WeRead Powered by ReaderPub
Dal profondo cover

Dal profondo

Chapter 39: SANGUE
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

A sequence of lyric poems gives voice to marginalized figures — a homeless companion, a caged eagle, a self-possessed passerby, the sick and the mourning — and meditates on freedom, shame, compassion, and yearning. The poems move between sharp social observation and intimate confession, using urban and natural images to oppose constraint and desire. Tones vary from bitter irony to tender consolation and moments of radiant affirmation, often framed by religious and domestic symbols. A predominantly female speaker addresses others directly, blending indignation, empathy, and concise lyrical clarity.

SANGUE

Sangue ch'io vedo—se i grand'occhi neri
socchiudo in languidezza di desìo—
scorrer per vene e muscoli nel mio
corpo, dal capo eretto ai piè leggeri:
 
sangue ch'io sento insorgere al cervello,
fumida vampa, ed affluirmi al cuore:
so la tua forza, gusto il tuo sapore,
da te ogni giorno ho un fremito novello.
 
E sia tu d'altri, e grondi in mischia, o sgorghi
nerastro da ferita volontaria,
o, decomposto, il sol, la terra, l'aria
ti rïassorban ne' lor vasti gorghi:
 
o ti rapprenda in grumi all'orifizio
delle piaghe nascoste, che il silenzio
benda di spine, abbevera d'assenzio,
inacerba qual corda di supplizio:
 
o splenda e arda, animator fecondo,
nelle vene di chi per vincer nacque:
o, col flusso instancabile dell'acque
oceaniche, gonfî il cuor del mondo:
 
tutto per me ti addensi, meraviglia
di vita, di beltà, di passïone,
in questa che fiorì sul mio balcone
in un'alba d'amor, rosa vermiglia.

[pg!229]