NOTE:
1. Tre scritti conosco in cui di proposito si parla del petrarchismo, tutti e tre assai insufficienti, e sono: I petrarchisti, di Luigi Carrer, inserito nel vol. II delle Prose, ediz. di Firenze, 1855, pp. 500-5; I petrarchisti, di Luigi La Vista, in Memorie e scritti, Firenze, 1863, pp. 359-63; Del petrarchismo e de’ principali petrarchisti veneti, di Giovanni Crespan, nella raccolta Petrarca a Venezia, Venezia, 1874, pp. 187-252.
2. Lezioni di letteratura italiana, nona edizione, Napoli, 1883, vol. II, p. 99.
3. Geschichte der italienischen Literatur, Lipsia, 1844-7, parte II, p. 624.
4. Opere, ediz. di Venezia, 1740, t. II, p. 269.
5. Il Castellano, Opere, ediz. di Verona, 1729, t. II, p. 232.
6. A. Baschet, Documenti inediti su Pietro Aretino, in Archivio storico italiano, serie III, t. III, parte 2ª, p. 116.
7. Cap. 22.
8. Atto I, sc. 22.
9. Ragionamenti, parte I, giornata III, Cosmopoli, 1660, p. 120.
10. Antonio Magliabechi scrive in una sua lettera al canonico Lorenzo Panciatichi: «Il Petrarchino non può essere mai più bello, essendo infino di carta scelta, giacchè, se ne tasterà una pagina, sentirà quanto sia più grossa dell’altra ordinaria. Il sommacco è di quello grosso da durar cento anni, e credo, che sia legatura forestiera».
11. Il Furbo, Venezia, 1584, atto II, sc. 1.
12. Ediz. di Venezia, 1587, disc. CXVI, pp. 700-1.
13. Novelle, parte II, nov. 46.
14. Il Cortegiano, ediz. di Firenze, 1854, l. I, XIX.
15. Aretino, Ragionamenti, parte II, giornata I, p. 215.
16. Capitolo Del Letto.
17. Atto II, sc. 11.
18. Avvertimenti della lingua sopra ’l Decamerone, l. II, c. 12.
19. Apologia in difesa della Gerusalemme liberata, Opere, Pisa, 1820 sgg., vol. X, pp. 61-2.
20. Descrizione del suo viaggio al Parnaso.
21. Una grande bugia diceva il buon Lodovico, quando diceva:
là veggo Pietro
Bembo, che ’l puro e dolce idioma nostro,
Levato fuor del volgare uso tetro
Quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro.
(Orl. Fur., c. XLVI, st. 15). Ma egli ne disse tant’altre in quel suo poema.
22. Atto II, sc. 6.
23. Ragionamento sopra la poesia giocosa, Venezia, 1634, p. 8.
24. Dialogo d’amore, in Dialoghi, Venezia, 1562, p. 38.
25. Lettere di molte ingegnose donne, Venezia, 1549, f. 49. Se queste lettere sieno autentiche, o meno, a noi non importa indagare, bastando che sieno del Cinquecento, e faccian fede delle idee e dei costumi del tempo.
