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Apologia della vita politica di F.-D. Guerrazzi

Chapter 16: XIV. Concetto dei Repubblicani.
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About This Book

An autobiographical defense by a politician who recounts his conduct during the popular upheavals of 1848–49, explaining efforts to reconcile democratic forces with representative authority and to promote national unity. He narrates administrative decisions taken to preserve order, the restoration of the old government, subsequent arrest and a long criminal prosecution charging treason, and the difficulties of mounting a defense without access to ministerial archives. The text juxtaposes personal memory, legal argument, and documentary material gathered from the accusation to rebut official claims and to appeal for an impartial higher tribunal.

XIV.
Concetto dei Repubblicani.

L'Accusa lo sa, — quando allega la petizione del Circolo fiorentino del 21 gennaio 1849, che domanda i Deputati Toscani sieno presenti a Roma il 5 febbraio per la Costituente italiana: lo sa, — quando riporta la lettera, che afferma emanata dal Presidente del Circolo fiorentino: lo sa, — quando allega il Decreto deliberato nell'8 febbraio sotto le Logge dell'Orgagna, che proclamava la decadenza del Principe: lo sa, — quando narra che il Niccolini in nome del Popolo gridava nella sala del Consiglio Generale decaduto il Granduca dal trono, e sciolte le Camere: lo sa, — quando accenna alla stampa quotidiana, di cui insistente, perpetuo, fu grido fino dal 9 febbraio 1849:

(Alba dal Nº 453 al Nº 456, e dal 463 al 470; — 15 febbraio — 4 marzo 1849.)

«Unione con Roma! Unione con Roma!

«Domani forse sarebbe troppo tardi. Una nota diplomatica potrebbe barricarci il cammino, distruggere con un tratto di penna i nostri voti, i voti di Roma, e le comuni speranze.

«Unione con Roma! Unione con Roma!

«Domani forse lo annunzio della invasione nemica potrebbe chiamarci tutti alla frontiera, potrebbe impedirci di convocare la nostra Costituente, e così obbligarci a rimettere la Unione ad epoca indefinita.

«Un Governo solo di Roma e Toscana; uno scopo solo a quel Governo: la guerra; — una patria sola ai governanti e ai governati: l'Italia.»

Dal Nº 473 al Nº 500 (7 marzo — 3 aprile 1849) diventò più acre.

«Fino a tanto che la Toscana non sia unita in uno Stato solo con Roma; fino a tanto, che il Popolo non sappia su quale principio si fonda il Governo voluto da lui, ed a quel Popolo non si dieno armi, non s'ispiri fiducia; fino a che si lasci sbollire lo entusiasmo, nascondersi infruttuoso il danaro, e gli elementi di esso; insomma fino a tanto che si edifichi sul passato, senza prevedere l'avvenire, — la rivoluzione di Toscana sarà un'amara ironia.»

E ciò in quanto a concetto; in quanto a persone, il Partito piuttosto demagogico che repubblicano, nel timore di non avermi favorevole, nè di potermi dominare con la forza, già da gran tempo s'industriava a scalzarmi sotto, me affermando incapace a rappresentare il vero governo democratico, e a tenermi come un mezzo, come un gradino, e niente più.[166] Qui si accennava chiaramente ad una rivoluzione, e si predicava volerla fare in onta mia. Perchè non proteggevano i Magistrati, non dirò me o il Ministero, ma lo Stato? E sì che in simili faccende «il Governo ricava forza dalla Magistratura, non gliene partecipa!» Nè il Ministro poteva assumere, senza ingiuria della giustizia, le parti di offeso, di accusatore e di giudice.

E il Giornale La Costituente non era qui in Firenze fondato a posta perchè la Toscana con Roma in reggimento repubblicano si congiungesse? E gli alberi della libertà piantati per tutta Toscana, invito il Governo, che cosa volevano dire? E le petizioni dei Circoli, e le deliberazioni dei Municipii, dal febbraio fino allo aprile, che cosa domandavano esse? Non furono compilati perfino processi pei petizionarii della proclamazione della Repubblica, e della Unione immediata con Roma? — A questo modo predicavano cittadini, e stranieri, e Municipii, e Circoli, su per le piazze, e pei convegni. Chi meno era repubblicano più si fingeva; e il nastro rosso crebbe di prezzo due cotanti il braccio pel gran consumo che ne facevano: chi poi fossero quelli che più lo adoperavano, io non lo voglio dire.[167] Dov'erano allora gli sviscerati pel Principe, e pel Principato? — Quali voci d'improbazione si udirono? — Una sola! — e questa voce fu la mia.[168]