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Chapter 19: IL VOLTO
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

RIVO FRA PIETRE

[pg!43]

CONTRASTO

Figlia, i rami di pesco e biancospino
di che s'adorna il tuo bel marzo acerbo,
cangia il soffio del tempo in un superbo
sfiorir di rose lungo il mio cammino.
 
Già un poco sfatte, e del color del sangue
che si raggruma a fior d'una ferita,
l'inebriante aroma han della vita
che per eccesso di pienezza langue.
 
Figlia, e tu non lo sai. Tu bevi i venti
del largo, in quell'incerta mattinale
ora, che, ancor fasciata d'ombra, sale,
carico il grembo di promesse ardenti.
 
Non vedi ch'io mi fo sempre più smorta
fra il sitibondo aulir di passïone
delle mie rose; e ch'io ne fo corone
per appenderle in voto alla tua porta.

[pg!45]

IL CANTO

Tu canti sempre. Canti come ridi,
come parli. Hai nel canto una ragione
di vita. Ondeggi e splendi in un alone
di note. In te v'è un pispigliar di nidi,
 
uno stormir di foglie al vento mosse.
Ma non ti disser pagine o maestri
le tue canzoni. Al fluttuar degli estri
pieghi, e all'ultima gioia che ti scosse.
 
Parole e ritmo sgorgan per incanto
dall'anima cangiante come prisma
al sole. Iddio con questo alato crisma
benedisse in te, figlia, il riso e il pianto.
 
E tu basti alla tua serenità,
o creatura d'armonia: vivente
melòde, ti disseti alla sorgente
che su dal cuore zampillando va.

[pg!47]

FRESCHEZZA

La tua freschezza, o creatura, è simile
al brusir della pioggia sulle foglie
di giugno, quando scoppian le magnolie
carnee sul ramo, e i gigli sembran calici
 
pieni d'acqua; o al crosciare della pioggia
d'autunno, quando l'olea-fràgrans pènetra
del suo profondo aroma anche le gocciole
lucenti, e chi il respira ha la vertigine;
 
o al sùbito mutar di luci e d'ombre
se passino le nuvole di marzo
con repentine acquate, e sprazzi vividi
di sol fra pianto e pianto, e un turbinìo
 
di pòllini nell'impeto del vento.

[pg!49]

IL VOLTO

Talor,—quando ti credi sola, e ignori
che nell'ombra gelosa in cui t'interni
ti spìano i miei seguaci occhi materni,—
in un pensiero il volto trascolori.
 
Cinte le braccia ad arco sui ginocchi,
tesi il mento e la bocca in un superbo
gesto di volontà, pensi. Niun verbo
può dire quel che dicono i tuoi occhi.
 
Ardor di sangue, ardor di fede, vampo
represso.—Ma è ben tuo, figlia, quel viso?...
Ove io lo scôrsi, un giorno?... e avea quel riso
interïore, e quel selvaggio stampo
 
d'adolescenza conscia d'esser viva
per esser forte!... Ove lo scôrsi?... Forse
nell'altra vita. O, forse, in sogno. O, forse,
in uno specchio. Ah, mi ricordo!... Empiva
 
del suo denso pallor la fredda lastra
appesa al muro. E mi guardava, fisso.
Era il mio volto, sôrto da un abisso
d'ombra, e riflesso in torba acqua verdastra:
 
nuovo a me, dal grande arco delle ciglia
al labbro acceso: cerchio inebriante
d'enigmi, ove affondavo il cuor tremante:
ed ora è tuo perchè il trasmetta, o figlia.

[pg!51]

LA MORTE

Se necessario è il male, e necessaria
la morte,—anche tu dunque, o Luminosa,
morrai?... tu, che letizia da ogni cosa
suggi, come ogni bocca sugge l'aria?...
 
Io t'avrò fatta, io con insonne e fida
ansia t'avrò cresciuta, per saperti
mortale, e spenta, forse, in braccio averti?...
Dunque ogni madre al mondo è un'omicida?...
 
Dunque la vita mia, che a te coi cento
e cento suoi lacerti s'aggroviglia,
nulla potrebbe in tua difesa, o figlia
nata per la mia gioia e il mio tormento?...
 
