SCENA IV.
PIETRO E FABRIZIO.
(chiude l'uscio, raccoglie i biglietti e li porge a Fabrizio in atto quasi di preghiera.) Riprendete, signor conte....
(pazientemente, scrollando il capo, intasca i biglietti.)
Ora, potrete rispondere. Voi non me la lascerete così la mia figliuola.
Don Pietro, io non vi capisco.
(tutto tremante nella voce) È tanto semplice, è tanto naturale, è tanto chiaro....
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Gli è che siete troppo eccitato. Parleremo con più calma un'altra volta.
Ma qui non si tratta d'un qualche affare che riguardi voi e me. Qui si tratta di lei, della mia creatura,... infame sì, ma sventurata.... E noi non abbiamo il diritto di prolungarle questi momenti d'angoscia.... Parleremo adesso, signor conte.
(rassegnato, siede.) E parliamo.
Voi, da quel galantuomo che siete, non negate, non potete negare che la mia creatura, quando ha conosciuto voi, era una ragazza onorata.
Non lo nego.
Non potete negare che la sua confessione... quella che le è uscita di bocca un momento fa... è stata veritiera.
Non nego neanche questo.
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E dunque, ragioniamo: la responsabilità di chi è?
Di tutti e due, perchè Margherita non è più una bambina e io non sono nè un seduttore, nè un ingannatore.... Ci siamo amati, ci siamo piaciuti, siamo stati deboli, imprudenti.... Non dovrei parlare così, ma voi mi ci costringete. Ognuno di noi due ha la sua parte di responsabilità.
Ah, già! (Animandosi dolorosamente) Responsabile il maschio, responsabile la femmina! La natura umana è uguale per tutti, come la legge. Senonchè, questa eguaglianza finisce dove finisce il peccato e dove comincia la pena. La responsabilità è comune, sissignore, ma la femmina sconta la sua debolezza con la vergogna di tutta la vita, e il maschio la sconta con alcune migliaia di lire o, qualche volta, solamente con un'alzata di spalle. Ecco l'uguaglianza della natura umana! (Pausa.) Signor conte, io sono e sono stato sempre una persona orribile, perchè, nascendo, ereditai, insieme con un po' di triste ingegnaccio, tutti i germi che man mano si sviluppano per ammiserire un uomo. Pure, un giorno, dopo un momento di brutalità, quando mi trovai dinanzi una povera donnetta che non aveva commessa altra colpa che quella a cui io l'avevo trascinata, sentii il desiderio e la necessità di farne mia moglie. (Con tenera soavità) Mi visse due anni, e furono i più lieti della mia esistenza.... [pg!51] Non sentite lo stesso desiderio, la stessa necessità, voi, che siete una persona sana e virtuosa?
Ma come c'entra tutto questo? Io non comprendo come voi, che, in fondo, siete un uomo assai intelligente, mi possiate chiedere sul serio ch'io sposi vostra figlia. Il suo caso mi sta a cuore più che non crediate. Le ho voluto bene veramente e ancora gliene voglio, ancora mi piace.... Mi separavo da lei per evitarle... guai peggiori. Prontissimo a qualunque accomodamento, ma sposarla?!... sposarla?!
Sposarla, s'intende!
Via, non scherziamo. Io non sono un uomo superiore, e non aspiro ad esserlo. Se la società in cui viviamo è fatta male, volete che la rifaccia proprio io?
Sposare una ragazza che vi si è data anima e corpo significa rifare la società?
Significa sfidarla, il che è più pericoloso.
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La sfidereste se non foste sicuro dell'onestà di lei.
Ma non devo esserne sicuro io; ne devono essere sicuri gli altri.
Il vostro nome è una garanzia.
Il mio nome esige precisamente ch'io dia conto agli altri della rispettabilità di mia moglie.
E allora a che serve un nome come il vostro se esso non è la marca di fabbrica che può garantire la rispettabilità della donna a cui lo date?
Don Pietro, voi mi obbligherete a dirvi delle cose molto crudeli....
Ma dite, dite....
