Finaroli (Fedele), nato in Napoli verso il 1734, studiò in uno di que' conservatorj la musica sotto Durante, e fu quindi sino alla morte il primo maestro di quello della Pietà, dove per il suo zelo e la semplicità del suo metodo formò un'infinità di eccellenti discepoli; tra' quali a fargli onore basterebbe il solo Zingarelli. Pubblicò in Napoli un'opera col titolo: Regole per li principianti da cembalo, che contiene le regole principali di accompagnamento, a cui fa egli seguire un'eccellente raccolta di partimenti, o lezioni numerate di basso, assai ben fatte che vanno, per gradi, e par che sia la miglior cosa che v'abbia per imparare l'accompagnamento. Mr. Choron ha adottata e ritoccata in Francia questa operetta, con farvi alcune addizioni nei principj, ch'erano un pò secchi, e con iscegliere i partimenti di più importanza, ne ha formati il suo libro Principes d'harmonie et d'accompagnement à l'usage des jeunes élèves. Finaroli morì in Napoli verso l'anno 1812.
Finck (Ermanno), compositore, e musico erudito del 16º secolo, pubblicò nel 1556 Practica Musica etc. a Wurtemburg in 4º; quest'opera è divenuta così rara, che oggidì è quasi impossibile il riscontrarne un solo esemplare, comechè sia molto interessante a cagione che l'A. vi faceva ben conoscere i maestri celebri di quella famosa epoca nella storia del risorgimento della musica. Walther, che per buona fortuna ne possedeva una copia, l'ha avuta in gran pregio, e nel suo Lexicon ne ha trascritto, per darne un saggio, il primo capitolo, che contiene delle erudite e giudiziose ricerche su i primi inventori dell'Arte; M. Fayolle lo riporta intero con la versione francese.
Fiocchi (Vincenzo), nato in Roma nel 1767, studiò in Napoli nel conservatorio della Pietà sotto Finaroli; egli ha composto in Italia sedeci opere, delle quali alcune ottennero del successo. Fu organista in San Pietro di Roma, e lasciato avendo questa città nelle prime torbidezze della guerra, venne in Firenze ove fu ben accolto dal gran duca di Toscana. Verso l'anno 1802, passò in Parigi, vi mise in musica le Valet des deux Maîtres, che non ebbe felice riuscita, e gli è stato d'uopo, per vivere, dar lezioni e comporre de' Pezzi italiani, di cui ne ha egli pubblicata una Collezione presso Pleyel nel 1808, che è stata ben ricevuta dagl'intendenti ed amatori di musica. Nel 1810, compose il Sofocle per la distribuzione del premio decennale dell'Istituto, e fu considerato tra' migliori de' concorrenti. Egli ha pubblicato insieme con M. Choron Les principes d'accompagnement, Paris 1804.
Fioravanti, rinomatissimo compositore in Napoli per uno stile amabile ed assai vivace, ha scritto e scrive tuttora per tutti i teatri d'Italia, e di Francia con molto successo. Nel 1797 diè al R. teatro di Torino Il furbo contro il Furbo ed Il Fabro Parigino. Nel 1807, essendo in Parigi fecevi rappresentare I virtuosi ambulanti che incontrò quivi moltissimo. Abbiamo in oltre di lui Amore aguzza l'ingegno, farsa assai graziosa; Le cantatrici villane; La Capricciosa pentita; Liretta e Giannino; I Pontigli per equivoco; L'orgoglio avvilito; Le avventure di Bertoldino; La Cantatrice bizzarra; La Schiava fortunata; Il giudizio di Paride; Il bello piace a tutti. Tutte queste opere buffe trovansi vendibili nel magazino di musica del Sig. Ricordi in Milano. Vi ha oltrecciò di Fioravanti gran numero di bellissime Canzoncine con accompagnamento di piano-forte, ed impresse in Londra, in Napoli ed altrove.
Fiorillo (Federico), attualmente in Londra, buon sonatore di violino, ha pubblicato sedeci opere, di quartetti, quintetti, trio e duetti per questo instrumento, e sonate per piano-forte e violino: la sua musica strumentale è assai bella, e le due sue opere di trio debbono essere ricercate da tutti gli amatori. A giudizio de' migliori professori son esse le prime dopo quelle di Boccherini, e i suoi studj per violino sono i migliori che si conoscano. Ignazio Fiorillo, forse della stessa famiglia, morto nel 1787, era Napoletano e maestro di cappella a Brunswick, e quindi a Cassel sino nel 1780. In Berlino egli fece imprimere, sei duetti ed altrettanti quartetti per violino. Nel 1785 fu eseguito un suo Requiem per i funerali del Langravio, che ebbe gran successo.
Fioroni (Giov. Andrea). Milanese, allievo del cel. Leo, e maestro della cattedrale di Milano e di quella di Como verso il 1750. Quest'eccellente armonista si è fatto ammirare per alcune composizioni a 8 voci, in cui la scienza niente nuoce all'effetto. Tra' suoi allievi si contano Quaglia, Zucchinetti, l'ab. Piantanida e Bonesi tuttora viventi, e virtuosi di gran merito.
Fischer, molti di questa famiglia sono riusciti in Allemagna valentuomini nella musica, noi ne sceglieremo soltanto Crist. Federico Fischer di Lubecca, ove dopo aver terminate le lettere umane, studiò la composizione sotto il famoso Schieferdecker. Nell'università di Rostock fece quindi un corso compito di leggi, e vi compose una solenne musica; nell'Università di Halle continuò i suoi studj, ed entrò come cantante a Ploen nel 1729. Quivi egli scrisse un libro di musica semplice, con una prefazione e con idee diverse dell'ordinario sulla composizione. Giov. Pietro Fischer era nel 1762, compositore della cattedrale di Utrecht, e pubblicò ivi in olandese idioma alcune opere, Sul basso continuo, e Sul trasporto. In Amsterdam un concerto per cembalo. Zaccaria Fischer, costruttore di violini alla corte del Vescovo di Wurzbourg, nel 1786 fece annunziare che nella costruzione de' suoi stromenti egli impiegava una nuova invenzione, per cui mezzo essi uguagliavano in bontà i celebri violini di Stradivario e di Steiner. I suoi sono oggidì in gran pregio.
Flaccomio (Giov. Pietro), di nobil famiglia nato in Milazzo nella Sicilia fece i suoi studj con successo e fecesi prete, riuscì particolarmente nella musica, e giunse ad esser maestro della Real cappella di Filippo III, in Madrid. Passò quindi in Torino; e per la scienza nella musica e le ottime sue qualità divenne Maestro ed Elemosiniere del duca di Savoja che molto lo apprezzava: finì colà di vivere nel 1617. Le sue composizioni di musica per Chiesa furono stampate in Venezia nel 1611, in 4º (Mongit. Bibl. Sic. t. 1).
Fletscher (Feder.), uno dei primi virtuosi sul piano-forte della scuola di Bach, del quale istrumento diè lezioni a tutte le principesse di Brunswick, che fanno molto onore a' suoi talenti. Egli era ancora vivente nel 1790. Vi sono di lui impresse: Odi, 2 vol. delle quali si è fatta insino la terza edizione nel 1776; Cantate per divertimenti, Brunswick 1768; Raccolta di minuetti e polacche per il piano, 1768, ec. Reichard parla di costui con grandi elogj nel 2º vol. delle sue Lettere, p. 51.
Floquet (Stef. Gius.), nato in Provenza nel 1750, sin da' più teneri anni balbettando diceva: Io voglio esser maestro di musica. In età di sei anni cominciò a studiarla, e nel 1769, si rese a Parigi, dove scrisse l'Union de l'Amour et des Arts, dramma in musica, che ebbe favorevolissimo incontro. L'anno d'appresso, egli compose Azolan, che non ebbe la stessa fortuna, e dopo alcune rappresentazioni levossi dalle scene. Floquet, lontano dal scoraggirsi, fè delle serie riflessioni sopra 'l suo talento, e prese il partito di andare ad iscriversi, come allievo, nel primo dei conservatorj d'Italia. Giunto in Napoli, vi studiò sotto la direzione di Sala: prese quindi lezioni dal P. Martini; e questi due celebri maestri recaronsi a gloria di contare Floquet tra' loro allievi. Sotto a' loro occhi compose egli, e fè eseguire un Te Deum a due orchestre, cui i Napoletani applaudirono con trasporto. Di ritorno in Francia, fermossi a Bologna, fu ammesso all'Accademia de' Filarmonici: a ciascuno che vi aspira, si accordano tre sere per far le sue prove. Floquet fecele in una sola, e compose in due ore e mezza un canto fermo, una fuga a cinque, e 'l versetto Crucifixus. Alcun tempo appresso del suo ritorno in Parigi, dopo aver riportati dei gran successi per due suoi drammi in musica, ebbe la pretensione di mettere in note l'Alceste: il capo d'opera di Gluck avrebbe dovuto frastornarlo da simile impresa. Terminata la sua musica, se ne fece la prova, e questa fu per l'Alceste di Floquet un decreto di proscrizione. Il disgusto, che ne risentì, fecelo cadere in un languore, che lo recò a morte da lì a pochi mesi li dì 10 maggio del 1785.
Foggia (Fran.), romano, scolare di Paolo Agostini fiorì sul finire del sec. 17º. Fu per più anni al servigio della corte di Baviera e dell'arciduca Leopoldo quindi imperatore: di ritorno in Roma divenne maestro di cappella di S. Giovanni di Laterano, e di molte altre chiese; Antimo Liberati lo chiama il padre della musica e della vera armonia ecclesiastica. Egli dice che nella sue composizioni vedesi brillare insieme una maniera grande, scientifica, corretta, semplice e piacevole. Foggia sorpassò gli ottanta anni. Kircher lo loda nella sua Musurgia, e 'l P. Martini nel saggio di contrap., T. II, p. 47, dà l'analisi di due ammirabili mottetti, tratti dalla sua 8.ª opera.