Cingerti non potrebbe un'invisibile
veste, d'amore e amor tutta intessuta,
che contro gli anni e la ferocia muta
della morte ti renda incorruttibile?...
 
Nella miseria mia solo il patire
per te m'è dato, e in esso consumarmi:
perchè tu possa, o figlia, perdonarmi
d'averti messa al mondo per morire.

[pg!53]

IL SOGNO

Non ti basto, lo so. Già i tuoi grandi occhi
guardano a un sogno ov'io non oso entrare.
Già sulla soglia sei, fra rose chiare
che sbocciando ti splendono ai ginocchi.
 
Già tu ascolti—e un po' piangi, e un po' sorridi—
musiche dolci ch'io non odo più.
Piccola mia, fragile amore, tu
sei dunque come i passeri dei nidi?...
 
.... Vento di primavera, erbe novelle,
gemme sui rami, nuvole nei cieli,
cantar di fonti, verdeggiar di steli
promessi al caldo oro del grano, stelle
 
fulgide come sguardi, novità
di tutto, ansia di spremer da ogni foglia
il succo, da ogni affetto che germoglia
il suo mistero d'immortalità!...
 
Non io ti mostrerò le cicatrici
del cuor, le rosse stimmate, sì a fondo
incise, che la vita è nel profondo
attossicata sino alle radici.
 
E quand'anche il facessi, i passi snelli
non fermeresti tu sulla tua strada,
tu, che infili cristalli di rugiada
per farne serto ai morbidi capelli.
 
No!... Vivi l'ora tua, che una sol volta
si vive!... Piangerai dopo. È il tributo
sacro. Ma da timor gelido e muto
l'ora divina a te non venga tolta.

[pg!57]

IL MISTERO

O generata per mirar la gioia
negli occhi, e far ghirlande di giunchiglie,
passando in danza fra le maraviglie
dolcissime d'un maggio che non muoia:
 
o tu che porti in te la giovinezza
di tutti i rivi, e pur ti godi a bere
ad ogni fonte che ti dia piacere,
ad ogni raggio che ti dia bellezza:
 
stupefatta io ti guardo, e mi domando
chi sei: nè più ricordo il mio supplizio
nel procrearti, e il lungo sacrifizio
de' miei begli anni, in te sola vibrando.
 
Nulla ricordo. Ora potrei nel gorgo
sparire: nulla più t'è necessario
da me: nel getto pieno e statuario
del tuo fiorire il tuo destino io scorgo.
 
Ah, potess'io pensar che da una scorza
d'albero, gaia boschereccia ninfa,
balzata fossi, e avessi in te la linfa
di quel tronco, e la sua virginea forza!...
 
Balzata fossi dagli oceani immensi,
vestita d'alghe, satura di sale!...
Ma il peccato d'origine, il mortale
peso del sangue incarcera i tuoi sensi.
 
Sei nuova, e pure in te fremono i mondi:
vita io ti diedi, e pur mi sei straniera:
penetrarti vorrei, ma tu di fiera
semplice grazia il tuo mister circondi.
 
E vai,—nè io ti seguo, poi che l'ombra
mi tiene.—Ma se il mal, belva in agguato,
t'abbrancasse, ben io saprei d'un fiato
farmi, per te salvar, la strada sgombra:
 
non sarei che un istinto, un cieco istinto
carnale, armato a tua sola difesa:
nè cederei, nè lascerei la presa
selvaggia, fino a quando avessi vinto.

[pg!61]

ALBA

Un sogno risvegliò l'adolescente.
Oh, dolce!... Uno sfogliarsi di corolle
sulla sua bocca e sul suo cuore, folle
per la delizia d'essere vivente.
 
E balzò a terra, bianca in quel divino
languir dell'ombra e delle stelle,—quando
nell'aria che pare èsiti tremando
non è più notte e non è ancor mattino.
 
A piedi ignudi sul balcon, soave
e ardente, a sè chiamò l'alba virginea:
l'assaporò fino all'estrema linea
del cielo, ove il sol nasce al suon dell'ave.
 
