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Cecco d'Ascoli: racconto storico del secolo XIV cover

Cecco d'Ascoli: racconto storico del secolo XIV

Chapter 27: CAPITOLO XXIII. DA FIRENZE A PRATO.
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About This Book

A historical novel recreates the life of a controversial medieval scholar, following intellectual pursuits, personal relationships, and mounting conflicts with religious and civic authorities. The narrative moves between domestic and academic scenes and public proceedings, examining tensions between inquiry and orthodoxy, individual reputation and communal judgment, and the social forces that shape dissent. The author uses clear, unadorned language and rich period detail to blend vivid character sketches with moral and cultural reflection.

CAPITOLO XXIII. DA FIRENZE A PRATO.

E di fatto era appena spuntata l'alba che il frate montava a cavallo, e spronava di santa ragione, pensando alla contentezza che prenderebbero messer Guglielmo e maestro Cecco, quando sapessero che il padre stesso della Bice porgeva loro occasione da compiere il desiderio loro. Parlo di questa consolazione di messer Guglielmo e di maestro Cecco, perchè il lettore si sarà già immaginato da sè che frate Marco non sarebbe ito in Mugello prima di tornare a Prato per conferire ogni cosa co' suoi amici, e prendere con essi que' temperamenti che paressero migliori.

Egli dunque arrivò a Prato di poco passato terza, e fu tosto a messer Guglielmo, il quale già si era alzato da letto ed era sanato del tutto; e come vide il frate gli fece maravigliosa festa, ed il frate a lui. Maestro Cecco non era in casa; ma fu tosto mandato un valletto che lo trovasse, e il pregasse di esser tosto da messer Guglielmo, che persona arrivata testè da Firenze doveva conferir con lui per cosa di momento; e il valletto si fu tosto sdebitato del suo ufficio, dacchè, fatti pochi passi fuori dell'uscio, si abbattè in maestro Cecco che tornava a casa, per modo che i due avevano fatto poche parole insieme che egli fu a loro, e come vide il frate, esclamò:

— Oh, frate Marco, che buona novella? come siete tornato prima del tempo posto?

— Questa fiata porto veramente la buona novella — rispose il frate: e fattosi da capo, raccontò minutamente ogni cosa del colloquio avuto con messer Geri, della Bice creduta da esso ammaliata, della lettera della badessa, ogni cosa insomma, e concluse con queste parole:

— Su, dunque, maestro Cecco, e voi messer Guglielmo, qui non c'è da metter tempo in mezzo: bisogna battere il ferro ora che è caldo; e non dubito che tra l'una cosa e l'altra non dobbiamo arrivare al nostro fine, col beneplacito anche di messer Geri; sol che a sere Gianni riesca, ajutato da me, di tirar dalla nostra la badessa.

— Che messer Geri possa cambiar natura lo spero poco, disse Guglielmo.

— Non dite cambiar natura, messere; chè quel buon vecchio ama perdutamente la sua Bice, e non può vivere lontano da lei; e sol che gli uscisse d'attorno qualcuno che lo inasprisce contro di lei e di voi, e potesse ascoltar parole persuasive d'amore e di concordia da persone a lui care e degne di riverenza, vi dico che tornerebbe il più amoroso e benigno padre del mondo.

Maestro Cecco, udendo qui parlare il frate di persone che inacerbivano il vecchio, disse alzando il dito e scotendolo:

— Eh! lo so io chi sono coloro che inacerbiscono messer Geri; niun altro che l'invidia rabbiosa di maestro Dino del Garbo. Ma, alla croce di Dio! potrebbe darsi caso.... — e qui mordendosi le labbra con atto stizzoso: — Ma parliamo del fatto nostro. Anch'io dubito un poco che quel vecchio indiavolato del padre della Bice possa per cagione veruna venire a più benigno proposito; e però avevo fatto disegno che, andando al monastero, studiassimo tutte le vie di tirar dalla nostra la badessa, o riuscendoci, pigliar consiglio del come governarsi; non riuscendoci, vedere se si può di furto levar la Bice dal monastero.

— Codesto, maestro Cecco, parrebbemi poco savio consiglio; e nemmeno la Bice per avventura, e nemmeno messer Guglielmo ci consentirebbe: e poi, non passerebbe senza grave pericolo di tutti.

Guglielmo fe cenno col capo di assentire alle parole del frate, il quale continuò:

— In questo per altro sono d'accordo col maestro, che per ogni via si tenti di far nostra la badessa; e di ciò io non dispero, perchè l'opera in sè è onesta e meritoria; e poi ancora perchè quella donna è di animo gentilissimo, e si sa che anch'ella fu nella sua gioventù rinchiusa per una violenta passione d'amore; e naturalmente, come non ignara del male, deve avere imparato a soccorrere e ad aver compassione de' miseri. Ma non c'è tempo da perdere: facciamo dunque di metterci tosto in cammino, chè messer Geri me ne ha gravato strettamente.

Rimasero pertanto che la sera medesima sarebbero tutti e tre insieme (perchè anche Guglielmo poteva ben montare a cavallo) andati dal prete di Settimello, e che la mattina appresso sarebbero difilato andati in Mugello; e ciascuno, chi per un conto e chi per un altro, faceva assegnamento quasi certo sul buon esito di questa impresa.