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Dal profondo

Chapter 49: DAL PROFONDO
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About This Book

A sequence of lyric poems gives voice to marginalized figures — a homeless companion, a caged eagle, a self-possessed passerby, the sick and the mourning — and meditates on freedom, shame, compassion, and yearning. The poems move between sharp social observation and intimate confession, using urban and natural images to oppose constraint and desire. Tones vary from bitter irony to tender consolation and moments of radiant affirmation, often framed by religious and domestic symbols. A predominantly female speaker addresses others directly, blending indignation, empathy, and concise lyrical clarity.

DAL PROFONDO

Nostalgia mi cacciò dalla mia nitida
casa, ove i fiori in snelle coppe odorano.
Ed un guarnello d'operaja indosso
mi mise, e al collo un fazzoletto rosso.
 
E son venuta ove le basse fabbriche
serpi di fumo snodan dai comignoli;
e di cordami e di carbone e d'assi
ingombri son gli spiazzi irti di sassi.
 
Ecco, e respiro il noto odor di polvere
e di tintura, odo la danza ritmica
dei telaj dietro alle finestre nere,
e canti uguali a bibliche preghiere.
 
Fratello, che t'affacci sulla soglia
e assomigli nel sajo a un prence barbaro,
dammi una spola che tra bianchi fili
passi e ripassi con guizzi sottili:
 
e tu, fabbro, che il maglio sull'incudine
batti in cadenza, a domar ferro e bronzo,
e tu, artiere del legno, che la grezza
pianta ti foggi in forme di bellezza:
 
e voi che in alto, sovra palchi aerei,
con acciajo e cemento enormi gabbie
costruite, ove un giorno i ricchi schiavi
si chiuderan con sapïenti chiavi:
 
e voi del marmo, e voi del fulvo cuojo
mastri, ch'io viva nel compatto fremito
del vostro sforzo, fra di voi perduta,
o asservitori di materia bruta.
 
Nè mi chiedete il nome mio: sui ciottoli
della strada mi cadde, ed a raccoglierlo
io non mi volsi: il nome io l'ho nel viso,
e nell'ardor del mio selvaggio riso.
 
Camminerò con voi, presa nell'impeto
della corrente rapinosa, in gaudio:
canterò per la vostra anima oscura
il ditirambo della forza pura.
 
E se materia sull'artier si vendica,
canterò che la morte è necessaria:
l'opera all'uomo e l'uomo all'opra sia
come l'anima al corpo.—E così sia.—
 
Basti alla nostra sete un sorso d'acqua,
ed alla fame un pane, e al sangue un palpito
di giovinezza; e dai possenti amori
balzino razze di dominatori.
 
E il Sol su noi, dentro di noi, magnifico
dator di grazia, che pei Puri sfolgori:
e se gioja ne investa dal profondo,
piccolo sia pel mio peana il mondo.

————

Nota dei trascrittori

I seguenti refusi sono stati corretti (tra parentesi il testo originale):

[pg 33]_ in vorticoso baratro d'oblìo [oblio]
[pg 55]_ soggòlo [soggolo] curva un poco, un po' rugosa
[pg 71]_ ai davanzali rossi di geranî [gerani]
[pg 87]_ lo [o] sentiva nel rombo d'ogni arteria
[pg 191]_ venìa [venia] Primavera in leggiadre
[pg 199]_ Chi or non vide, nel sogno, dentro un mare [mar]

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DAL PROFONDO ***