CONCHIUSIONE
Io ho posta e cercata sciogliere nel presente libro la sola questione: QUALI ABBIANO AD ESSERE LE SPERANZE D’ITALIA. Ora un’altra, il riconosco, una forse di più concitante interesse, sarebbe a porre e sciorre; QUANTO GRANDI POSSANO ESSERE QUESTE SPERANZE. Ma tale scioglimento sarebbe, a parer mio, molto più difficile e molto meno importante. — Sarebbe più difficile, perchè a determinare la quantità delle speranze, ci si vorrebbe prima poter determinare la quantità delle virtù nazionali, proporzionali essendo sempre le due. Chi dice speranze, dice probabilità, non certezze; dice fatti eventuali, non adempiuti; dice potere, non volere; dice cause, e non effetti; vuol ispirare il sentimento delle cause presenti, affinchè producano effetti avvenire. E quindi s’intende da sè (tranne da coloro che, per non intendere, mutan senso alle parole d’uno scrittore, o peggio, mutano, combattendolo, le idee di lui), s’intende da sè che il passaggio d’una causa presente ad effetto avvenire, dipende poi da ciò che i filosofi direbbero attuazione o virtù efficace, e noi dicemmo più semplicemente virtù. E s’intende da sè che questa, or progrediente, può continuare ad accrescersi, può fermarsi e può retrocedere, e s’intende da sè che ciò dipende poi principalmente da que’ pochi uomini i quali si trovan ora duci della nazione, duci de’ fatti nostri, duci delle nostre speranze; que’ pochissimi il cui sommo privilegio è che le loro virtù personali valgano per migliaia e centinaia di migliaia, nella somma totale delle virtù nazionali. E queste virtù personali sono, non che difficili, impossibili a conoscersi, a valutarsi da niun uomo al mondo; sono anch’esse uno de’ segreti della Provvidenza. Tal uomo che pareva aver in serbo grandi virtù non ne produce poi una mai, tal altro non pareva averne nemmeno il germe, e dà frutti inaspettati all’occasione, e tal fa nascere egli stesso le occasioni, spinto com’è da quella virtù ch’era in lui, nascosta a tutti, salvo a Dio ed a lui, o nascosta talora ad esso stesso. Ma, grazie a Dio, tutto questo calcolo della quantità delle speranze, della quantità delle virtù nazionali e personali, non è poi importante, non è almeno se non a’ timidi ed oziosi. Questi soli han bisogno per entrare in una buona impresa, di sapere quanta sia la probabilità della riuscita, quanto lunga la via; i codardi chiedono al mattino della battaglia il calcolo delle probabilità della vittoria. I forti e costanti non soglion chiedere quanto fortemente nè quanto a lungo, ma come e dove abbiano a combattere, non han bisogno se non di sapere in qual posto, per qual via, a quale scopo; e sperano poi, ed operano, e combattono, e soffrono ivi fino al fine della giornata, lasciando a Dio gli adempimenti. — Facciam ciascuno l’ufficio nostro, a nostro posto, fino all’ultimo di nostra potenza; lasciamo alla Provvidenza l’ufficio suo. Anche in condizioni peggiori, con probabilità, con isperanze minori che non le nostre, un caso, un uomo, risollevarono sovente le nazioni cadute, ma avviate a virtù. — Od anzi, un caso, un uomo non mancarono loro mai. — Od anzi, non vi sono casi al mondo; una Provvidenza regna, e regnò quaggiù in tutti i secoli della lunga vita del genere umano, e quella Provvidenza non ha, non può avere altro scopo quaggiù se non la virtù; non mancò mai ad aiutarvi chi vi s’aiuti, promise anche un angelo a salvar un giusto, e non negherà un uomo, un’occasione a salvar una nazione virtuosa; non negherà il grande strumento d’operosità e virtù, ad una nazione che voglia veramente entrare a far l’ufficio, tutto l’ufficio suo nella Cristianità.