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Delle speranze d'Italia cover

Delle speranze d'Italia

Chapter 2: DEDICA PRIMA
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About This Book

Un saggio di meditazioni politiche che propone la moderazione come via tra estremismi, analizzando le difficoltà pratiche e morali di chi cerca un equilibrio. L'autore esamina parti aperte e latenti, le leghe e i segreti che ostacolano il dibattito pubblico, e la crescita degli indifferenti e dei disperanti quando le fazioni estreme falliscono o si reprimono a vicenda. Difende l'idea di edificare sulle convinzioni altrui quando valide e sintetizza principi sui diritti e doveri pubblici, offrendo osservazioni concrete su come la prudenza, la fermezza e il discorso pubblico possono favorire riforme sostenibili.

A
VINCENZO GIOBERTI

DEDICA PRIMA

Pochi anni sono io scrissi sulla storia d’Italia e sugli insegnamenti pratici a trarne, un libro ch’io serbava a rivedere e pubblicare in altri tempi. — Ma ora voi. Signore ed Amico, trattando quasi il medesimo assunto nel vostro libro del Primato, avete fatte inutili molte parti del mio. A che ridire men bene tante cose magnificamente dette da voi, e nelle quali consentiamo? A che, per le poche nelle quali dissentiamo, ripor io con fatica quelle fondamenta dei diritti e dei doveri pubblici italiani, da voi poste, a parer mio, irrevocabilmente? A che ricominciar sempre, rinnegando i predecessori, per profferir sè solo capo di scuola e d’idee, come fanno taluni a grave danno delle scienze, e, che è peggio, delle pratiche più importanti? — Meglio edificare sull’edificato da voi; accettar da voi ciò che mi par dirittamente sancito dalla vostra eloquenza ed autorità; e partir indi per progredire, se mi sia possibile, poi.

Così ho tentato fare. E non, riprendendo e troncando il mio libro or invecchiato, ma facendone uno nuovo, che mi parve meno ingrata fatica, non, del resto, riferendomi di continuo a voi, in quella forma polemica che suol riuscir poco grata a’ leggitori, per l’obbligo imposto loro di tener a mente due libri insieme; ma facendone uno che possa star da sè, e sia piuttosto una sintesi delle mie idee, che non un’analisi di quelle di nessuno.

Ad ogni modo questo libro ebbe occasione ed origine da voi; e mi venne incominciato con impeto, appena io m’ebbi in quattro o cinque dì, studiato, annotato, e, come si suol dire, divorato il libro vostro; e incominciai riconoscendo ed avvertendo tale origine. Ma finito ora, e sperando non aver offeso nel dissentire voi, che stimo, venero ed amo in vostra persona, ed aver espressa la mia ammirazione per tante parti de’ vostri scritti, ho pensato dedicarvi questo come protesta di tali mie intenzioni e speranze.

Novembre 1843.

Cesare Balbo.