Fogliani (Ludovico), professore teorico di musica in Ferrara poco dopo 1500, molto contribuì a rischiarare questa scienza; egli pubblicò in Venezia nel 1529, Musica theorica, docte simil ac dilucide pertractata, in quâ quamplures de harmonicis intervallis non prius tentatæ continentur speculationes, in fol. Quest'opera è divisa in tre parti: nella prima tratta l'A. delle proporzioni musicali; nella seconda delle consonanze; nella terza della divisione del monocordo. Rousseau prese da Fogliani la formola della scala diatonica di Tolomeo senza nè pur nominarlo.
Forkel (Giov. Nicola), dottore in Filosofia, e direttore di musica dell'università di Gottinga, nacque presso Coburgo nel 1749. Pochi vi ha che abbian com'egli delle conoscenze sì estese e sì profonde in musica: fu da prima organista dell'università, e seppe trar profitto da' tesori contenuti in quella biblioteca, finchè egli stesso ne ebbe raccolta una assai numerosa e assai ben scelta d'autori di musica sì didattici, come pratici in ogni genere. Perchè fosse del tutto compiuta, formò ancora una collezione di più centinaja di ritratti de' musici celebri, e degli autori di musica. Sino dal 1790, egli aveva date al pubblico le seguenti opere in tedesco: 1. Sulla teoria della musica, in quanto essa è utile o necessaria agli amatori della medesima, Gottinga, 1774, in 4º; 2. Biblioteca musico-critica, 3 vol. in 8º, Gotha 1778; 3. Sulla migliore organizzazione de' concerti pubblici, Gottinga, 1779 in 4º; 4. Definizione d'alcune idee di musica, ivi 1780, in 4º; 5. Almanacco di musica per l'anno 1782, e continuazione del medesimo per il 1783, sino al 1789; 6. Storia generale della musica, il di cui primo volume uscì nel 1788, in 4º a Lipsia; contiene la storia della musica presso le antiche nazioni. Dessa è la migliore e la più compita di tutte quelle, che sono state sinora scritte in tutta l'Europa; il secondo volume è stato pubblicato sul principio dell'anno 1802; 7. Traduzione in tedesco della storia del teatro italiano di Stef. Arteaga, 2 vol. in 8º, Lipsia 1788; 8. Molte critiche nel Giorn. letterario di Gottinga; 9. finalmente, Letteratura generale della musica ossia Istruzione per conoscere i libri di musica, che si sono scritti da' più rimoti tempi sino a' nostri giorni, nella Grecia, in Roma, in Italia, nella Spagna, in Portogallo, in Olanda, in Inghilterra, nella Francia e in Alemagna, ridotta in un ordine sistematico, ed accompagnata di note e discussioni critiche: opera eccellente, la migliore che sia comparsa sino a questo dì sopra questa materia. Alla qualità di dotto conoscitore e di autore profondo in musica, Forkel riunisce in oltre quella di eccellente virtuoso nel piano-forte, sulla maniera di Bach, e di compositore dotto e di gusto. Hiskia, e i Pastori alla grotta di Bethleem, Oratorj, sono pregiatissimi. Il potere dell'armonia, è una sua cantata con doppj cori, oltre a più musica stromentale impressa a Gottinga.
Forno (il barone Agostino), amatore di musica e sonatore di violino, nato in Palermo vi fece de' buoni studj, e perfezionò le sue cognizioni viaggiando per più anni in Italia. Egli era membro dell'Accademia del buon gusto di quella capitale, ove terminò in un'età avanzata i suoi giorni a dì 19 novembre del 1801. In occasione del Miserere composto d'ordine di Clemente XIII dal cel. Tartini, e cantato nella cappella Sistina mercoledì santo del 1768, il barone Forno pubblicò per le stampe di Roma l'Elogio di Tartini, e lo presentò al Papa: opuscolo assai mediocre. Vi ha ancora di lui, Parere sopra la musica antica e moderna, che insieme col detto Elogio è tra gli Opuscoli suoi stampati in Napoli in 2 vol. in 12º, 1792. Egli contiene alcune buone riflessioni su i progressi e perfezione della musica strumentale mercè le produzioni di Boccherini, di Haydn, di Vanhal, di Pleyel, di Viotti e Jarnowitz, e su l'abuso che da altri ne vien fatto oggidì con volere piuttosto sorprendere col difficile, anzichè dilettare con buona e nitida espressione.
Förster tedesco, cel. compositore del presente tempo ha preso per modello della sua musica instrumentale lo stile e la maniera dell'immortale Haydn. Bramoso d'indovinarne il segreto, si pose saggiamente a mettere in partitura le di lui dotte composizioni, e ne trasse visibil vantaggio rapporto alla maniera di distribuire fra le parti la melodia (V. Carpani lett. 6). Förster ha pubblicati in Vienna quartetti, quintetti e sinfonie, che sono in gran pregio presso gli amatori di buon gusto.
Fraguier (Claudio-Francesco), membro dell'Accademia delle belle lettere, fu da prima Gesuita, ma ne lasciò l'abito per coltivare con più libertà le muse. L'ab. Fraguier assai dotto nell'antica e moderna letteratura e nelle lingue greca, italiana, spagnuola ed inglese trovò nello studio e nella filosofia un compenso ai gran malori, che lo confinarono in casa in un'età poco avanzata. Riguardandolo quì qual scrittore sulla musica, gli dobbiamo alcune Dissertazioni intorno a quella de' greci, che si trovano nelle Memorie dell'Accademia delle Inscrizioni. Egli vi sostiene che questa dotta nazione ebbe la cognizione e la pratica della musica a più parti, e credette di provarlo con alcuni passaggi degli antichi e specialmente di Platone, il suo più favorito filosofo. Burette vi oppose un'infinità di Dissertazioni per provare il contrario, ma egli restò fermo nel suo sentimento. Tra le sue poesie latine, che respirano l'urbanità romana, e le grazie della pulitezza francese vi ha un Poema sulla Musica pubblicato nel 1729, in 12º, intitolato Schola Platonica, perchè scritto su i principj di musica di Platone, il quale benchè sia elegante e terso, si risente tuttavia dello spirito di sistema. Musica tota quid est, numeri nisi cantibus apti? vi dice l'A. formando su i numeri i suoi principj. Morì egli d'apoplesia in Parigi nel 1728.
Framery (Niccola-Stef.) nacque a Rouen nel 1745, e fu uno dei letterati di primo ordine in Parigi, autore di molti drammi per musica, e profondo in questa scienza secondo i buoni principj della scuola italiana. Egli fu che trasse Sacchini in Francia, e più che altri contribuì a spargere tra la nazione il gusto della buona musica italiana. Il suo zelo per gli avanzamenti di questa bell'arte gli fè tradurre in francese il Musico pratico d'Azopardi pubblicato nel 1786 in 2 vol. in 8vo, proponevasi egli inoltre di trattare con M. Ginguené la parte della musica nell'Enciclopedia Metodica; ma non giunse a pubblicarne che il primo tomo nel 1791, oltre al quale si è perduta infin la speranza di averne la continuazione. Il Discorso preliminare, e molti dottissimi articoli sono di M. Framery: nella guerra de' Gluckisti e dei partigiani di Sacchini, egli dichiarossi per quest'ultimo, e nelle Memorie per la storia di Gluck (a Parigi, 1781), trovansi alcune lettere di quest'autore, ed una in versi a M. Larivée contro la di lui proposizione che non v'era in musica se non una sola verità, e che il solo Gluck l'aveva trovata. Nel 1802, egli riportò il premio all'Instituto sulla seguente questione: Analizzare i rapporti ch'esistono tra la musica, e la declamazione (Memoir. de l'Instit. Naz. t. 4 p. 69). M. Framery “illuminato da una conoscenza profonda del suo argomento, ha con molta giustezza valutati i rapporti che possono esistere tra queste due parti ed i vicendevoli sacrifizj che esse farsi debbono.” (M. Raymond, de la mus. dans les Eglises, 1809). Alcun tempo prima egli aveva pubblicato: Avis aux poëtes lyriques, ou de la nécessité du rhythme dans les odes destinés à la musique. Framery è morto li dì 26 novembre 1810, e lasciò manoscritte molte opere attenenti alla musica ed agli artisti.
Francone di Colonia, era celebre nella musica l'anno 1066, e viveva ancora nel 1083. Egli è autore d'un manoscritto, che si conserva nella biblioteca Ambrosiana di Milano, intitolato Ars cantus mensurabilis, che l'Ab. Gerbert ha inserito nella sua collezione (Script. Eccl. de musica t. 3). Par che a Francone debbasi l'invenzione della misura de' tempi nella musica, che fuor di ragione erasi attribuita a Giov. da Muris, più moderno di due secoli. Il MS di cui si servì Gerbert, è molto più compito di quello scoperto da Burney nella biblioteca Bodlejana di Oxford, costando il primo di 13 capitoli e questo di sei, secondo che egli stesso il descrive nel 2º vol. della sua Storia generale della Musica. In un MS. del Vaticano del Compendio di Giov. de Muris vi ha un di lui passaggio, in cui mostra di non pretendere egli medesimo all'onore di essere l'inventor della misura: Guido voces lineis et spatiis dividebat; post hunc magister Franco invenit in cantu mensuram figurarum, etc.