26. Le tagliature, o sparati, che si moltiplicavano fuor di misura sugli abiti degli azzimati moscardini.
27. Vedi, per un esempio, Il libro della bella donna di Federico Luigini, Venezia, 1554.
28. La Zucca, ediz. di Venezia, 1589, f. 192 v.
29. Vedi più oltre lo studio: Una cortigiana tra mille.
30. Atto II, sc. 2. Cfr. Ragionamenti, parte I, giorn. III, p. 141.
31. Parte I, giornata II, p. 106.
32. Ragionamento fra il Zoppino fatto frate e Lodovico puttaniere, p. 442.
33. Lettere di cortigiane del secolo XVI, Firenze, 1884.
34. Facetie, motti et burle di diversi signori et persone private, edizione di Venezia, 1599, p. 332.
35. Le lettere facete di messer Andrea Calmo, riprodotte da Vittorio Rossi, Torino, 1888, l. IV, lett. 22, pp. 301-2.
36. Per esempio, in una lettera ad un’altra cortigiana, una certa signora Frondosa, ricordate molte maniere di giuochi con cui solevano spassarsi le allegre brigate, soggiunge: «e torna tutti a sentar digando le pi stupende panzane, stampie e imaginative del mondo, de comar coca, de fraibolan, de osel bel verde, de statua de legno, del bossolo da le fade, di porceleti, de l’aseno che andete remito, del sorze che andete in pellegrinazo, del lovo che se fese miedego, e tante fanfalughe che no bisogna dir. Quei che ha pi sal in zuca recita la istoria de Ottinelo e Giulia, e quella de Maria per Ravena, el contrasto de la Quaresema e de Carneval, Guiscardo e Ghismonda, de Piramo e Tisbe, l’è fatto el beco a l’oca, e de ponzè el matto cugnà». Ediz. cit., l. IV; lett. 42, pp. 346-7. Vedi ivi stesso, pp. 349-50, le note del Rossi.
37. Vedi Rossi, Le lettere del Calmo, Appendice IV.
38. Ecatommiti, nov. 6 dell’Introduzione.
39. Capitolo A M. Anselmi.
40. Bandello, Novelle, parte I, nov. 41, dedica.
41. Groto, Lettere famigliari, Venezia, 1606, f. 110 v.: lettera al P. Pietromartire Locatelli.
42. Ediz. di Venezia, 1543, f. XI v.: la prima ediz. è del 1539.
43. Domenichi, Ragionamento nel quale si parla d’imprese, d’armi e d’amori, in seguito al Dialogo delle imprese del Giovio, Venezia, 1557, p. 99.
44. Opuscoli, Firenze, 1640-2, vol. I, p. 401.
45. Scipione Bargagli, I trattenimenti, Venezia, 1587, parte I, p. 25.
46. Il Cortegiano, l. I, XLVII.
47. Vedi su questo argomento della musica nel sec. XVI Burckhardt, Die Cultur der Renaissance in Italien, terza ediz., Lipsia, 1877-8, vol. II, pp. 131 segg., e una bella memoria di Pietro Canal, Della musica in Mantova, in Memorie del Reale Istituto Veneto, t. XXI, parte III, pp. 655-774. L’importantissimo tema è, del resto, quasi vergine ancora.
48. Novelle, parte I, nov. 26.
49. V. Trucchi, Poesie inedite di dugento autori, Prato, 1846, vol. II, pp. 141-42; Fantoni, Storia universale del canto, Milano, 1873, vol. II, p. 98.
50. Maccheronea XX.
51. Doveva essere allora assai vecchio, se è vero ch’ei nacque verso il mezzo del secolo XV. L’Aretino fa dir di lui all’Istrione: «Farei fare madrigali in sua laude (intendi dell’innamorata) e dal Tromboncino componervi suso i canti».
