SCENA III.
PIETRO, MARGHERITA, FABRIZIO.
(di fuori) Son io, don Pietro.
(con giubilo) Non è la voce del signor conte?
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(turbandosi) Mi pare di sì.
Apri, apri.
(alza il lucchetto e si ritrae.)
(facendo capolino) È permesso?
(andandogli incontro, cerimonioso) Avanti, avanti, signor conte.... Siete in casa vostra, lo sapete.
(avanzandosi) Vi saluto, Don Pietro. (Con un cenno del capo) Signorina....
È la pioggia che vi mena da queste parti?
Avete ragione, sono manchevole....
Non dico per questo. (Gli toglie di mano il cappello.) Margherita, una sedia....
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No, no... Me ne vado subito.... Ho da recarmi a Roma, e forse più lontano,... e ho stabilito di partire stasera, col treno delle sei e quaranta....
(ne ha una scossa.)
Ah? Di partenza?
Sì, e giacchè debbo sbrigare ancora qualche faccenda a casa....
C'è tempo, c'è tempo.... Ma, del resto, eccomi a voi. Quali comandi, signor conte?
Nessuna preghiera, don Pietro. Prima di partire, desidero di saldare quel conticino.
(giubilante e affaccendato) Caro signor conte, voi siete un portento... voi siete un prodigio.... Margherita, una sedia, t'ho detto.... Che cosa fai lì, come una statua?
Non ce n'è bisogno, don Pietro....
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(tremante e con lo sguardo rivolto altrove per non lasciarsi scorgere, gli avvicina una seggiola.)
Grazie, signorina.
(portando la seggiola presso la scrivania) Qui, qui! (Quasi costringendolo a sedere) Accomodatevi, ve ne prego.
Sì, ma non perdiamo tempo.
Eh, che volete! La sorpresa... il piacere.... Voi non potete immaginare come arrivate opportuno.... (Sedendo dall'altro lato della scrivania) La manna nel deserto!... E tu, Margherita, non salti dalla gioia?
(tenta di sorridere.)
(a Fabrizio) È commossa. Vedete, non ho vergogna di dirvelo: senza di voi, oggi, io e lei avremmo passata la giornata così... a bocca asciutta.
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(siede presso la tavola, a lavorare all'uncinetto, sempre perplessa, sofferente, con le orecchie tese.)
Cioè, a bocca asciutta, no, perchè questa è una bottiglia di Cognac.
Posso offrirvi? (Ne versa nel bicchierino.)
Grazie, no.
Alla vostra salute! (Beve e tossisce.)
Non bevete, don Pietro; dobbiamo parlare di affari.
Per me, oramai, è come l'acqua. Sono all'ordine, io. (Apre un registro sulla scrivania.)
(cava di tasca qualche carta. — Piano:) Vorreste pregare la signorina di allontanarsi un poco?
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(forte) Oh, non vi preoccupate! Quella lì non ci disturba.
(subito) No davvero.
Tuttavia....
Niente, niente. Lasciatela stare.
(malvolentieri) Come volete.
Il conto completo delle spese fatte nella settimana precedente alle elezioni ve lo mandai martedì, e, se non sbaglio, è quello che avete in mano.
Perfettamente.
E dovete convenire che, fra tutti i vostri collaboratori elettorali, don Pietro è stato il più economico.
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Economico, così così.
Oh! oh! Mi date un dolore....
Veniamo al quatenus, se non vi dispiace.
Veniamoci.
Secondo la vostra noticina, la somma che vi versai il giorno sette fu tutta esaurita.
I cento voti che vi promisi li avete avuti sì o no?
Va bene, li avrò avuti.
E la neutralità di quel camorrista di Attanasio Belfiore dovevo o non dovevo ottenerla a qualunque prezzo?
Ma va benissimo....
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Le carrozze che servirono a portarvi tutti gli elettori sciancati e paralitici, dovevo o non dovevo pagarle?
(spazientito) Ho capito, don Pietro, ho capito....
E non lo sapete che feci risuscitare otto morti affinchè venissero a votare per voi?
O Dio, don Pietro, finiamola!
Volevo ragionare, volevo.
Ma che ragionare! Abbiamo assodato che quella somma fu esaurita?...
Sissignore.
E non ne parliamo più. C'è stata qualche altra spesa che per caso abbiate dimenticata?
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Siete d'una delicatezza degna del nome che portate. Un momentino. (Legge nel registro, mormorando:) «Conte Fabrizio Fabrizii... Conte Fabrizio Fabrizii... Conte Fabrizio Fabrizii»... (A lui) Nessun'altra spesa, signor conte. (Altero di questa sua risposta) Cheh!... Questo significa aver le mani pulite!
(si stringe nelle spalle) Sicchè, ora non mi resta che compensarvi di tutto ciò che avete fatto per me. Se il risultato non è stato quello che voi più di tutti mi facevate sperare, io non ve ne serbo rancore. Anzi... desidero di remunerarvi largamente... molto largamente....
(il cui volto s'irradia) Signor conte!
(ascolta impallidendo.)
... Anche perchè... mi avete resi tanti altri favori....
Servigi sempre.
... e il vedervi, proprio ora, ridotto in queste condizioni....
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Agli estremi! agli estremi!
... mi rattrista, mi fa male....
Troppo buono!
Sì, voglio lasciarvi (sottolineando le parole, affinchè Margherita comprenda) una grata memoria di me; e, uscendo da questa casa, voglio sapervi lieto, voglio sapervi felice... insieme con la vostra figliuola.