Frank, tedesco di nazione ma stabilito in Pavia, nella di cui università professò la medicina sino a' primi anni del corrente secolo. “Il cel. Frank mio maestro (dice il D.r Lichtenthal), nella sua Polizia medica, t. 3, non solo considera la musica rimedio principale contro le malattie dell'animo, ma la giudica istituto necessario in uno stato. Non voglio, dice questo gran medico e sommo letterato, tessere un elogio alla possanza della musica sul nostro animo, ma essa certo non è il minore ingrediente del balsamo prestatoci dalla Provvidenza contro alle malattie dell'animo. Hanno i medici ne' loro giornali notato più accidenti di malattie guarite dall'incanto della musica, e l'effetto di lei sopra i nervi sensibili è così evidente, che la circolazione e traspirazione alterate dallo stato spasmodico delle parti solide vengono col più gran pro del nostro corpo in breve riordinate. Ma la forza di eccitare passioni, che in essa riconobbe la più alta antichità, è quella che debbe moverci a rendere giovevole agli uomini questo divino rimedio... La polizia deve dunque adoperarsi onde non manchi in una gran città questo efficacissimo mezzo di esilarare e divertire il popolo. Ha però ad essere sollecita di buoni professori di musica, i quali appagando l'orecchio d'un uditore caccino dal suo fianco nelle sue ore malinconiche il demonio della tristezza dacchè ad essi è commessa quest'arte cotanto necessaria alla vita umana e alla pubblica sanità, ec.”
Franklin (Beniamino), nato a Boston nella nuova Inghilterra, a cui devono gli Stati Uniti d'America la loro libertà, e molti utili sperimenti la Fisica, tra' quali dee rimarcarsi il parafulmine di sì gran vantaggio all'umana specie: Eripuit cœlo fulmen sceptrumque tyrannis: fu con ragione il suo elogio. Egli acquistossi inoltre de' nuovi dritti alla riconoscenza de' musici mercè l'invenzione dell'Armonica, nè era sfornito della pratica di quest'arte, poichè sonava egli stesso quest'instromento. Ne' suoi opuscoli trovansi due sue lettere a Milady Kaims ed a Pietro Franklin, in cui tratta di varie questioni sulla musica “da grand'uomo, qual'è veramente, dice il P. Sacchi, ma non però da grande artista. Parla da grand'uomo, perchè ragionando seguita un certo lume del vero, che vedesi splendere innanzi. Non parla da grande artista, perchè non ha considerato quel vero istesso da tutti i lati, come i buoni pratici fanno” (Lett. al C. Riccati). Sicchè col rispetto a lui debito niuno si crederà nell'obbligo di seguire interamente le sue opinioni e sistemi sulla musica. Franklin morì nella sua patria nel 1790.
Franz (Carlo), si è reso celebre in Germania sino alla sua morte avvenuta nel 1811, per essere stato il primo e forse l'unico a sonare l'instromento detto baritono, difficile e piacevole insieme; ed il corno, nel quale produceva egli con la sola mano i semituoni con una sorprendente celerità e purezza, sì nel crescere che nel mancare, della quale singolar maniera di sonar questo strumento ne abbiamo in Palermo un esempio in persona del Sig. Pigneri, che alla sua perizia unisce somma modestia. Franz servì il Principe d'Esterhazy in Vienna per lo spazio di 14 anni, e tutti coloro che hanno inteso sonar da lui il baritono, sono d'accordo nell'attribuirgli un effetto soavemente malinconico. Il pezzo nel quale Franz spiegava più i suoi talenti ed incantava i suoi uditori, era una Cantata che il grande Haydn aveva espressamente composta per quell'istrumento; (V. Gazzet. di Bosler an. 1788). Il baritono di Franz rassomiglia alla viola da gamba, all'eccezione ch'egli è fornito di 16 corde d'ottone nella parte superiore del collo, e di 7 corde di budello. Oggidì è uscito totalmente d'uso, e nemmen quasi si conosce.
Frescobaldi (Girolamo) da Ferrara, fu riguardato al suo tempo come uno de' migliori compositori ed organisti, piazza ch'egli occupò con distinzione nella chiesa di S. Pietro in Roma verso il 1628. Sin dalla prima età erasi reso talmente celebre nel canto che le prime città d'Italia facevano a gara per possederlo, e l'entusiasmo giunse al segno di accompagnarlo ne' suoi viaggi da un paese all'altro, per godere più lungamente del piacere di sentirlo. Tra il gran numero degli eccellenti discepoli formati da costui vuolsi rimarcare Froberger, che l'Imperatore Ferdinando III avevagli indirizzato per istruirlo, e che realizzò di poi perfettamente le speranze, che il suo maestro aveva fatte di lui concepire. Le sue Opere furono pubblicate in Roma nel 1615 e 1637.
Frick (Fil. Gius.), il primo virtuoso tedesco sull'Armonica, ch'egli stesso si era formata sulla maniera di Franklin, e fece in oltre de' saggi per iscoprire una materia simile alla pelle umana, per render quest'instrumento più comodo a dilettanti per mezzo d'una tastiera, ma dopo il 1786, gli fu d'uopo abbandonare l'armonica per il nocivo effetto che produceva sui nervi. Meusel nel suo Lexicon degli artisti cita con elogio un'opera di Frick sul basso continuo, che dice essersi pubblicata nel 1786. Egli viveva ancora nel 1790, in Londra.
Friedberg, maestro di musica in Vienna al servigio del principe Esterhazy, appassionato filarmonico, che aveva una scelta e numerosa orchestra in sua casa. Aveva il principe intesa una sinfonia di Haydn, e s'invogliò, piacendogli molto, di possederne l'autore, ma forse l'invidia e la gelosia di taluno operava sott'acqua contro il cel. Haydn. Friedberg amico ed ammiratore di lui, dolente di questo ritardo, l'eccitò a comporre una sinfonia solenne da sonarsi nel giorno natalizio di S. A. Haydn la scrisse, e da par suo. Venuto il giorno di eseguirla, standosene il vecchio principe in mezzo della sua corte sul suo seggiolone, il Friedberg distribuì le parti della sinfonia convenuta. All'udirla, il principe interrompe i sonatori alla metà del primo allegro e domanda di chi sia sì bella cosa? D'Haydn, risponde il Friedberg, e fa venire avanti l'autore che tutto tremante stava appiattato in un angolo della sala. Il principe lo prese d'allora innanzi al suo servizio come maestro direttore del concerto. Così che il primo passo alla buona fortuna ed alla gloria, Haydn lo dovette all'amico Friedberg. Costui viveva ancora nel 1812, allorchè Carpani pubblicò le sue Haydine (Lett. 5), d'onde abbiamo tratta questa notizia che tanto onore reca al carattere morale di Friedberg.
Friker (Giov. Luigi) di Wurtemberg, inventò una teoria di musica fondata sopra principj d'aritmetica, ch'egli oppose a quella di Eulero; la prese di poi per base di un sistema di metafisica, di cui Oettinger nella sua Filosofia terrena e celeste, t. 2, ce ne ha conservato un abbozzo. Friker ebbe il difetto di perdersi in idee fantastiche, come tutti quei che cercano nella fisica i principj d'un'arte fondata sull'organizzazione dell'uomo. Son questi di quei svarioni così singolari, che può a ragion domandarsi, come abbiano potuto entrare in testa umana?
Frinide, musico di Mitilene, capitale dell'isola di Lesbo. Fu questo il primo, che riportò il premio della cetra nei giochi Panateniesi, celebrati in Atene nell'Olimp. 80. Frinide introdusse alcun cambiamento nell'antica musica, come ne lo accusa Ferecrate, ed Aristofane nella commedia Le Nuvole (Plutarc., de Mus.) Si narra in oltre che presentatosi Frinide nei pubblici giuochi di Lacedemone colla sua cetra di nove corde, l'Eforo ne tagliò due, delle quali era Frinide inventore (Athen. lib. 14).
Fritz (Berthold), cel. fabricante di strumenti, e meccanico di Brunswick, morto nel 1766, pervenne col solo suo genio senza alcuna instruzione a costruire una gran quantità di organi, di piano-forte e clavicembali sì a penna, che a martelli, di cui una porzione se n'è inviata sino nella Russia. Distinguonsi tutti mercè una straordinaria forza ne' bassi. Si è reso anche celebre per il meccanismo di più orologj di musica, di uccelli cantanti, e soprattutto per un pregevolissimo Trattato, che pubblicò in Lipsia nel 1757, sotto il titolo: Anweisung, ec. cioè Istruzione per accordare il forte-piano, i cembali e gli organi per un metodo puramente meccanico, con la stessa esattezza per tutti i dodici tuoni. Questo trattato pubblicossi di nuovo nel 1758; l'A. lascia ai mattematici i loro calcoli sul temperamento, ed assegna a un buon orecchio un circolo di quinte e d'ottave, che basta per accordare gl'istrumenti con la più perfetta nitidezza.
Froberger (Gian-Giac.), sassone, fu dall'Imperatore Ferdinando III mandato a Roma per istudiarvi musica sotto il cel. Frescobaldi. Al suo ritorno nel 1655, questo principe il fece organista della corte, ed egli fu il primo in Germania che compose con gusto per il cembalo. Egli fu in molta stima sì in Francia, che in Inghilterra, d'onde ne ritornò colmo di doni e di onori, e morì in Magonza nel celibato, appena sessagenario. Mattheson possedeva di lui un'opera in 4 parti; nella quale cercò di pingere in musica le avventure de' suoi viaggi (V. Ehrenpf.)