52. Attavanta, ediz. di Firenze, 1857, p. 59.
53. Orazioni, Venezia, 1589, oraz. VIII.
54. Lettera a Bartolomeo della Valle, Opere, Venezia, 1729, t. III, p. 207, col. 2.
55. Sommario in difesa della casa del Petrarca, Opere, ed. cit., t. V, p. 558. Si tratta anche qui della casa di Padova.
56. Terza impressione, Venezia, 1553, l. I, f. 19 r.
57. Lib. II, f. 42 v.
58. De institutione foeminae Christianae, Opera, Basilea, 1555, t. II, p. 659.
59. È curiosa, e merita d’essere riferita, la lista dei libri di cui il Vives sconsiglia o proibisce la lettura. Ecco le sue stesse parole tradotte di latino in italiano (pp. 657-8): «Libri pestiferi sono in Ispagna i romanzi di Amadigi, di Splandiano, di Florisando, di Tirante il Bianco, di Tristano; alle quali scempiaggini non è misura nè fine, e tutti i giorni ne vengono fuori di nuove: aggiungasi Celestina mezzana, madre delle nequizie, ricettacolo degli amori. In Francia ci abbiamo Lancilotto del Lago, Paris e Vienna, Ponto e Sidonia, Pietro di Provenza e la bella Maghelona, Melusina, donna inesorabile: nel Belgio, Florio e Biancofiore, Leonella e Canamoro, Curias e Floretta, Piramo e Tisbe. Alcuni son tradotti di latino in volgare, come le infacete Facezie del Poggio, Eurialo e Lucrezia, il Cento novelle (Centum fabulae) del Boccaccio (!); i quali libri tutti furono scritti da uomini oziosi, scioperati, dediti ai vizii e all’immondizia, nè arrecherebbero diletto di sorta se non blandissero i nostri mali istinti». Questi libri erano del resto sparsi per tutta Europa e notissimi anche in Italia. La famosa tragicommedia di Celestina vi fu tradotta e molte volte stampata. Pare che il povero Vives credesse il Decamerone tradotto dal latino.
60. Novelle, parte I, nov. 36, dedica.
61. La secchia rapita, canto V, st. 26.
62. Ibid., canto VIII, st. 32-3.
63. Parte II, Della stampa, ed. Fanfani, Firenze, 1863, vol. I, p. 226.
64. Per quanto spetta a quest’ultimo scrittore, vedi O. Bacci, Le «Considerazioni sopra le Rime del Petrarca di Alessandro Tassoni», Firenze, 1887.
65. Ediz. di Venezia, 1550, f. 19 v., 20 r.
66. Lettere facete raccolte dall’Atanagi, Venezia, 1601, l. I, p. 232.
67. Le lettere, ediz. cit., l. I, lett. 19, p. 46.
68. Capitolo già citato e attribuito al Doni, al Sansovino, all’Anguillara.
69. Lettera a monsignor Leone Orsino, Le pístole vulgari, Venezia, 1532, f. 21 v.
70. Altra lettera a monsignor Leone Orsino, ibid., f. 154 v.
71. Lettera a re Francesco I, ibid., f. 48 r.
72. Risposta della Lucerna, ibid., f. 193 v.
73. Lettera a Gian Giacomo Lionardi, ibid., f. 61 v.
74. Ediz. di Venezia, 1543, f. XII r.
75. Dialoghi, ediz. di Venezia, 1541, dial. VIII. Questo Sannio vuol essere lo stesso Franco, secondo si rileva da una lettera dell’Aretino a Lodovico Dolce.
76. Opere, ediz. cit., vol. I, pp. 223-4.
77. Le pístole vulgari, f. 195 r.
78. In altro di quei sonetti è introdotto Priapo che scaccia i petrarchisti vituperosamente.
79. Lettera citata a Gian Giacomo Lionardi, f. 61 v.
80. Risposta della Lucerna, f. 193 v.
81. La piazza universale di tutte le professioni del mondo, ediz. cit., pp. 933-4.
82. Lettera a Giovanni Pollastra, Lettere, vol. I, f. 141 v.
83. La dipintura di sè stesso, a don Lorenzo Venturi.
84. Lettere, t. V, f. 147 r.
85. Ediz. cit., l. I, XXXVII.
86. Lettere famigliari, Padova, 1739, vol. II, p. 268.
87. Lettere famigliari, ediz. cit., f. 3 r.
88. Lettere, t. V, f. 147 r.
89. Lettere, t. I, f. 123 r.
90. Lettere di diversi eccellentissimi uomini, raccolte da Lodovico Dolce, Venezia, 1559, l. I, p. 45.
91. Nella satira A Giulio Doffi. Ecco le sue parole:
Non credo che si trovi canta in banco,
Che non sappia compor qualche cosetta,
Che volesse il Petrarca al lato manco:
E ch’a ciascun non chieda la berretta,
E che non vada gonfio e dritto in schiena;
Ma il pan è poi quel che gli dà la stretta.
