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Capelli biondi

Chapter 42: INDICE
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About This Book

Un narratore riflette sull'arte che unisce bello e vero e presenta una serie di episodi ambientati in salotti borghesi dove un gruppo di amici si ritrova in feste e conversazioni. Attraverso dialoghi vivaci e satirici emergono temi di vanità, moda e affettazione sociale, mentre le dinamiche personali rivelano gelosie, ipocrisie e piccoli comici drammi quotidiani. La prosa alterna osservazioni caustiche, memoria e psicologia minuta per mettere a nudo contraddizioni tra apparenza e sincerità; la narrazione procede per scene quasi teatrali, puntando più sulla descrizione degli atteggiamenti e dei costumi che su una trama lineare.

XXXIX. Capelli biondi.

Corrado viaggia; valica fiumi e monti, fugge inseguito da rimorsi senza nome — poi ad uno ad uno i fantasmi neri si stancano e lo abbandonano per via, finchè solo le immagini della sciagura rimangono a contemplarlo con occhio di pietà, mentre egli attraversa pensoso le ultime borgate che lo separano da V***.

E un bel giorno, nell’ora del tramonto, laggiù nella valle della Varaita, dinanzi alla Narcisa che piange, a Gianni che ride e guarda con occhi spalancati, egli se lo piglia nelle braccia, il bambinello, e gli scioglie i nastri della cuffietta bianca, e a lungo, a lungo, accarezza la lanuggine della testina bionda.

È passato un anno.

Altri anni volano e passano. Antonio non è mutato; egli sa di dover rimanere al mondo per servire il padrone, ha promesso a sè stesso di non morire e comincia dal non invecchiare; vedilo ritto sulla soglia, duro, impettito, solenne, quando entra od esce il suo tiranno — è un uomo nuovo, come è nuova la casa, come nuova è la vita in quel paesello svizzero.

Quanto alla Valentina, è tal quale; i suoi canarini vengono e se ne vanno — vengono ignoranti e se ne vanno pieni di dottrina; la mamma li battezza e li sepellisce, ma non muta. E Mario? morto; la buona donna pensa qualche volta che lassù ci deve essere una bella gabbietta anche per lui.

Corrado solo invecchia; si è lasciato crescere la barba, e nessuno gli strappa i fili d’argento dei capelli. Non è allegro, ma è felice; una pace profonda, una contentezza che spicca dal fondo d’un dolore lontano — ecco la sua felicità, la sola felicità della terra.

Nel paesello tutti lo conoscono e lo amano, perchè fa l’elemosina d’un pane e d’un sorriso alla povera gente; ma quando passano entrambi, tenendosi per mano, egli e suo figlio, tutti si voltano a guardarli, qualcuno li benedice.


Corraduccio è bello, coi suoi occhioni neri, colle guancie di rosa e la testina ricciuta, così bello, che pare ogni volta più bello.

Spesso, nell’ora del tramonto, il povero padre se lo tira fra le ginocchia, e lo fa cianciare per udirne la vocetta gentile; poi pensa, si ricorda, lo prega di star zitto, e lo guarda lungamente per rivedere in lui.... E dice dentro di sè: «ah! se invece!...» si arresta, si pente, gli pare di offendere la creaturina, che gli chiede sbigottita:

«Perchè mi guardi così, babbo?

Corrado alza il capo e domanda:

— Non è vero che mi somiglia?

E allora Antonio, il quale per caso si trovava in contemplazione nel vano d’un uscio, si fa innanzi partendo col piede sinistro e dice solennemente:

«Sfido a dubitarne io; la fronte è la stessa, il nasino identico, gli occhi gettati nello stesso stampo e tinti colla stessa vernice.... solo la bocca, se l’ho da dire.... è diversa....

— Sì, la bocca è diversa, risponde il babbo innamorato, e i capelli non somigliano ai miei....


Corraduccio è curioso, come tutti i bimbi dell’età sua; se vede un fanciullo scamiciato, lacero e scalzo, con un tozzo di pane nero in mano, domanda: «Perchè quel bambino non è vestito come me?»

— Perchè è povero.

— E perchè è povero?

— Perchè è nato così.

— E che cosa ha fatto per nascere così? È un ragazzo cattivo?

— La giustizia è altrove, risponde allora il babbo.

— Dov’è?

— Dov’è la mamma.

E il curioso Corraduccio vuol sapere dov’è, perchè se n’è andata, com’era, e s’egli la vedrà ancora, la mamma.


Corraduccio è buono; par che senza saperlo egli voglia compensare il babbo della gran gioia che non gli può dare — non disobbedisce, non s’impunta. E ogni giorno, quando incontrano un poverello per la via, egli riceve una moneta perchè, dandola in elemosina, faccia sorridere la creatura vestita di cenci.

— Sei stato buono, gli dice il babbo, e per questo la farai tu l’elemosina....

— E se fossi stato cattivo?

— L’avrei fatta io; perchè vedi, per fare il bene non basta volerlo, ma bisogna anche essere degni di farlo. Queste parole, ora non le puoi capire; pure ricordale — sono della tua povera mamma.

FINE.


INDICE

I. — Sette eretici festeggiano un Santo Pag. 7
II. — Ciancie 16
III. — Il sogno del Domenichino 30
IV. — Un mazzolino di viole nel buio 46
V. — Qui il tiranno è costretto a far colazione 55
VI. Come si chiama nell’esercizio delle proprie funzioni 60
VII. — Morti del giorno 9 67
VIII. — Qui si incontrano molti portinai ed una bionda 74
IX. — Scena di commedia 81
X. — Grazietta 89
XI. — La signora Valentina fa gli onori di casa sua 106
XII. — Una partita di scherma 117
XIII. — Una volta ci era 132
XIV. — Entrano in iscena Arturo, Edmondo, Eugenio ed altri personaggi 142
XV. — Visite 150
XVI. — Il signor conte di buon umore 162
XVII. — Agnese 169
XVIII. — Nel circolo e nel prato 180
XIX. — Festa intima 184
XX. — Il signor conte ha dei capricci 194
XXI. — Prima lettera di Agnese al signor conte Germinati 206
XXII. — La provvidenza manda un marito 209
XXIII. — Conciliabolo segreto 219
XXIV. — All’insegna del Piccione 228
XXV. — 1. Maggio 242
XXVI. — In cui si vede che gli amici del Circolo sanno sempre tutto 246
XXVII. — Partenza 252
XXVIII. — Ritorno 260
XXIX. — Al capezzale 264
XXX. — Dinanzi alla finestra 268
XXXI. — Una strofetta di Mario 278
XXXII. — Scene ultime 284
XXXIII. — In cui si apprende che cosa avesse Agnese 289
XXXIV. — Qui Aniceto fa un altro bisticcio 296
XXXV. — Seconda lettera di Agnese al signor conte 301
XXXVI. — Vita nuova 303
XXXVII. — Terza lettera di Agnese al signor conte 311
XXXVIII. — Madre e figlio 316
XXXIX. — Capelli biondi 329

DELLO STESSO AUTORE:

Un tiranno ai bagni di mare L. 1 —
Il tesoro di Donnina 3 —
Amore bendato 2 —
Fante di picche — Una separazione di letto e di mensa — Un uomo felice 1 50
Il romanzo di un vedovo 1 —
Fiamma vagabonda 1 —
Due amori — Un segreto 1 —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.