Fuchs (Giorgio-Feder.), compositore de' nostri giorni di sinfonie e di quartetti, nei quali si riconosce molto gusto e talento. Egli si vanta di essere allievo di Haydn, ma i soli che confessava Haydn sono Pleyel, Neukomm e Lessel.
Fuger (Giorgio) di Heilbronn nella Svizzera, fece imprimere nel 1783 a Zurigo un'opera col titolo di Pezzi caratteristici per il piano-forte in num. di 12: Petulanza; vivacità; brio; serenità; gioja ed allegria; tenerezza; desiderio; orgoglio; e temerità; malinconia e inquietudine; pena e minaccia; carezze e lusinghe.
Funk (Christilieb.), professore di Fisica nell'università di Lipsia dopo il 1773, è autore di una Dissertazione latina De sono et tono, di cui ve ne ha una buona traduzione tedesca nel magazino di fisica, mattematica ed economia di Lipsia 1782, col titolo di Versuch ec. cioè, Ricerche sulla dottrina e risonanza del tuono.
Fux (Giuseppe), nato in Gratz nell'Austria, maestro di cappella dell'Imperatore Carlo VI, ebbe al suo tempo la riputazione di un valente compositore, comechè oggidì si conoscan poco le sue opere, il suo nome si è sino a noi conservato per un'opera didattica da lui pubblicata nel 1725, col titolo: Gradus ad Parnassum, di cui se n'è fatta una versione italiana da Alessandro Manfredi da Reggio prete e professore di musica, e stampata in fol. a Carpi nel 1761. Precede a questa edizione una lettera del cel. Piccini, nella quale chiama l'autore un Tedesco pieno di senso italiano, che non lascia di mettere in vista que' principj matematici, che sono la base e il primordio della musica, e lo ha fatto con tale evidenza, che potrebbe restarne appagato il più speculativo Geometra. Con buona pace però del Piccini, gli anderebbe quì bene, Sutor ne ultra crepidam. Quest'opera sebbene abbia qualche merito in ciò che riguarda la composizione e la pratica, è poi difettosa per molti rapporti. È insoffribile la prolissità del 1º Libro, che senza alcun frutto si raggira in far mostra di geometria e di aritmetica; nel secondo l'A. insegna le parti della composizione relative a tutte le specie di contrappunto, e siegue la tonalità e l'armonia ecclesiastica, ma non ne dà i principj. Se in alcune parti dell'opera è assai metodico, in altre poi senza necessità se ne dispensa. In quanto alla maniera del suo ragionare e allo stile, fanno l'una e l'altro pietà. Eccone un picciol saggio: egli vuole spiegare cosa sia il modo nella musica. Il modo (sono le sue parole) è una serie d'intervalli contenuti fra i limiti d'un'ottava, e una collocazione nel vario e diverso sito de' semituoni, il che si riferisce a quel detto d'Orazio: Est modus in rebus, sunt certi denique fines (p. 128.) etc. Un tal ragionamento è degno d'Arlecchino; tutta l'opera è sullo stesso fare, e quando l'A. non si sente nè pur in istato di offrire simili spiegazioni, ne esce con promettere in appresso de' rischiaramenti, e finisce sempre con lasciarci a bada. Malgrado questi difetti, quest'opera ebbe ne' scorsi tempi gran spaccio in Allemagna e in Italia, finchè sorsero altri migliori scrittori di didattica nell'uno e nell'altro paese. Leo la raccomandava a' suoi allievi come classica, e mio padre a suo consiglio se ne provide in Napoli. Io stesso, scrive nella cit. lett. Piccini, ne ho conosciuta a buona pruova l'utilità quando me ne fu caldamente raccomandato lo studio del cel. professor Durante, il quale già in Napoli mi fu maestro, ec. Il grande Haydn non potendo avere ne' suoi primi anni viva voce del maestro, si abbandonava, dice leggiadramente il Carpani, a questo armonico alcorano di Fux, che egli si aveva distribuito in quinternetti, de' quali ne portava sempre uno in tasca. Fux morì verso la prima medietà dello scorso secolo.
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Gabory (Mr.) nel 1771 pubblicò in Parigi Manuel utile et curieux sur la musique du tems, ove in più luoghi tratta egli della misura nella musica, e propone un pendolo atto a produrre un'egualità universale di misura. Diderot, Sauveur e molti meccanici come Renaudin, hanno proposto sì fatti cronometri, ma il migliore è un valente musico, dice Rousseau, che ha gusto, orecchio e sa batter la musica.
Gabrieli (Caterina); una delle più rinomate cantatrici del p. p. secolo, nata in Roma nel 1730, fu scolara del gran Porpora. Nel 1745, cantò sul teatro di Luca e fu generalmente ammirata. L'Imper. Francesco I, la chiamò quindi a Vienna, e le lezioni che ebbe da Metastasio finirono di formarla nell'azione e nel recitativo; per il che essa preferiva più che ogni altra virtuosa i di lui drammi. Le grandi ricchezze che ella possedeva allorchè venne in Palermo nel 1765, sono gran prova dei favori da lei ricevuti in Vienna. Il suo talento andava del pari colla bizzarria e 'l capriccio. Il vicerè di Sicilia aveva invitata a pranzo la Gabrieli con la primaria nobilità di Palermo: come essa tardava a rendersi all'ora stabilita, mandò quegli in sua casa per farla avvisata che la compagnia l'attendeva. Essa incaricò l'inviato di far le sue scuse, e far sapere ch'erasi dimenticata dell'invito. Sua Eccellenza voleva perdonarle quell'impertinenza, ma quando i convitati andarono al teatro, la Gabrieli rappresentò la sua parte con la più gran negligenza, e cantò sotto voce tutte le sue arie. Il vicerè offeso la minacciò del castigo, ma ella divenuta più rigogliosa e più fiera dichiarossi, che ben si poteva farle gridare, ma che non la si potrebbe mai far cantare: S. E. la mandò nelle pubbliche carceri, dove si rimase per dodici giorni, nel quale tempo essa dava dei sontuosi banchetti: pagò i debiti de' poveri prigionieri, e distribuì per carità grosse somme di danaro. Il Vicerè fu costretto di cedere, ed essa fu posta in libertà in mezzo alle acclamazioni de' poveri. Non potè mai risolversi di andar in Inghilterra. Sul teatro di Londra, essa diceva, io non sarò più padrona di far quel che voglio, se mi salta in testa di non cantare la plebaglia mi farebbe degli insulti, e forse mi regalerebbe delle sassate; voglio dormir quì meglio in buona salute, quando ciò sarebbe ancor nelle carceri. Nel 1775, l'imperatrice Caterina II, la chiamò a Pietroburgo, ed essa dimandò cinque mila ducati per soli due mesi. Nè pure, disse l'Imperatrice, io dò questa somma a' miei feld-marescialli. In questo caso, ella rispose, V. M. potrà far cantare i suoi feld-marescialli. In Milano nel 1780 cantò con Marchesi e poi con Pacchirotti, mettendo l'uno e l'altro cel. cantante in molta gara e soggezione, ma non spiegò mai meglio tutto il potere della sua voce che in Lucca nel 1785, allorchè Guadagni era il suo eroe in teatro ed in camera.
Gaffurio (Franchino), uno de' più dotti teorici del suo tempo, era nato a Lodi nel 1451. Fu prete, e dopo di avere studiato a Mantova ed a Verona, diè delle pubbliche lezioni di musica in Cremona ed in Bergamo, e nel 1483 divenuto maestro della cattedrale di Milano fu professore nella scuola pubblica di musica, che a suo riguardo quivi eresse il duca Sforza, sino alla morte nel 1525. Egli faticò con molto zelo e successo a rischiarar la teoria e la pratica di quest'arte, e tradusse o fece tradurre in latino le opere de' Greci. Egli è il primo autore moderno sopra la musica, di cui siano state impresse le opere. Abbiamo di lui: Theoricum opus harmonicæ disciplinæ, Neap. 1480, Mediol. 1492; Practica Musicæ, Mediol. 1496, Ven. 1512; De harmonicâ musicorum instrumentorum etc. Mediol. 1518; Apologia adv. J. Spatarium, 1520. M. Burette molto lo loda per la cognizione ch'egli mostra de' Greci Armonici (Mem. de l'Acad. des Inscr. t. 8).
Galeazzi (Francesco) da Torino, nel 1791 pubblicò in Roma, Elementi teorico-pratici di musica, 2 vol. in 8vo. Questa opera è pregiatissima e con ispezialità per quel che riguarda l'arte di sonar il violino.
Galilei (Vincenzo), il padre del Colombo della moderna filosofia era gentiluomo fiorentino versatissimo nelle mattematiche, come lo chiama Viviani, e principalmente nella musica specolativa, della quale ebbe così eccellente cognizione, che forse tra i teorici moderni di maggior nome, non v'è stato chi di lui meglio, e più eruditamente abbia scritto, come ne fanno chiarissima testimonianza l'opere sue pubblicate, e principalmente il Dialogo della Musica antica e moderna, in Firenze 1581 (Vita di Gal. Galilei, 1718). Trovasi in questo Dialogo molta erudizione e buon senso, tranne la traduzione alla moderna nota delle cifre musicali di due greci inni, e di uno a Nemesi ritrovati nella libreria del Card. Sant'Angelo, che Burette, Rousseau e Martini han copiata, e con ragione ha mossa la bile al dotto Requeno. (Veggasi ciò che costui ne dice alla p. 351 del 2º t.) Non men che nella teoria della musica fu Vincenzo dottissimo nella pratica, e celebratissimo nell'età sua, cosichè molto egli contribuì agli avanzamenti della medesima (V. l'artic. Bardi e Caccini). Morì egli dopo il 1586.