(inebriandosi) Non senti, Margherita?
(cui manca la voce) Sì, sento, babbo.
(a lui) È commossa.
Ma intanto... ho da chiedervi un ultimo piccolo favore.
Ordinate.
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(pianissimo) Voi, di certo, non avrete distrutte alcune lettere mie riguardanti qualche affaruccio,... In esse non c'è nulla di grave... Nondimeno,... se me le renderete, io, francamente,... starò più tranquillo.
(abbassando la voce più di lui) Mi offendete.
Via, don Pietro, ci conosciamo....
Io non so che cosa intendiate dire, ma,... per non contrariarvi... (apre un cassetto della scrivania, e cerca) obbedirò. (Dandogli un pacchetto di carte) Ecco le vostre lettere.
(dopo averle contate) Oh, bravo! Così mi piace! (Si alza.)
(con premura e smarrimento) Come!! Ve ne andate?
(amaro e fiero) Adesso siete voi che offendete me!
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Eh! Potrei rispondere alla mia volta che... ci conosciamo....
Siete un impertinente!
(mutando) Ma appunto perchè ci conosciamo, io ho piena fiducia nella vostra parola.
(contenendosi) Ciò non mi commuove che mediocremente. Sorvoliamo. (Pausa. — Cavando fuori una busta) Questa busta è per voi.
(più che mai inquieta, guarda con la coda dell'occhio.)
(avidamente tende le mani.)
Prima di prenderla, però, voi mi dovete promettere, mi dovete giurare che non sciuperete questo danaro per i vostri vizii e per le vostre solite stravaganze. (Con gentilezza e con sincera bontà) Vi parlo da amico, don Pietro. Ricordatevi che avete una figliuola grande e che tutto ciò che sperperate è tolto a lei, verso cui avete dei sacri doveri.
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(umilmente) Nella vostra voce c'è qualche cosa di buono e di affettuoso a cui non sono abituato. Ve ne ringrazio, signor conte... E io vi giuro sul mio ono... (s'interrompe, mortificato; indi, si corregge) vi giuro... sull'onore di Margherita....
(Come per un fluido magnetico, s'incontrano gli sguardi, furtivi, di Margherita e di Fabrizio.)
(continuando)... che questo danaro, dal quale sottrarrò appena quel poco che è necessario alle esigenze momentanee, sarà conservato, scrupolosamente... per lei.
(si leva, frenandosi e parlando senza fiato) No, babbo.... Io... non potrò mai permettere che....
(con giocondità) Silenzio, tu! Quello che potrai permettere lo saprai più tardi.
A voi, don Pietro. (Gli consegna la busta.)
(col cuore palpitante apre la busta e subito il suo volto si anima e i suoi occhi brillano di stupore e di ebbrezza.) Signor conte!... Che cos'è questo?!... [pg!44] Ma io sogno!... Io non merito tanto! (Mostrando con la mano in alto, in preda ad una gioia pazza, i biglietti di banca) Margherita! Margherita!
(si sorregge alla tavola.)
(spaventato) Margherita!... Figlia mia!... Tu sei pallida....
(ritrovando la forza nella sovraeccitazione) Babbo, tu non devi accettare quel danaro!
Non devo accettarlo? O scherzi, o impazzisci!
Non le date retta, don Pietro!
(gridando) Non devi, non devi accettarlo!
(dilatando le pupille) Non devo accettarlo? (Invaso dal dubbio atroce) Ma perchè?... Ma perchè?... (Un silenzio.) Margherita? Parla, parla: perchè non devo accettare il suo danaro?...
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Non lo hai ancora compreso?! Ebbene, te lo dico io....
Parla!
(prorompendo) Perchè esso è il prezzo della mia colpa....
(disperatamente, gettando via il danaro) No!
Tacete, Margherita!
Perchè esso è il prezzo del mio peccato....
No! No!
(con lacerante veemenza) È il prezzo del mio povero amore, del mio amore sciocco e insensato, ed è ciò che egli paga, intendi?, è ciò che paga a me e a te per avere il diritto di licenziarmi come si licenzia la serva di cui non si ha più bisogno!
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(alla figlia, sentendosi strozzare dal dolore e dall'ira) Esci.... Esci di casa mia.... Esci.... Vattene... Mi fai ribrezzo!....
Babbo!
Mi fai ribrezzo!... Vorrei essere cieco per non vederti, vorrei essere sordo per non udire la tua voce. (Terribile) Esci!
Vi prego, don Pietro....
Non parlo con voi, signor conte. (A Margherita) Esci! (Restano tutti e tre qualche momento in silenzio, come paralizzati.)
(lenta e dimessa, singhiozzando, si avvia per uscire.)
(con un impeto subitaneo) No, aspetta! (Supplichevole) Aspetta! (Pausa.) Te ne andavi davvero, eh?... Dove andavi?... (Sottovoce) Le strade [pg!47] sono piene di pericoli... e, tra poco... (avendone un brivido) sarà notte.... (Poi, rivolgendosi risoluto a Fabrizio) Signor conte, voi non mi lascerete così la mia figliuola.
(cortese) Don Pietro, innanzi a lei non possiamo parlare liberamente.
È giusto. (A Margherita) A te: hai inteso?
Sì.
(la prende per un braccio, e, con lieve violenza, la conduce verso la porta a sinistra, parlandole all'orecchio concitatamente:) Mi hai confessato tutto?
(sempre singhiozzando) Tutto.
Non hai altro da dirmi?
Niente altro.
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Non hai conosciuto che lui?
Lui! Lui!... Il solo! (Via.)