Pensò i giardini prossimi a fiorire,
l'attender calmo delle forze intatte,
le gemme dei roveti entro le fratte,
l'acerba novità del divenire.
 
—Buon dì, primo stormir d'ali e di foglie.
Buon dì, nuvole rosa e peschi rosa.
Ho quindici anni. È troppo dolce cosa
vivere, quando il cuore è sulle soglie.
 
Chi è colei che vien dall'alto, ed ha
ancor fra i veli qualche stella spersa,
mentre la faccia è già tutta sommersa
nella luce?... sei tu, Felicità?...—

[pg!63]

«C'ERA UNA VOLTA....»

—Mamma, narrami ancor: «C'era una volta....»
come quand'ero piccola bambina.
Sai, mi dicono tutti «signorina»....
Ma non è vero. Ho ancor la treccia sciolta.
 
Quanta neve nell'aria!... Par che scenda
il cielo a terra, in turbini di fiocchi,
e pur non sembra che la terra tocchi....
Mamma!... Lo vedi: è un tempo da leggenda.
 
Così soave è la tua voce, se
conti di fate, d'astri, di fortuna!...—
—.... Dunque, c'era una volta, nella luna,
Re....—«No, non voglio le fiabe dei re...»
 
—La Principessa allor dirò, che accoglie
ad ìnfula i capelli intorno al viso,
e col volger degli occhi e del sorriso
al suo passaggio fa tremar le foglie....
 
Ma non la tentan gracili vïole
che gelosia di folta erba nasconda:
di più liberi campi è sitibonda
ov'ella possa respirar nel sole.
 
Tutta s'immerge nella vampa d'oro
che di baci ardentissimi l'investe:
ride:—Fratello Sol, guarda: la veste
del tuo più lieto raggio io mi coloro.
 
Canta:—Fratello Sole, ove mi porti
oggi, che nostra gioia è così pura?...—
E sembra una celeste creatura
che un'occulta potenza in terra scorti.
 
Tutto move con lei, nell'indicibile
festa del ritmo che il suo passo scande,
verso la soglia ove l'attende un grande
Iddio, dal viso pallido e terribile....—
 
—Mamma, chi è?...—Non so. Forse l'Amore.
Ma mi si ruppe il fil nella memoria.
È una storia sì logora!... È la storia
d'ognuna.... Anche la tua, mio dolce Cuore.
 
Ah, non potere averti ancor raccolta
nel grembo, contro cento, contro mille!...
.... Non tremare. Un racconto delle Mille
e una Notte or dirò: «C'era una volta....»—

[pg!67]

TRASMIGRAZIONE

Penso a quel che v'ha in me, ch'io in te trasfusi
senza volerlo, o figlia, nell'oscuro
travaglio della specie, ove il futuro
s'incarna e pur s'ignora, ove son chiusi
 
i germi che la vita romperà:
al segreto del sangue, all'energie
latenti, alle ancor buie occulte vie,
alle tremende possibilità.
 
Penso all'ignota donna che s'appiatta
or, nel fascio di nervi agile al balzo,
e nella grazia del tuo piede scalzo
se t'aggiri con mosse di cerbiatta;
 
e nel rapido battere di ciglia
che vela e svela....—Ah, basta.—Ah, ch'io non so
chi sii, se pur ti feci, se pur t'ho
nelle viscere ancor compressa, o figlia!...
 
Ma che tu sii da me diversa, è giusto.
Per questa tua diversità, t'ammiro.
Se il mio commisi al fresco tuo respiro,
s'io m'innestai nel tronco tuo robusto,
 
fu per passar con più perfetta forma
in coscïenza, in gaudio, in giovinezza
nuova: inutili son forza e bellezza
se potenza d'amor non le trasforma.
 
Tu seguirai la sempiterna legge.
Viva, entrerai nel sangue de' tuoi figli.
Arde nel trasmigrar di quei vermigli
rivi la volontà che il mondo regge.
 
Da te soltanto il cuor caduco avrà
la certezza del fato in van promesso
a me dal verso sulla carne impresso
come un cilicio: l'Immortalità.

[pg!71]