Galilei (Galileo), figlio del precedente, nato in Firenze nel 1564, da legittime nozze. Ne' suoi primi anni conoscendo la tenuità della fortuna del padre, aggravato da numerosa famiglia, e volendo pur sollevarlo, si propose di far ciò colla assiduità negli studj. I suoi diporti coll'insegnamento del padre suo, erano nella musica, e nel toccar il cembalo ed altri stromenti, ne' quali pervenne a tanta eccellenza, che trovossi a gareggiare co' primi professori di que' tempi in Firenze ed in Pisa: quale gusto per la musica conservò sempre sino agli ultimi giorni, comechè il suo genio e i suoi gran talenti tutto l'occupassero della fisica e delle mattematiche. A' suoi tentativi e al suo zelo dobbiamo l'invenzione de' telescopj, e 'l primo, con cui osservò egli i pianeti, non era che una canna d'organo, nella quale aveva posti i suoi vetri. Fu anche sua invenzione la semplice e regolare misura del tempo per mezzo di un pendolo che è stato poi adottato all'uso della musica. Tra' suoi opuscoli in una sua lettera al Picchena rammenta quello de sono et voce, che si è perduto: ma in uno de' suoi Dialog. delle due nuove scienze tratta egli di proposito della musica (Viviani l. c.). Di quanti sistemi si sono inventati sulla musica, niuno è stato così universalmente ricevuto da' geometri, come quello di Galilei. Molti che trattano del temperamento degl'intervalli, mettono per base delle ricerche il sistema di Galilei: egli vi propone il sistema del ritorno simultaneo delle vibrazioni, ma in tutti questi punti è stato dottamente attaccato dal Eximeno, provando che un tal sistema non può sussistere. “Il suo ingegno, egli dice, non lo salvò dall'errore proprio degli uomini dotti, che è voler tutto spiegare pe' principj, de' quali sono o seguaci o inventori.” (V. dell'orig. l. 1, c. 1.). Galilei morì cieco nel 1641, in età di 78 anni.
Galland (Antonio), morto professore di lingua araba nel collegio reale in Parigi nel 1715. Nel 1º t. dell'Accad. delle Iscriz. vi ha di lui: Histoire de la trompette et de ses usages chex les anciens, che Mad. Gottsched ha tradotta in tedesco.
Gallimard, nel 1754 pubblicò in Parigi, La théorie des sons applicable à la musique, ove esattamente dimostransi i rapporti, e tutti gl'intervalli diatonici e cromatici della scala.
Gallo (Vincenzo), Frate conventuale siciliano, così celebre di que' tempi nella musica che fu eletto dal re per maestro della Real cappella di S. Pietro, e della cattedrale di Palermo insieme dall'Arcivescovo. Del profitto de' suoi onorarj egli ne ingrandì il convento del suo ordine detto dell'Annunziata, in una colonna della quale chiesa vi si legge scolpito Musica Galli. Egli viveva sulla fine del sec. 16º. Nel 1596, furono stampate in Roma una sua messa a due cori, ed un'altra a 12 voci in 3 cori: e nel 1589, alcune sue composizioni a 5 voci in Palermo. (Mongit. Bib. Sic.)
Galuppi (Baldassare) detto Buranello, da Burano sua patria, 24 miglia lungi da Venezia. Il cel. Lotti fu il suo primo maestro di contrappunto; in età di 20 anni diede al teatro di Venezia la sua prima opera, che sfavorevolmente accolta gli servì a notare ed evitare i difetti, de' quali si era attaccata, per l'avvenire. In poco tempo egli divenne per così dire, il solo possessore dei teatri italiani; fu eletto maestro del conservatorio degl'Incurabili, e della chiesa di S. Marco. In età di 63 anni venne chiamato a Pietroburgo coll'onorario di quattro mila rubbli annuali, oltre l'alloggiamento, e l'equipaggio. Dopo la prima rappresentazione della sua musica della Didone, l'Imperatrice donogli una scatola d'oro, guernita di diamanti, e mille ducati, che Didone, diceva ella, avevagli lasciati per testamento. Il dottor Burney lo conobbe già di ritorno in Venezia nel 1770, nel seno della sua famiglia numerosa e ricca, che pieno di attività e d'immaginazione proseguiva le sue fatiche sino alla morte giuntagli nel 1785, di sua età 82. Egli era macilento, di piccola taglia, ma di un nobile e piacevole portamento: gajo e vivace come un giovine, sì nel carattere, come nelle opere. Spesso in queste contraveniva egli al rigor delle regole, e diceva poi agli scolari: Avete sentito? avete notato? ma bisogna esser Galuppi per farlo. Tanto compensava coll'originalità delle idee, e la bellezza della melodia. Sunt delicta, quibus ignovisse velimus, Hor. Egli fu de' primi a lussureggiare negli accompagnamenti. Il bello musicale, era uso egli dire, consiste nella unione di queste tre qualità: vaghezza, chiarezza, e buona modulazione. Il Carpani lo chiama il Bassano della musica, e rapporta alcuni di lui graziosi aneddoti (Lett. 7).
Galvano (Luigi) da Bologna, cel. anatomico morto nel 1798. La scoverta da lui fatta di molti fenomeni sull'organizzazione animale, il di cui principio si avvicina a quello dell'elettricità, ha formato un nuovo ramo della fisica medica, cui i dotti dal nome del suo inventore han detto galvanismo. Egli faticando inoltre sulla fisiologia de' volatili, si ristrinse ad esaminare il senso dell'udito, e trovollo in questi così delicatamente organizzato, che questo è il motivo, egli dice, che li rende sensibili cotanto agli accordi del canto e della musica. Egli discoprì il primo un canale uditorio, simile all'aquedotto di Fallopio nell'uomo, ed una cavità ossosa cui diè il nome di antivestibolo.
Garnerio (Gugl.), professore di musica circa 1480, davane allora un corso pubblico per far conoscere i suoi principj e le sue cognizioni. Per questo mezzo acquistò tale celebrità, che Ferdinando re di Napoli, volendo stabilire una scuola di musica, chiamollo colà affinchè unitamente a Gaffurio travagliasse a quella fondazione. Ecco il principio della celebre scuola napoletana (V. Hawkins).
Gasman (Floriano Leop.), maestro di cappella della gran Maria Teresa, e di Giuseppe II, ed ispettore della biblioteca imperiale di musica in Vienna la più compiuta e più numerosa di Europa, di cui ne formò il generale catalogo. Nacque egli in Boemia, e dopo avere appreso i primi elementi della musica nel collegio de' gesuiti, viaggiò in Italia per rendervisi perfetto, venne due volte in Venezia, e vi si fece ammirare per l'eccellenza e 'l gusto delle sue composizioni. Il dottor Burney rincontrollo in Milano nel 1770. Chiamato alla corte di Vienna ne formò le delizie per l'originale bellezza e solidità della sua musica. Al sapere tedesco univa la cantilena italiana, e le sue produzioni sì per teatro che per chiesa sono tuttora decantate come le migliori di quel tempo, comechè M. Framery a torto il dica un maestro meno che mediocre. Il suo Dies iræ, e la Betulia liberata sono de' capi d'opera dell'arte. Egli fu l'unico maestro del gran Salieri, a cui diceva Gluck: “Sapete che cosa manca al Gasman, nulla, fuorchè un poco della mia impostura.” Nel 1772, fondò egli la Società delle vedove e pupilli della musica, che M. Teresa e Giuseppe II, protessero e le assegnarono un fondo di 8000 annui fiorini. Ciascuna vedova ne ritrae un'annua pensione di 400 fiorini: e due volte all'anno in Avvento e in Quaresima per sostegno della Società eseguisconsi in Vienna degli Oratorj de' migliori maestri, il che ciascuna volta produce l'esazione di più di due mila cinque cento scudi. L'arte il perdette assai presto nel 1774 in età di 45 anni. Egli era un pò rigorosamente attaccato alle regole. Un suo scolare mostravagli un dì una sua composizione in C, nella quale dopo la quarta battuta passavasi all'elami maggiore. Il salto è troppo grande, gli disse Gasman, non è preparato abbastanza, non può andare. Eppure l'ho provato, rispose lo scolare, e ci va; al che prontamente replicò il maestro: figliuol caro, anche quel non so che, che i turchi pongono di dietro ai poveretti che impalano ci va; ma come ci va?
Gaspar (Mich.), nel 1783 fece imprimere in Londra una sua opera col titolo: De arte medendi apud priscos, musices ope etc.
Gasparini (Francesco), da Roma, uno de' più gran compositori del secolo 18º, fu maestro del conservatorio della Pietà in Napoli, ed ha lasciata molta musica di chiesa a' suoi tempi pregiata. È anche autore di un'opera, che sebbene manchi di chiarezza e di ordine, non è tuttavia dispregevole. Essa ha per titolo: L'armonico pratico al cembalo, Venezia 1708, e di cui ve n'ha una sesta edizione nel 1802. Egli fu dei primi a dare nelle sinfonie una parte diversa dal primo violino, e maggior movimento ai secondi. Michelangiolo Gasparini, lucchese, fu allievo di Lotti, abile cantante ed eccellente compositore sul finire dello scorso secolo.
Gasse (Ferdinando), napoletano, tuttora vivente in Roma, studiò in Parigi nella classe di M. Gossec, e nel 1805 riportò il gran premio di composizione nel conservatorio di musica, dopo il quale fu mandato in Roma per perfezionarsi in quest'arte. Mehul, in un rapporto alla classe delle belle arti dell'Instituto nel 1808, parla con elogio di un Te Deum a due cori, e di un Christo in fuga a tre soggetti, e a sei voci composti da questo giovane, e d'una gran scena italiana, la quale dà a divedere ch'egli potrà riuscire nel genere di teatro e di chiesa.
