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Èl Sgner Pirein

Chapter 24: IMPRESIONI ROMANE
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About This Book

A collection of humorous sketches and epistolary pieces in regional dialect that follows a comic provincial gentleman and his household through petty misadventures, domestic quarrels, and everyday embarrassments. The writings alternate lively letters, short scenes, and reminiscences, using sharp irony and affectionate satire to evoke local customs, family tensions, and the clash between old-fashioned manners and changing life. A framing preface gives a nostalgic, elegiac tone, so the work balances playful caricature with a gentle, bittersweet compassion for its characters and their foibles.

IMPRESIONI ROMANE

Romma 23 giugno 1889.

... Chi lo avrebbe detto l'anno pasato che io ero a Bologna senza nessuna edea di dire vado via, e invece quest'anno che sono qui all'ombra del goliseo, comme dicano, ma che non è micca vero, perchè invece cè un sole che si cuciscono le ova in bisacca, a quelli che le avessero ben inteso.

La Lucrezia poveretta da para suva, si climatiza abastanza, non accosì l'Ergia, che ha sempre l'agitazione di dire che passano gli anni e sono sempre qui, e quanto poi sente che qualche signorina si è fatta alla sposa, colle compartecipazioni tutte indorate a diversi colori, ci torna la tosse nervina, che il professore dice che non è niente e ci ordina la noce vomica, e non ha micca tuti i torti perchè si diventa anzianete condanate a stare collo scaldino vicino al fuvoco comme quel cane che va a dormire sul casonzino dalla legna da bruciare con dei gnicchi che pare un omarino vero.

Non ci starò a descrivere le belezze della città dei Cesari Lugli[21] che lo vedo sempre che fa il calegino e il giovinotto perchè già lui le conosce che vi sono dei marmori e delle stoccature che le danno anche qui che bisogna provare per crederlo. Quando si va dentro si dice: è tutto qui? Ma poi basta misurare gli spargolini dall'acqua santa per dire che strazz d'una cisa, che cencio di una chiesa! Quando si viene fuvori i duve fontanoni che primma si vedevano davanti si vedano didietro che fanno l'acqua polverizata e cossì quelli che per la meraviglia restano a bocca aperta fanno le nalazioni a gratis e nel mezo cè una punta di macigno con dei gerolifici che sono belli perchè nessuno li capisce.

Su per la scalinata vi sono dei nidi di ciucciari vomini, donne e piccolini che diccono che sono lì per beleza perchè sono artistichi e quanto più sono sporchi, e più di accosì non si potrebbe, tanto più sono artistichi, e che viene ad essere comme la corconzola, il quale dicano che con più cè la muffa e i bigattini tanto più è buvona, ma io primma ci vorrei dare la santonina. Non ci pare?

In quanto alle donne che si veddono, io ci guardo poco perchè la Lucrezia è celosa, ma sono fatte senza colomia e i neonati posono dire: va là mònd ch'a t'ho gudò, perchè sembrano proprio i macamondi di dire questa è l'Africa e questa è l'America, quella che lì la via lattea e via discorrendo.

I mezzi di trasporto sono infiniti e gli omnis che per tre soldi vi conducano a spaso per delle mezze ore intere, siccome si va su e giù, così ora vi sono quattro cavalli, ora tre, ora duve e ora si potrebbe fare anche con nessuno, ciovè nelle disese che si andrebbe anche senza tirare nessuno.

E la cirandola? Che la chiamano accosì per fare dei complimenti, comme quando si invita a pranzo che si dice vieni a mangiare una suppa e poi invece vi sono i tortellini e tante buvone piatanze, lo stesso ci diccono una cirandola, eppoi sono dei più bei fuvochi con un palazzo fatto a forza di luce che si resta inochiti per venti minuti circa.

Ma io ci vengo a contare delle cosse che lei sa benissimo, mentre èl scopi di questa lettera era quello di farci tanti auguri di felicità, prosit, grazie e... tersuà a lòur sgnòuri.

Da una lettera gentilmente comunicata dalla signora Margherita Buldrini vedova Orlandi.