Voi dimenticate o fingete di dimenticare la circostanza più importante.
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La circostanza più importante è che quella ragazza è rovinata.
La circostanza più importante, la circostanza che esclude le speranze, le discussioni e i cavilli, don Pietro, è che essa è....
(intuendo) Zitto, per carità!
(vibratamente)... è che essa è vostra figlia!
(colpito e annichilito, non può pronunziare una sillaba.)
(alzandosi) Tutto sommato, è bene che voi abbiate udito il suono di queste parole. Ma io vi domando: se anche amassi Margherita sino alla follia, in che modo potrei distruggere tutto ciò che le sta d'intorno, in che modo potrei annullare il vostro passato, il vostro presente, tutta la vostra vita, tutto il discredito — per non dir di peggio — della casa in cui ella è nata ed è vissuta? Sì, vi scalmanate in favore delle donne.... Ne sposaste una probabilmente perchè essa non aveva per padre [pg!54] un uomo come voi e perchè voi non avevate niente da perdere e niente da sacrificarle. Ma per vostra figlia, che avete saputo fare?
(oscillando da capo a piedi come preso dalla paura) No, no, non continuate, non continuate....
Fra questi medesimi muri, che mi accoglievano di nascosto, io avevo visto le cose più strane e più equivoche. Venivo qui quando volevo. Trovavo una fanciulla sola, sempre sola, disfatta dalla noia e dalla malinconia, inutilmente desiderosa di una vita attiva e proficua, abbandonata a sè stessa....
(quasi vedesse il triste quadro con le sue pupille dilatate e fisse) È vero!
... senza una risorsa, senza un sollievo....
È vero!
... disposta a preferire qualunque lotta, qualunque rischio e financo la perdizione all'ozio lugubre del suo carcere. Nessuna traccia dell'autorità e dell'affetto paterno ci frenava, ci tratteneva, ci correggeva; nessun ostacolo si opponeva a me, nessuno [pg!55] a lei.... E mentre la solitudine contribuiva ad aumentare gli scoraggiamenti e le insidie nell'animo della vostra figliuola, che facevate voi, don Pietro?... Dove eravate?... Dove eravate?
(sfinito, esausto, parlando a stento) Basta, basta, per pietà.... Non ho più la forza di ascoltarvi.... Avete ragione.... L'avaro losco, che nasconde il suo tesoro in un pozzo senza fondo, non lo ritrova e non ha il diritto di ritrovarlo.... Avete perfettamente ragione.... Ma non mi tormentate più.... Mi aspettano ancora tante torture.... Concedetemi una tregua... e concludiamo il nostro colloquio.
(con affabilità contenuta) La conclusione è che Margherita potrà sempre contare sul mio affetto. Credevo di giovarle rompendo ogni legame e facendole indirettamente... una mia doverosa offerta. Ma io come io non desidero che di continuare ad essere per lei... quello che sono stato sinora, assumendo l'impegno... di provvedere alla sua vita, senza restrizioni.
(come ebetito) Questa è la vostra proposta?
Questa.
Siamo intesi. (Un silenzio.) (Un'idea tremenda gli occupa d'un subito il cervello.)
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A rivederci, Don Pietro
Riceverete a casa la risposta di mia figlia, fra pochi minuti.
Come vi accomoda. (Fa per andare.)
Non volete neppure stringermi la mano?
(torna, porgendogli la destra) Ma sì.
(gliela stringe e gliela trattiene) E non lo dimenticate questo saluto.
Perchè?
Perchè... se Margherita vi dirà di sì.... Don Pietro andrà a fare il galoppino... nell'altro mondo.
Non dite scioccherie!
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A voi sembra assurdo che un uomo della mia qualità non abbia il coraggio di assistere alla... discesa della sua figliuola?... (Lugubre) E intanto è così, signor conte, è proprio così.
Vedrete, vedrete. Accomoderemo le cose in maniera che....
... che tutti saranno soddisfatti?
Precisamente.
E io non ne dubito.
Di nuovo, a rivederci, don Pietro....
Sì, sì, a rivederci.
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