Gassendi (Pietro), Regio professore di mattematica in Parigi, e celebre per il gran numero delle sue opere di filosofia ed altre scienze, morto Prevosto della cattedrale di Digne nel 1655. Come Mersenne e Descartes suoi amici scrisse eziandio un trattato di musica, Manuductio ad theoriam musices, Lugduni 1658, a cui oggidì non è più d'uopo ricorrere.
Gattey, nel Giornale di Parigi del 1783, num. 22 vi ha di lui una lettera intorno ad una macchina, per mezzo della quale troverebbonsi notate le composizioni de' musici, sonando la tastiera d'un instromento. Nell'archivio delle nuove scoverte a Parigi 1810, si ha di M. Lenormand un'altra macchina per notare la musica a misura che si compone sul cembalo, che è stata poi portata alla perfezione di notare distintamente in sino le figure ed i tempi da M. Nabot meccanico di Londra (V. t. 2, p. 249-252).
Gatti (l'abbate), nato in Mantova, dee annoverarsi tra' più pregiati compositori d'oggigiorno in Italia. La sua Olimpiade rappresentata in Piacenza nel 1784, vi ebbe molto successo, come del pari il suo Demofoonte in Mantova nel 1788. Nel magazino del Sig. Ricordi in Milano si ha di lui impresso la Morte di Abele, Oratorio.
Gattoni (l'abbate) italiano. Verso il 1786 inventò un'Armonica-meteorologica, che cogli armoniosi suoi suoni predice il menomo cambiamento che dee avvenire nell'atmosfera. La varietà e la forza de' suoni, che essa produce, è in proporzione del grado più o meno forte de' cambiamenti che vi si operano, o che aspettar se ne debbano (V. Corrisp. d'Amburgo 1786, n. 161).
Gaudenzio, secondo il Requeno, è un greco scrittore di musica posteriore a tutti gli altri, di cui ci rimane l'Isagoge o Introduzione armonica, composta (come quegli vittoriosamente lo prova) da' centoni degli anteriori scrittori, senza intelligenza varie volte di quello che copiava; come suole avvenire ne' tempi in cui le arti danno l'ultimo respiro. Egli era un puro pratico, ed anteriore al 5º secolo dell'era cristiana, poichè Cassiodoro dice che Muziano suo amico aveva tradotta l'opera di Gaudenzio in latino: non ha il merito, che se gli attribuisce da' moderni, come dal Meibomio, dal Martini, ed altri, i quali son usi a citarlo unitamente con Aristosseno, Aristide, Tolomeo ec. “Sarebbe stata, dice il sullodato A., cosa più onorevole a Gaudenzio, s'egli ci avesse dato, come Bacchio, cognizioni pratiche dell'armonia, che l'aver tessuto gli estratti di Aristosseno, di Nicomaco, e di Aristide sotto l'ordinario titolo di Armonica introduzione, senza capire i differenti sistemi.” (t. 1. ec.)
Gaudenzio (Andrea Papio), canonico di Anversa, di cui vi ha Libri 2 de consonantiis seu pro diatessaron, Antuerp. 1581, in 8vo, eccellente opera secondo Brossard. Era nipote di Levino Torrenzio vescovo di Anversa, e morì in un bagno all'età di 30 anni nel 1581.
Gautherot, dell'Accademia delle scienze ed arti di Dijon, musico profondo, se egli non brillava nell'esecuzione, poteva al manco, mercè de' sicuri principj, insegnare le infinite combinazioni, e far conoscere le risorse della musica. Dotto nell'Acustica, abbiamo di lui un'eccellente Memoria sulla Teoria de' suoni: occupato delle scienze fisiche conobbe profondamente i misterj dell'elettricità e del galvanismo. Egli morì in Parigi nel 1803.
Gaveaux (Pietro), nato a Beziers nel 1764, in età di 10 anni aveva terminati i suoi studj musicali, ma avendo ricevuto d'Italia lo Stabat di Pergolesi, ne rimase così incantato che si disponeva a partire per Napoli, per vie più perfezionarsi nella musica sotto Sala celebre contrappuntista, se non che ve l'impedirono delle ragioni di famiglia. A Bordeaux apprese la composizione dal maestro di quella cattedrale Francesco Beck, e cominciò a scrivere per teatro con felice successo a Bordeaux, a Montpellier e a Parigi. Egli ha imitato la maniera italiana, ed è riuscito con ispezialità ne' finali, dove ha saputo rifondere la scienza ed il genio: attualmente trovasi maestro nella Real Cappella in Parigi.
Gaviniès (Pietro), il Tartini della Francia e caposcuola pel violino, nacque a Bordeaux. Dalla prima età studiò quest'instromento, e di 14 anni sonò in Parigi tre concerti di seguito, che con la sua esecuzione ferma e briosa recò della sorpresa e gettò i primi fondamenti di sua celebrità. Ciò che eminentemente il distingueva, era una qualità di suono così puro ed espressivo, che faceva sospirare il suo violino: luttò vittoriosamente con Ferrari, Pugnani, e Stamitz. Viotti dopo averlo inteso gli diè il nome di Tartini francese. Nel 1794, il Conservatorio di Parigi il volle professor di violino, e ciascun anno i suoi allievi riportarono il premio. Tra questi distinguonsi Lemierre, Paisible, Capron, Leduc, l'ab. Robinot, Imbault, Guenin e Baudron. Al genio della sua arte riuniva egli un sodo giudizio ed uno spirito culto, per cui cattivossi l'amicizia di Rousseau, comechè il filosofo fosse poco comunicativo. Aveva saputo prendere tutti gli stili, e trasmetterli a' suoi allievi. Morì di 74 anni nel 1800. La Contessa de Salm ne pubblicò l'elogio nel 1802. Un anno avanti la sua morte, nel 1799, pubblicò: les vingt-quatre Matinées, concerti e sonate più difficili dei Capricci di Locatelli, e di Fiorillo.
Gauzargues (Carlo), abbate di Noblac, dopo di aver fatti de' buoni studj nelle scienze naturali e nella teologia, come si era ancora profondamente occupato della musica, fu per 12 anni maestro di musica nella Cattedrale di Nimes, e vi formò dei distinti allievi. Una gran riputazione che l'aveva preceduto in Parigi, sostenuta da quei doni naturali che attraggono, e da uno spirito assai culto, lo fè ricevere nella cappella del re in quella capitale, e colmar di benefizj. I suoi tentativi per andar a risedere nella sua badia di Noblac furono inutili, e conservò, suo malgrado, il posto di maestro della R. Capp., finchè nei furori della rivoluzione vittima del decreto di proscrizione fulminato contro i preti, Gauzargues fu caricato di ferri, restituito quindi in libertà, ma spogliato de' beni che gli avevano acquistati i suoi talenti. In questo tristo stato terminò i suoi giorni nel 1794.
Gazzaniga (Giuseppe) da Venezia, morto, pochi anni sono, maestro di cappella in Verona, compositore espressivo e nitido. Dopo l'anno 1771 scrisse moltissimi drammi serj per i teatri d'Italia, e nel 1780 per il nostro di Palermo, che gli acquistarono gran nome non che nell'Italia, ma in Francia ancora ed in Germania. In Palermo scrisse egli una Messa, che piacque allora moltissimo, per la solennità che celebrano i musici di S. Cecilia; egli era stato allievo di Sacchini e ne imitò perfettamente la legiadria, e chiarezza dello stile.
Geminiani (Franc.), uno de' più famosi allievi del Corelli, nato in Lucca, ebbe le prime lezioni di musica da Alessandro Scarlatti. La più parte di sua vita passò egli in Londra, e il dottor Avison cita nella sua opera le di lui composizioni quai modelli d'una eccellente musica instrumentale. Le sue opere di teoria pubblicaronsi in Londra. 1. Trattato del buon gusto, e regole per eseguire con gusto. 2. Lezioni per il cembalo. 3. L'arte di sonar di violino, contenente le regole necessarie per la perfezione. Sieber nel 1801 ne ha dato una nuova edizione. 4. L'arte d'accompagnare, o nuovo metodo per eseguire facilmente e con gusto sul cembalo. 5. Dizionario armonico, o guida sicura alla vera modulazione, Londra 1742, questo è il frutto d'una fatica di 20 anni: dicesi che sia sufficiente di porre in istato di comporre quei medesimi, che non hanno veruna tintura della musica. Che felicità se fosse ciò vero! Ve ne ha una traduzione francese in Parigi 1756. Geminiani morì in Dublino in età molto avanzata nel 1762.
Genlis (Mad. de), assai nota per i suoi romanzi istruttivi, e profondamente dotta nella musica, tuttora vivente in Parigi. Le dobbiamo un Metodo di arpa impresso nel 1805, che ha avuto il più gran successo e un incredibile spaccio, per cui se n'è fatta una 2.ª edizione. Quest'opera contiene nel suo testo delle curiose ricerche sull'arpa, e delle lezioni della più grande chiarezza: vi si sviluppano i principj generali dello studio degl'instromenti, che esiggono l'egualità delle due mani, come il piano-forte e l'arpa. Queste idee appartengono a Mad. Genlis, avendone già data la più gran parte, trent'anni sono, nel suo romanzo Adela e Teodoro.