Più tardi ad Alessandro Allegri toccava ancora dire di certi poetastri:
Crede la brigataccia ch’un sonetto,
O dal Casa travolto, o dal Petrarca
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Faccia l’uom reverendo e ammirando.
92. L’Orlandino, cap. VI, st. 1.
93. Anche il Franco nella Risposta della Lucerna: «Veggo i lauri di Parnaso, le querce di Dodona, le palme d’Iduna, i bussi di Citoro, le canne di Menalo, Federe d’Ippocrene, i mirti d’Aganippe».
94. Lettere, t. I, f. 123 r.
95. Lettere, t. I, f. 248 r.
96. Lettere, t. II, f. 77 v., 140, r. t. V, f. 131 r., 161 r.
97. Questo capitolo fu pubblicato dietro il Dialogo della infelicità dei letterati di Pierio Valeriano, Milano, 1829.
98. Le satire alla berniesca, Torino, 1549. Dello stile berniesco.
99. Discorso intorno al comporre delle comedie e delle tragedie, edizione di Milano, 1864, p. 31. Luigi Tansillo, che lodò la galera, l’aglio, la gelosia, solo per celia dice in uno dei capitoli dove la galera appunto è celebrata:
Non è il mio de’ capricci e de le vene
Che corron sì per Roma oggi e tra preti,
Di che, più che del mar nausea mi viene.
Vorrei che i buon’ scrittori e i buon’ poeti
Dicesson ben del bene e mal del male,
Come appartiene agli uomini discreti.
Chi celebra il pestel, chi l’orinale,
Ed a suggetto spendono gl’inchiostri,
Che a l’onor poco, a l’utile men vale.
Capitoli giocosi e satirici di Luigi Tansillo editi ed inediti, Napoli, 1870, p. 58.
100. Lettere, t. I, f. 21 v.
101. Le pístole vulgari, f. 239 r.
102. Lettere famigliari, f. 3 v.
103. Discorso intorno al comporre dei romanzi, ediz. di Milano, 1864, p. 89.
104. Scelta di curiosità letterarie, disp. CLXXXIV, Bologna, 1881, pp. 31-2.
105. Le pístole vulgari, f. 191 r.
106. Satira A M. Alessandro Campesano.
107. Vedi una lettera del Bembo a lui, Opere, t. III, p. 247, col. 2.
108. Ediz. cit., vol. II, p. 37. Cfr. Domenichi, Facetie, motti, ecc., p. 312.
109. L’argute e facete lettere, di novo ristampate, Pavia, 1567, f. 34 v.
110. Notisi che quell’ultimo terzetto deve leggersi così, e non come si ha guasto nelle edizioni castrate. Vedi Rime, poesie latine, eco., di F. Berni, ordinate e annotate da A. Virgili, Firenze, 1885, p. 138.
111. Sette libri de Cataloghi, ecc., Venezia, 1552, l. VI, p. 479.
112. Libretto stampato nel 1545 e rarissimo. Vedi Luzio-Renier, Contributo alla storia del malfrancese ne’ costumi e nella letteratura italiana del sec. XVI, nel Giornale storico della letteratura italiana, vol. V, p. 425.
113. È un zibaldonaccio manoscritto di 317 fogli numerati, e più altri non numerati, che si conserva nella Casanatense in Roma. Ne diede notizia Guido Suster nella Domenica Letteraria del 16 marzo 1884 (anno III, nº 11). L’autore ci avverte egli stesso che cominciò a scrivere il suo libro ai 20 di gennajo del 1589 e lo condusse a compimento gli 8 di giugno di quell’anno medesimo.
