell'infante di Spagna Carlo Lodovico, del quale, per essere minore d'età, fu commessa la reggenza alla vedova regina, Maria Luisa.

Ma qual regno fosse devoluto all'infante bene dimostrarono i comandamenti pubblicati nel tempo della sua assunzione da Murat in Livorno, dando questa città, come dichiarata d'assedio, nel governo dei suoi soldati. Mandava inoltre il generale buonapartico truppe a Piombino ed in tutto il litorale toscano per impedire ogni pratica cogl'Inglesi, arrestava gl'Inglesi, prendeva le loro navi sorte nel porto, e molestava, co' suoi corsari che uscivano da Livorno, i traffici inglesi. Queste cose faceva, perchè, dopo breve pace, era sorta nuova guerra con la Gran Bretagna.

Prendeva, in mezzo a queste insolenze forastiere, nel mese di agosto (il dì 29), possessione del regno Carlo Lodovico, sotto tutela della regina madre. Giurarono fedeltà il senato fiorentino, i magistrati, i deputati delle principali città. Furonvi corse di cocchi, emblemi, luminarie, fuochi artificiali e le solite poesie elogistiche.