Gerber (Ernesto), nel 1790 pubblicò a Lipsia in tedesco un Dizionario storico di musica, che serve di continuazione a quelli di Prinz e di Walther; M. Fayolle, dice “che sebbene quest'opera soddisfi più de' dizionarj di quegli autori, lascia tuttavia a desiderar molto di quel che lo comporti questa sorta di opere, qualunque siasi l'indulgenza che meritano. Potrebbe farsi un lungo catalogo delle omissioni, degli errori, delle contraddizioni che vi si trovano; e dà principalmente a diveder nel suo autore un'ignoranza visibile della storia dell'arte. Malgrado tutti questi difetti, che forse imputar si debbono a particolari circostanze, quest'opera è importante e utile: essa ci è stata di grandissimo ajuto, e come confessar ci è d'uopo, ha servito di base al nostro travaglio, che è in gran parte una rettificazione e correzione di quello di Gerber.” In tal caso bastava di dire: Et veniam damus, petimusque vicissim: senza di ciò chi non darebbe lo stesso giudizio del dizionario di M. Fayolle?
Gerbert (Martino), principe abbate della congregazione benedittina di S. Biagio nella Selvanera, che ad una scienza molto estesa univa lo spirito più elevato e 'l carattere più semplice e più amabile: sin da giovane concepì quell'affezione per la musica, a cui dobbiamo le sue dotte e penose ricerche sulla storia di quest'arte. Nella mira di renderle più profonde e più utili, intraprese egli un viaggio di tre anni in Francia, in Italia e in Allemagna; pervenne, colla sua autorità, a farsi mostrare i tesori più reconditi, soprattutto le biblioteche de' conventi, ed attinse in tal maniera nelle primarie sorgenti i materiali per la sua Storia della musica di chiesa. In Bologna, strinse la più intima familiarità col P. Martini, con cui convenne di comunicarsi a vicenda le loro ricchezze. Il numero di diciassette mila autori raccolti dal Martini sorprese in vero l'ab. Gerbert, ma egli assicura che più di altrettanti avevagliene fatti conoscere da lui estratti dalle librerie di Germania. Egli pubblicò nel 1774 De cantu et musica sacra, a prima ecclesiæ ætate usque ad præsens tempus, in 2 vol. in 4º. Dà però a lui maggior diritto alla riconoscenza dei letterati e degli artisti un'altra più importante opera del 1774, Scriptores ecclesiastici de musicâ sacrâ ex variis Italiæ, Galliæ et Germaniæ codd. MS. nunc primum editi etc., dessa è una collezione di oltre a 40 autori originali sulla musica, disposti secondo l'ordine cronologico, dal terzo secolo sino all'invenzione della tipografia, in tre gran volumi in fol.; è divenuta per disavventura così rara che è assai malagevole il procacciarne una copia. M. Forkel ne ha dato una lunga e ragionata analisi nella sua Storia della musica. L'ab. Gerbert è morto d'una infiammazione di petto nel 1792, in età di 73 anni.
Gervasoni (Carlo). Milanese, professore e maestro di cappella di Borgo Taro. Egli fece un corso compito di studj, e nel 1781, dice egli stesso, di avere terminato quello della mattematica sotto il cel. ab. Frisi in Milano; benchè possedesse allora già in buona parte la pratica della musica. Nel 1800 pubblicò in Piacenza La Scuola della musica divisa in tre parti, in 2 vol. in 8.º, opera che non manca di merito, benchè l'A. abbia il comune pregiudizio di sostenere, che sia la musica parte della matematica, e che somministri i mezzi più opportuni per acquistare le più sublimi cognizioni della musica speculativa. Si lagna inoltre che la più parte de' compositori non cura lo studio della matematica, perchè crede che questa niente affatto contribuisca alla pratica della musica. Per la pratica poi è un pò troppo, e pare che l'A. voglia millantarsi alcun poco con questo suo trascendente zelo per la necessità della matematica nella musica. Dà egli per altro delle buone regole di pratica, degli esempj bene scelti; mostra dell'erudizione e dello studio, ma uno stile pesante e sommamente diffuso ne rende penosa e faticante la lettura. Nel 1804, Gervasoni diè ancora alla luce in Parma Carteggio musicale con diversi suoi amici professori e maestri, in 8º, di cui vi ha una 2ª edizione in Milano dello stesso anno. Non possiamo giudicarne, non essendoci venuto ancora alle mani.
Gesner (Salomone) di Zurigo, il più delizioso ed amabile e pieno di sensibilità fra i poeti tedeschi, quivi morto nel 1787, non avendo compiti ancora i 60 anni di sua età. Tra' suoi idillj uno ve n'ha sull'Invenzione della lira e del canto, che gli dà un diritto di qui occupare un articolo. Può questo leggersi nel 2º t. della versione francese di M. Huber delle di lui opere, a Lione 1783, in 12º.
Gherardesca (Filippo), nato in Pistoja, cel. compositor per teatro e per chiesa, doveva la purità del suo stile alla scuola del P. Martini, ed all'assiduità del suo studio sugli autori di musica italiani ed alemanni. Aveva cognizioni molto profonde sulla natura dell'armonia, alle quali univa uno squisito gusto: conosceva ed amava le scienze, le arti, la letteratura e soprattutto la storia. Morì egli in Pisa maestro della cattedrale del 1808 in età di 70 anni. Tra le sue composizioni deesi rimarcare, come un capo d'opera in questo genere, la messa di Requiem per la morte del re d'Etruria.
Giardini (Felice), nato in Torino, prese da fanciullo lezioni di violino dal cel. Somis, allievo di Corelli. Venne di poi in Napoli, ove nelle orchestre divertivasi sommamente di far de' preludj, e di variare i passaggi che doveva eseguire. Raccontava egli stesso come un dì essendosi posto Jommelli accanto a lui nell'orchestra, guadagnonne un sonoro schiaffo in premio de' ricami ch'egli aggiungeva alla sua parte di accompagnamento. Giardini fu molto applaudito in Parigi ed in Londra, ove fece imprimere le sue opere per violino, e vi fondò una scuola. Niuno uguagliavalo nell'esecuzione degli adagio per la forza e l'espressione del sentimento. Egli morì a Mosca in età di 80 anni nel 1796. Prima del suo viaggio in Russia ceduto aveva al Sig. Ciceri da Como il violino di Corelli ch'egli possedeva.
Gin (Pier Luigi), diè una traduzione francese dell'Iliade, nella quale Omero spensieratamente se la dorme dal principio sino alla fine. Nel 1802 pubblicò ancora un libricciuolo De l'influence de la musique sur la littérature, in cui l'A. buonamente pretende che ai progressi della musica attribuir si debba il decadimento della letteratura francese nel sec. 18º. Qui ridiculus minus illo?
Ginguené (Pier Luigi) si è molto occupato della letteratura italiana, e della storia della musica. Egli ha fatto, unitamente con Framery il primo tomo nell'Enciclopedia metodica della parte della musica. Gli articoli di M. Ginguené sono in gran parte tradotti dalla storia di Burney, ma molte altre cose eccellenti vi ha del suo. Egli era stato uno de' più fervidi partigiani di Piccini nell'accanita guerra in Francia de' Gluckisti e Piccinisti: nel 1779, pubblicò: Entretien sur l'état actuel de l'Opera de Paris, che nel Mercurio di quell'anno gli trasse addosso un'asprissima critica di M. Suard. Nel 1801, egli diede al pubblico una notizia assai interessante Sur la vie et les ouvrages de Nic. Piccini, ove sembra aver egli modificate le proposizioni avanzate nella sua giovine età, per il che debbono sapergli buon grado tanto i partigiani di Gluck che quei di Piccini.
Girault (Cl. Saverio), membro di più società letterarie, ha inserito nel Magazino Enciclopedico di Parigi t. 1, anno 1810, Lettre sur la Musique des Hébreux à M. Millin, in cui l'A. fa delle ricerche di una molto estesa erudizione, ed offre una compiuta descrizione della musica religiosa, dal figlio di Matusael inventore degl'istromenti, sino all'epoca in cui la Religione cristiana potè spiegare in pubblico le cerimonie del suo culto.
Giroust (Franc.), dotto compositore di musica di chiesa, fu nel 1775 pe' suoi talenti scelto dal re in Parigi per maestro della sua cappella, e soprintendente di tutta la sua musica. Quest'era allora il posto più eminente, a cui l'ambizione d'un uomo della sua arte poteva aspirare. Egli vi si rese celebre, particolarmente per la musica di alcuni Oratorj, e dell'Ode di Thomas sopra il tempo, come dei passi i più importanti dell'Epistola al popolo di questo Poeta. La fatale rivoluzione del 1789 avendogli fatta perdere tutta la sua fortuna, si ridusse per vivere a vender miele e latte, agli abitanti di Versailles, dove finì i suoi giorni nel 1799. La sua vedova inconsolabile nel 1804 diè al pubblico una notizia storica della vita di suo marito.
Girowetz, compositore tedesco de' nostri giorni di eccellente musica strumentale, ha fatto, secondo il Carpani, uno studio particolare sulle composizioni di questo genere dell'immortale Haydn, sino a metterle in partitura, e indovinar così il segreto dell'ottima ripartizione della melodia fra le parti. Egli ne ha saputo prender bene il carattere e la ricchezza delle idee, e formarsene uno stile leggiadro, ed un gusto tutto nuovo.
Giulini (Giorgio) di nobil famiglia nato in Milano nel 1714, ove studiò i diversi rami dell'istruzione sotto la guida di uomini dotti. Diessi in oltre con molto ardore allo studio della musica, e viene annoverato tra i buoni compositori di musica strumentale. Il conte Giulini fu sommo amico del P. Sacchi, e v'ha di costui un'Epistola in versi a lui diretta, nella quale lo invita ad unirsi seco per promovere la musica sacra ed eroica. Dopo la sua morte avvenuta nel 1779, il cel. Fontana ad istanza del Sacchi ne scrisse l'elogio.