114. L’autore è Giammaria Cecchi. Fu stampata nel 1582. Il sonetto è del Berni.
115. Le lettere, ediz. cit., l. III, lett. 2, p. 163.
116. I sonetti del Pistoia giusta l’apografo Trivulziano, a cura di Rodolfo Renier, Torino, 1888, son. 3, p. 3.
117. Discorso intorno al comporre dei romanzi, ediz. cit., p. 89.
118. Vedi Cian, Un decennio della vita di M. Pietro Bembo, Torino, 1885, pp. 46, 158.
119. Storia della letteratura italiana, 3ª edizione, Napoli, 1879, vol. II, p. 127.
120. Lezioni di letteratura italiana, 9ª edizione, Napoli, 1883, vol. II, p. 176.
121. Francesco Berni, Firenze, 1881.
122. Saggio di uno studio su Pietro Aretino, Roma, 1882. Nell’Avvertenza l’autore promette un più largo lavoro, che, sino ad ora, non è comparso.
123. Lettere, ediz. di Parigi, 1609, vol. I, ff. 76, 82 sg., 85, 99, 162, ecc.
124. Op. cit., pp. 240-2, 259-60.
125. La vita di Pietro Aretino, Padova, 1741, pp. 1 sgg.
126. Dell’istoria della volgar poesia, Venezia, 1730, vol. IV, p. 44.
127. La famiglia di Pietro Aretino, in Giornale storico della letteratura italiana, vol. IV, pp. 361-88.
128. Lettere, vol. IV, ff. 269-72.
129. Atto I, sc. 4.
130. Baschet, Documenti inediti su Pietro Aretino, in Archivio storico italiano, serie III, t. III, parte 2ª.
131. Vedi Campori, Pietro Aretino ed Ercole II duca di Ferrara, in Atti e memorie delle rr. deput. di storia patria per le prov. mod. e parm., vol. V, Modena, 1870, pp. 29-37.
132. Vedi la Vita del Doni scritta dal Bongi, e preposta ai Marmi di esso Doni ripubblicati dal Fanfani, Firenze, 1863, vol. I, p. LVI.
133. Epistolarum seu sermonum libri VI, Parigi, 1585, p. 305.
134. Oreste Gamurrini, Pietro Aretino e i suoi tempi, estratto dal giornale Il Fanfani, anno I, Firenze, 1882, pp. 12-3; Sinigaglia, Op. cit., p. 338.
135. Le satire alla berniesca, Torino, 1549. Capitolo Della Corte.
136. Rime, Perugia, 1770, p. 295.
137. Rime di Francesco Coppetta ed altri poeti perugini, scelte da G. Vincioli, t. I, Perugia, 1720, p. 284.
138. La Piazza universale di tutte le professioni del mondo, Venezia, 1587, Discorso LXII, p. 530.
139. Dialoghi, Venezia, 1562, p. 274.
140. Stanze, 10.
141. Sansovino, Sette libri di satire, Venezia, 1560, f. 188 v.
142. Ha molta somiglianza con questa dell’Alamanni una satira di Mathurin Regnier sullo stesso argomento. Non ho bisogno di avvertire che biasimi delle corti e invettive contro le corti si trovano, sebbene non in tanta copia come nell’italiana, anche in altre letterature.
143. Satira Al fratello Galasso.
144. Atto II, sc. 6.
145. Rime edite ed inedite per cura di A. Cappelli e S. Ferrari, Livorno, 1884, p. 80. Veggasi inoltre sopra il tinello: Bandello, Novelle, parte II, nov. 51; Domenichi, Facetie, ediz. di Venezia, 1599, pp. 222-3; Francesco Priscianese, Del governo della corte d’un signore in Roma, Roma, 1543; ristampa fatta in Città di Castello, 1883, pp. 22, 26-7; Cesare Evitascandolo, Dialogo del maestro di casa, Roma, 1598, pp. 161 sgg. Le miserie del tinello diedero argomento alla Tinelaria dello spagnuolo Torres Naharro, che fu in Roma ai tempi di Leone X. A voler fare on elenco di tutti coloro che nel secolo XVI scrissero in biasimo delle corti troppe pagine si potrebbero riempiere.