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Chapter 43: IL FANALE NEL VICOLO
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

IL FANALE NEL VICOLO

Esso vide stanotte Anna Malpenga,
chiamata in basso gergo la Cerbiatta,
stringersi al muro, sospettosa e piatta,
come attendendo in ansia un che non venga.
 
L'uomo uscir dalle tenebre, in berretto
a visïera sul volto a triangolo,
vide; e gettarle, ambiguo, un pacco, e all'angolo
sparire. Ella tornò, le braccia al petto.
 
Tornò, guardinga, l'occhio a spia, fondendo
il corpo all'ombra, stretta nel suo scialle,
tratto tratto guardandosi alle spalle,
tutta nel suo terror rabbrividendo.
 
E quando entrò nell'orbita rossigna,
la denunziò il fanale:—Porti sangue,
Anna.—Ma il guizzo tortile d'un angue
ebbe, fuggendo, la donna serpigna.
 
Ed esso attese, in vana guardia, l'alba
che, fredda, sporca, sulla roggia lebbra
dei muri vacillando al par d'un'ebbra,
pose, presso alla sua, la faccia scialba.

*

Un'altra notte vide Irma la Rossa,
—che mostra sullo zigomo sinistro
due sfregi in croce, e due sbaffi di bistro
sotto le occhiaie che l'insonnia infossa,—
 
paurosa accosciarsi sui ginocchi
a una soglia di bettola, se alcuno
uscisse e la chiamasse....—ma nessuno
si volse al ploro dei terribili occhi.
 
E a poco a poco ella s'addormentò,
col viso in grembo. E lungo e lunge, muto
e scalzo, fra le braccia di velluto
sorreggendola, il Sonno la portò.
 
Dove?... Un villaggio, un campo, un ciglio verde
di canale, una bimba a lavar panni,
e silenzio, silenzio. Ed anni ed anni
persi nel tempo, ed ella anche si perde....
 
.... Ma sussulta. Il fanale è presso a morte
nel primo sole. Trepida, la nottola
urta al muro, e dilegua senza motto,
mentre al giorno la vita apre le porte.

*

Udì pure il fanale (quattro tocchi
battevano alla torre di Maria)
una voce cantar; ma così pia,
così dolce, da mettersi a ginocchi.
 
E riconobbe il canto di Fiorella,
che fu tant'anni in carcere. Serena
e fioca,—«Ave,—diceva—o Gratia Plena,
che poggi il piè sulla più alta stella.»
 
Il bimbo delle sue carni corrose
dal vizio altrui, così, sur un saccone,
cullava; e la materna passïone
trasfigurava le parole in rose.
 
L'ascoltavano gli usci acchiavacciati,
le cieche imposte, il lastrico. E il fanale
fiamma divenne, accesa a un immortale
altar, ritto fra l'ombre dei peccati.
 
Tacque la voce e ritornò il mattino,
tutto bianco di neve ancor del cielo,
ancora intatta. Ed il fanal fu stelo
di giglio in un albór quasi divino.

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