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Da un carteggio inedito

Chapter 9: III.[10]
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About This Book

A selection of eighteen late letters by Giosuè Carducci to a countess reveals the poet's inner life during his final years, showing intellectual lucidity despite physical decline. The correspondence mixes personal recollection, expressions of tender affection and regret, reflections on Romagna and on friendships, and moments of poetic inspiration, all conveyed in a compact, incisive style. Prefatory commentary situates the letters as an affectionate tribute and as a corrective to misconceptions about his waning years, while anecdotes and memories illuminate the social and artistic circles that shaped his later life.

III. Bologna, 12 gennaio 1898.

III.[10]

Signora contessa,

Meglio tardi che mai. Io sto benissimo: e col nuovo anno ho cominciato a bere della Sua canina,[11] che va anche meglio di me. Ho scritto oggi all'arciprete;[12] che mi mandò molte benedizioni e voci di sue preghiere a Dio, e una damigiana di sangiovese dalle sue mani educato presso la vetusta chiesa: bene educato da vero. Io lo assicuro che Zanichelli, fatti i conti a giorni, gli manderà del denaro; e lo esorto a riprendere i lavori, anche per aiuto de' poveri.[13] Intanto prego per mezzo di Lei il signor conte a far ricerca dei disegni e progetti presso l'Economato o al Ministero.

Alla bella poetessa[14] non anche ho scritto: dimani l'altro. Anche da Bertinoro alto ridente il sindaco[15] mi scrisse graziose e nobili cose. E anche a lui risponderò. Ma il tempo mi è scarso a esser gentile. Quanto lavoro, io che pure vorrei non far nulla, e che anelo all'ozio sì come il cervo al fonte delle acque vive! Ozio in monti e in colli, pensando alla salute dell'anima mia.

La prego di salutare per me la signora *. Salutala in mio nome e dalle avviso (Dio mio, con la scusa di un verso del Tasso, mi trovo a dar del tu a Lei: Contessa, voglia perdonarmi) che io sono avverso al ministro, il quale mi tornava a parlare di Roma, dove io non voglio fare il professore; e non voglio fare il professore più.[16]

Bensì a Roma verrò su' primi di febbraio; ma non andrò in casa della sig. *; temo di essere incorso nell'ira sua. Senta un po' Lei. Signora contessa, La riverisco devotamente, e La prego di ricordarmi al conte e a Pierino.

Suo Giosue Carducci.

Alla nobile signora

Contessa SILVIA PASOLINI BARONI

Via Venti Settembre 35

Roma.