AL LETTORE
«..... In questo libricino Enrico Costa ha immaginato una cosa nuova per l’Italia: una specie di Guida in forma di racconto. Giulio Verne ha fatto press’a poco il simile per la Scozia, col suo ultimo romanzo Il Raggio Verde. Se non che il Racconto-Guida del Costa è più pratico, e un viaggiatore vi troverà meglio il suo conto, poichè non vi mancano le notizie positive accanto alle storiche, consigli economici accanto alle descrizioni di costumi e di paesi. Il racconto fu scritto con stile semplice e piacevole, condito di saporite risate e di tenerezze gentili. È insomma un bel libricino, di cui raccomandiamo la lettura a quanti si avviano a visitare quella bella dimenticata che è la Sardegna.»
Questo, fra i molti, è il giudizio pronunciato dalla Rivista Minima di Milano (nel fascicolo di febbraio del 1883, anno XIII) quando per la prima volta apparve il libro di Enrico Costa, col titolo Da Sassari a Cagliari. Altro non aggiungiamo alle parole dell’autorevole periodico, diretto dai valenti letterati Antonio Ghislanzoni e Salvatore Farina.
Le continue ricerche di questa Guida-Racconto — di cui in breve tempo si fecero due edizioni, sebbene già pubblicata nelle appendici di due giornali quotidiani dell’isola — ci consigliarono a ripubblicarla per la terza volta.
Il viaggio Da Sassari a Cagliari fingesi avvenuto nel luglio del 1881 — l’anno susseguente a quello in cui furono inaugurate le Reali ferrovie sarde. L’orario d’allora non è più quello d’oggi; perocchè nei primi anni dell’esercizio il treno partiva da Sassari alle ore 10, anzichè alle 6,40 antimeridiane.
Perchè il lettore sia in grado di poter fare i raffronti dinanzi alle 34 stazioni che si trovano lungo la strada ferrata, abbiamo creduto utile di far precedere a questa prefazione il nuovo Orario delle ferrovie sarde per la linea Sassari-Cagliari e viceversa.
Nel darci l’autorizzazione per la terza ristampa del suo libro, l’Autore ci raccomanda di avvertire i lettori (specialmente i giovani) che molte cose sono cambiate da un ventennio a questa parte. Egli ci scrive:
«Oggi — per esempio — le Stazioni di Sassari e di Chilivani sono due edifizi comodi ed eleganti, mentre nel 1881 non erano che due baracche, o catapecchie, senza tettoie e senz’alcuna comodità; — oggi i passeggieri pranzano con tutto comodo a Macomer, mentre nell’anno suindicato pranzavano in fretta e in furia a Chilivani; — oggi il Nuovo Orario si ostina a chiamar tredici, diciotto, e ventiquattro, quelle ore che nel passato erano chiamate la una, le sei e la mezzanotte; — oggi, infine, la Direzione delle sarde Ferrovie ritiene le zanzare quali complici e sicarie della febbre malarica, mentre vent’anni or sono le considerava come insetti innocui, tutt’al più noiosi ed importuni.»
Se è vero però che sono cambiati i pranzi, gli orologi e le zanzare, è altresì vero che non sono cambiati gli uomini e la natura; epperciò questo libro può ancora correre il mondo sardo, a tutto vantaggio dei passeggieri che si annoiano, o non vogliono annoiare i loro compagni di viaggio.
Valgano le stesse considerazioni per l’altro viaggio umoristico Da Macomer a Bosa, scritto e pubblicato due anni dopo, e da noi riprodotto alla fine del presente volume.
Sassari, Settembre 1901.
L’Editore