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Da un carteggio inedito

Chapter 35: XVI.[55]
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About This Book

A selection of eighteen late letters by Giosuè Carducci to a countess reveals the poet's inner life during his final years, showing intellectual lucidity despite physical decline. The correspondence mixes personal recollection, expressions of tender affection and regret, reflections on Romagna and on friendships, and moments of poetic inspiration, all conveyed in a compact, incisive style. Prefatory commentary situates the letters as an affectionate tribute and as a corrective to misconceptions about his waning years, while anecdotes and memories illuminate the social and artistic circles that shaped his later life.

XVI. Bologna, 23 decembre 1905.

XVI.[55]

Signora contessa Silvia molto amata,

Voglio fare le mie confessioni; cioè vo' dir cose che, dopo morto, tolgano ogni dubbio del come io pensassi e credessi.

Cominciamo dal principio; da Dio, o da chi è tenuto Dio.

Poco più che ragazzo cominciai un inno a Cristo, così:

«Io non so chi tu sia, nè per che modo

Venuto se' quaggiù.....»

applicando a Cristo i versi che Dante poneva in bocca ad Ugolino.[56]

Uomo fatto, rincarai con parole mie proprie quel che avevo accennato di sbieco, segnatamente nella Chiesa gotica:

«O inaccessibile re degli spiriti,

tuoi templi il sole escludono.

Cruciato martire tu cruci gli uomini,

tu di tristizia l'aër contamini»;[57]

e nelle Fonti del Clitumno:

«. . . . . . . . . . un Galileo

di rosse chiome il Campidoglio ascese,

gittolle in braccio una sua croce e disse:

— Portala, e servi —».[58]

E certo sono cose forti e indimenticabili. Confesso che mi lasciai trasportare dal principio romano, in me ardentissimo: e fu troppo. Ma quasi al tempo stesso soavi cose pensai e scrissi di Cristo:

«Oh, allor che del Giordano ai freschi rivi

traea le turbe una gentil virtù etc.»[59]

Resta che ogni qual volta fui tratto a declamare contro Cristo, fu per odio ai preti; ogni volta che di Cristo pensai libero e sciolto, fu mio sentimento intimo. Ciò non vuol dire ch'io rinneghi quel che ho fatto: quel che scrissi, scrissi; e la divinità di Cristo non ammetto. Ma certo alcune espressioni son troppo; ed io, senza adorare la divinità di Cristo, mi inchino al gran martire umano.

Questo voglio che si sappia, e lo scrivo a Voi, perchè capace di dirlo apertamente.

Vedete che m'è venuta voglia di scrivere, oggi.

Il vostro
Giosue Carducci.

Pensieri della vigilia di Natale, che ho sempre avuto, e da tenerne conto.

G. C.

Alla contessa

SILVIA PASOLINI-ZANELLI

Faenza.