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Dal profondo

Chapter 41: VOTO
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About This Book

A sequence of lyric poems gives voice to marginalized figures — a homeless companion, a caged eagle, a self-possessed passerby, the sick and the mourning — and meditates on freedom, shame, compassion, and yearning. The poems move between sharp social observation and intimate confession, using urban and natural images to oppose constraint and desire. Tones vary from bitter irony to tender consolation and moments of radiant affirmation, often framed by religious and domestic symbols. A predominantly female speaker addresses others directly, blending indignation, empathy, and concise lyrical clarity.

VOTO

A mia figlia.

Sien le parole di tua rosea bocca
come i fiori del mandorlo e del pesco
quando il vento d'April vivido e fresco
mette l'ali a ogni petalo che tocca.
 
Sieno i tuoi occhi come le fiammelle
votive delle lampade notturne
che innanzi a le cappelle taciturne
specchiano il tremolìo dell'alte stelle.
 
Piòvano dalla tua mano leggera
doni di gioja in luminoso nembo,
come giacinti e primule dal grembo
lucente di Madonna Primavera.
 
Serba l'anima tua d'allodoletta
innamorata dei lontani cieli,
che più sale e più par che all'alto aneli,
rapida nel suo voi quale saetta.
 
Tra pure forme di bellezza umana
vivi, aulendo, la tua vita di fiore;
e trova un giorno chi ti prenda il cuore,
e segui accanto a lui la strada piana;
 
e s'io nella crescente ombra m'arretro,
non penare per me, bimba.—Ho coraggio.—
Col tuo sorriso che somiglia a un raggio,
volgiti solo, qualchevolta, indietro.

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