Gizziello (Gioach. Conti, detto), ebbe questo nome dal cel. cantante Gizzi, che fondò una scuola circa 1720, e nella quale più che altri riuscivvi il Conti. In Italia, dove da prima fecesi ammirare in Roma, non si conosce che sotto il nome di Gizziello: passò quindi in Londra nel 1736, e cantò su quel teatro diretto da Hendel; tornò in Italia, cantò in Madrid nel 1750, e da per tutto fu l'oggetto dell'ammirazion generale. Egli era così eccellente nel patetico, che più volte trasse le lagrime dal suo uditorio, genere di talento oggidì molto raro.
Glareano (Ericio) di Glaris nella Svizzera, il di cui nome era Arrigo Loris, nella letteratura ebbe per maestro il grande Erasmo, di cui divenne amicissimo, e questi nelle sue lettere ci rappresenta Glareano qual uomo di un sapere universale e profondo. Il di lui maestro di musica fu Giov. Cocleo, e nel 1547 egli pubblicò in Basilea il suo Dodecachordon in fol., che oggigiorno è divenuto assai raro. Quest'opera di Glareano è di somma importanza, in quanto ci fa perfettamente conoscere lo stato della musica pratica nell'epoca in cui fioriva la scuola fiamminga. L'autore morì nel 1563. M. Choron ha promesso di dare una nuova edizione di quest'opera nella sua collezione de' classici.
Glauco di Reggio, uno de' celebri pitagorici d'Italia, fioriva cinque secoli innanzi l'era volgare. Secondo l'uso di quei filosofi coltivò con ispezialità la musica, e vi riuscì moltissimo. Egli, secondo Plutarco (Dial. de Mus.), scritto aveva dei più celebri musici, e sulla scienza medesima, de' libri, che più non esistono (V. Disc. prelim. p. 111).
Glauca, celebre sonatrice di citara, per la sua straordinaria bellezza e 'l suo valore nell'arte musica divenne la favorita del re Tolomeo Filadelfo d'Alessandria (Ælian., de Nat. animal. I, 1). Plinio nella stor. natur. (L. X), Plutarco (de solert. animal.) ed Eliano (Var. Hist. L. IX) raccontano, che essa col suo suono e col canto attraeva in fino i bruti, e rendevaseli familiari.
Gluck (il cav. Cristoforo), nacque a Neüdorf villaggio della Boemia nel 1714, giovane apprese in Praga la musica, e all'età di 17 anni portatosi in Italia, fu per più anni scolare del Sammartini in Milano. Ma, a dir vero, questo genio immortale dee a se stesso tutta la gloria di avere creato un sistema musicale-drammatico, dove tutto è connesso, dove la musica mai si slontana dalle situazioni di persone, di tempi, di luoghi, e dove l'interesse risulta dall'insieme perfetto di tutte le parti del dramma e della musica. “Io ho visto molte partiture italiane, diceva a un suo amico Rousseau, nelle quali si trovano bellissimi pezzi drammatici, ma parmi che il solo Gluck abbia l'intensione di dare a ciascuno de' suoi personaggi lo stile che può lor convenire, e quel che io trovo più da ammirare si è che questo stile adottato una volta non più si smentisce.” (V. Anecdot. sur le chev. Gluck par Bern. de Saint Pierre) Ristretti negli angusti confini di un articolo, nulla diremo della vita e delle innumerevoli composizioni di questo grand'uomo, nulla delle fazioni che formaronsi in Francia dai partigiani di costui e di Piccini: specie di guerra che riguardossi come una parodia di quella tra' molinisti e giansenisti, e rimettiamo i Lettori alle Memorie per servir alla sua storia pubblicate in Parigi nel 1791, in 8.º, dove molto vi ha per altro da apprendere per le dotte analisi dell'ab. Arnaud della musica di Gluck; ed all'artic. Allemagne dell'Encicl. metod., in cui lungamente si fa la di lui storia. Il celebre maestro di cappella e fecondo autore Reichardt nel 1810, ne ha scritto la vita in tedesco: ma nulla dar può migliore idea delle profonde meditazioni da lui fatte su la sua arte, quanto le due epistole dedicatorie in fronte alla sua opera dell'Alceste, ed a quella di Paride ed Elena: egli vi si mostra dadovvero musico-filosofo, che unendo i precetti alla pratica “ha più d'ogn'altro contribuito a ricondurre nel buon sentiero la musica teatrale italiana spogliandola delle palpabili inverosimiglianze che la sfiguravano, studiando con accuratezza somma il rapporto delle parole colla modulazione, e dando alle sue composizioni un carattere tragico e profondo dove l'espressione, che anima i sentimenti va del pari colla filosofia, che regola la disposizione dei tuoni.” (Arteaga t. 2). Gluck morì in Vienna d'apoplesia nel 1787, ricco di 600 mila franchi in circa. I Tedeschi riguardano tuttora Gluck come il primo dei compositori drammatici, e su i teatri fanno ancora rappresentare le sue opere tradotte nella loro lingua: “Grazie al possente genio di Gluck (dice uno de' più celebri scrittori d'Allemagna, M. Wieland), eccoci dunque giunti all'epoca in cui la musica ha ricuperati i suoi dritti: egli, egli solo è colui che l'ha ristabilita sul trono della natura, d'onde la barbarie l'aveva fatta discendere, e d'onde l'ignoranza, il capriccio e 'l cattivo gusto tenevanla sinora lontana.” Il carattere di Gluck era franco e pieno di rettitudine; ma focoso, iracondo. “Per riscaldare la sua fantasia, e trasportarsi in Tauride, o Sparta, o nell'Erebo, aveva d'uopo di situarsi nel mezzo d'un prato. Ivi col suo cembalo innanzi, due bottiglie di sciampagna accanto, a cielo scoperto scriveva le due Ifigenìe, i lamenti d'Orfeo, e le amorose tracotanze di Paride ec.” (Carpani Lett. 13). Egli aveva una nipote, M. Anna Gluck, che si aveva adottata per figlia, cantante di una squisita sensibilità, e che parlava e scriveva perfettamente più lingue. Dell'età di 11 anni cominciò ad apprender la musica da suo zio, ma egli, in uno di quegli accessi d'impazienza, che erangli assai familiari, abbandonolla. Millico, fortunatamente venuto allora in Vienna, offrì allo zio di farne un nuovo saggio, e colla più grande soddisfazione di Gluck, le sue lezioni ebbero un felice successo. Portossi col suo zio in Francia, ove ebbe una graziosa accoglienza dalla corte. Poco dopo il suo ritorno in Vienna, cadde gravemente ammalata; Giuseppe II, le mostrò un vivo interesse, con mandare ogni dì in sua casa per aver nuove del suo stato; ma ella morì all'età di 17 anni nel 1776. Gluck ne fu inconsolabile: Il a perdu une nièce charmante, scriveva al Cesarotti M. de Voght, qui l'attachoit à son art, et qu'il pleure encore. Evvi una cantata posta in note da M. Becke impressa ad Ausburg nel 1777, intitolata: Lamento sulla morte della gran cantatrice Nanetta de Gluck.
Gnecco, nato in Genova fu destinato da' parenti al commercio, ma il suo genio musicale lo portò a calcar le orme degli Anfossi, dei Sacchini, dei Cimarosa e dei Paesiello. Egli ha scritto la musica di più opere buffe, come le Nozze di Lauretta; Gli Amanti Filarmonici; La Prova d'un opera seria; Carolina e Filandro; I Bramini; l'Argante; il Pignattaro; la Cena senza cena; le nozze de' Sanniti, e la Prova degli Orazj e Curiazj. Quel che distingue questo celebre compositore tra' moderni, è una maniera facile ed ingenua, una gajezza libera, e l'imitazione di Cimarosa nella parte strumentale. Nel momento, che la sua riputazione cominciava a ben stabilirsi, venne egli da immatura morte rapito in Torino nel febbraro del 1811.
Gorsse (Luigi), nelle note al suo poema Saffo pubblicato in Parigi nel 1801, annunzia un'opera col titolo: Philosophie de la musique. Per farla bene vi bisognerebbe un filosofo musico, il che è raro, od un musico filosofo, il che è più raro ancora.
Gossec (Franc. Gius.), uno de' tre ispettori, e professore di contrappunto nel Conservatorio di musica in Parigi, formossi da se medesimo, e non ebbe altro maestro che la natura. Il solo studio sulle partiture de' gran maestri perfezionò il suo talento; come l'illustre Haydn, ha mostrato gran pena di non aver potuto viaggiare in Italia, e visitar le diverse scuole di quel paese. Nel 1774, fu scelto capo della scuola di canto eretta dal bar. de Breteuil. All'epoca della rivoluzione, divenne maestro di musica della guardia nazionale, e nel 1795 fu scelto unitamente a Cherubini e Méhul ispettore e professore del Conservatorio. I suoi allievi, hanno per la più parte riportato il gran premio dell'Istituto. Gossec pressochè ottagenario conserva ne' suoi discorsi e nelle sue composizioni tutta la vivacità di un giovine. Sino all'anno 1810, viveva ancora; egli ha scritto moltissimo per teatro e per chiesa, ma la sua musica non è conosciuta in Italia, tuttochè molto applaudita in Francia. Come scrittore didattico egli ha pubblicato: Principes élémentaires de musique, in 2 vol. in fol.