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Èl Sgner Pirein cover

Èl Sgner Pirein

Chapter 12: I BIGLIETT DLA LUTTARÌ
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About This Book

A collection of humorous sketches and epistolary pieces in regional dialect that follows a comic provincial gentleman and his household through petty misadventures, domestic quarrels, and everyday embarrassments. The writings alternate lively letters, short scenes, and reminiscences, using sharp irony and affectionate satire to evoke local customs, family tensions, and the clash between old-fashioned manners and changing life. A framing preface gives a nostalgic, elegiac tone, so the work balances playful caricature with a gentle, bittersweet compassion for its characters and their foibles.

I BIGLIETT DLA LUTTARÌ

Caressum sgner Derettòur!

Mo el j ein vaghi coss quèsti, dseva quèl sart ch' pruvava el brag a Bergunzòn[13], che non si abbia d'avere un momento di pace! Finè onna sòtta ql'altra e via che la vadi che è un vero piacere... Se ci dicco che al mondo quando si nasse disgraziati, sarebbe meglio tornare indietro... in ti n'i mod per quello che si gioisse, si è sempre a tempo, l'è quèl che dice sempre la mia Lucrezia ed ha ragione, come l'ho anch'io. Non faccio per farmi l'apologia, che an j è dùbbi che a sia ed quî dai reclam, comme dicono adesso, a quelli che si arampigano da per tutto...; mo non faccio del male neanche ad una mosca... d'inverno spezialmèint... e sissignore che trovo sempre della gente ch'em tol a streina, a bruciaticcio, e mi perseguita vitta natural durante! Mo che senti cossa mi capita. L'era un pzulètt che quel ragazzi mi stavano dietro dicendomi: vadi là babbo comperi i biglietti della lotteria di Verona, che si può vincere per fino 20 lire... e a dirla, non parlavono a un sòurd, come dice l'averbio, perchè i giuochi d'azzardo sono la mia pasione e anzi, quant a mi trov, non guardo alla spesa, che tùtt i ann per la lotteria dèl giovedè grass, am acquistava èl mî brav bigliètt[14] in sozietà con la mî famèja e a dir la verità però quelli che lì della lotteria di Verona erano bellini l'è vèira, ma j eren anch carùzz, una lira l'ùn che capiranno che può essere anche un discapito per chi non abbia che 19 soldi.

Basta, io però a stava sempre in cerca per vèdder di avere qualche facilitazione, e un dè che transigevo per Via Rizzoli, a vèdd in mòstra dal tabaccaio delle Spaderie dei biglietti che erano andati piuttosto giù di colore a star lì alla polvere ed alle intemperie.

Io che sono filosofo, a fazz, nel mio interno, a degh: quelli che li è certo che a una sibizione diminuita me li ammollano che non ci par vero, e a m'inòulter int èl negozi e dicco: scusi, il prezzo ristretto di quei bigliettini che lì? A j è poch ed prezi ristrètt, mi si risponde: un franco l'uno. — Va bene pei nuovi, a degh me, ma non vede quelli in mostra come sono deperiti nel colore, e qua e là, col debito rispetto, vi sono delle evacuazioni moscovite?

Per tutta risposta mi si gettano a riddere in faccia come avessi detto una facezia! Io faccio le mie giuste creminazioni... e loro si macellano sempre più dal riddere... e me ne vado col sorriso della compassione sopra i labbri, che voleva proprio dire: Poveretti si capisse che non mi capite!! Ma non per questo avevo dimesso il pensiero. Picchiate, picchiate e sarete aperto, com suzzèss a quèl ch' j spaccon la tèsta, e anch'io feci lo stesso.

A dess colla mia famiglia... — Abbiate piacenza, lasiamo pasare la smania della lotteria, e vedrete che li avremo a prezzi ridotti.

E quando me la sono messa in testa, dseva quèl ch' s'incollava la pirocca, è difficile che me la levino.

La mia idea fitta l'era dònca di volere dei biglietti di Verona a prezzo più basso. Infatti la decorsa settimana a pass per via Broccaindosso e a vèdd due monelli che si divertivano a zugar con questi biglietti, e ne dovevano avere otto o dieci e favano conto ed zugar al cart. Ecco Pirein, mi dicco in un orecchio, il parmense ti cade sui maccheroni, e mi avvicino con disinvoltura ai ragazzetti esclamando: oh che bei bigliettini! Scommetto che se vi dò mezzo franco cadauno me li cedete eh?

E poi mi venne lo scrupolo di dire: abuserei forse della sua inespertezza? Sarebbe per caso un caso di truffa fraudolenta come diccono alla Corte d'Assisie? e allora aggiunsi: badà che so che costano un franco, ma j ein tant strafugnà che per quel prezzo l'è diffezil vèndri.

Il maggiore di quell'altro, mi risponde: Mo ci pare, ce li diamo anche per niente, capirà noi ci siamo divertiti abbastanza e li rigettiamo via.

Allora mi son creduto nei propri deritti di accettarli pel prezzo suddetto, piuttosto che lasciarli finire nel rusco, e a j ho sbursà cinque lirette.

Vado a casa feliz e cuntèint, per la bazza comme sopra e scadagnon può ben di leggeri figurarsi la gioja dell'intera famiglia.

L'Ergia che come sassi l'è la più struvita, chè l'è arliva del scol ormal, la dis: Babbo per vedere se abbiamo vinto bisogna andar dal sgner Bus, dal signor Buchi, che fa il cangia-valute lì in principio del portico lì presso Scagliarini il cappellaio.

Non me lo faccio dire duve volte, e vado filato da lui, e faccio, dicco:

— Che scusi bene, arêl la pazenzia ed guardarum a sti bigliett di Verona, che a j ho cumprà stamatteina? Non avevo finito la parola, che lui si teneva duro l'epa tanto scrichiolava dalle risa... esclamando:

— Mo, stamatteina cossa? S' l'è un mèis che la vendita è finita, e la luttarî è già stata estratta... mi dispiace dirle che lo hanno mistificato, questa è carta sporca... e niente altro!!!

I vomini di spirito si riconoscono alle circostanze, e me mi hanno appunto riconosciuto quando riprendendo i miei biglietti, me li sono rimessi in saccoccia digand: benone, i sran bon pr'impiar la peppa. Si figurino che fra le altre cose da dòp che a sòn al mònd a n'ho mai spèis un zentesum nè in pepp, nè in bucchein, e gnanch in zigal; insomma il fummo in genere mi rivolge lo stomaco, scusino, ma è così. La cossa però era spiritosa lo stesso e fece furore...

Come po quî ragazzû avessero ancora dei biglietti mentre avevano già fatta l'astrazione, quèst è quèl che nè io, nè la mia famiglia arriveremo mai a capire.

Mo, al dè d'incû zo, bisògna asptarsli tùtti, com dseva quèl cuntadein che i polisman cunduseven in Palazz.

Dal rèst però, s' crèddni che a brusa? com dseva quèl rustezz moi... e tersuà a lòur sgnòuri.

Dall'Ehi! ch'al scusa..., 26 aprile 1884.