IL FANALE NEL VICOLO
Esso vide stanotte Anna Malpenga,chiamata in basso gergo la Cerbiatta,stringersi al muro, sospettosa e piatta,come attendendo in ansia un che non venga.L'uomo uscir dalle tenebre, in berrettoa visïera sul volto a triangolo,vide; e gettarle, ambiguo, un pacco, e all'angolosparire. Ella tornò, le braccia al petto.Tornò, guardinga, l'occhio a spia, fondendoil corpo all'ombra, stretta nel suo scialle,tratto tratto guardandosi alle spalle,tutta nel suo terror rabbrividendo.E quando entrò nell'orbita rossigna,la denunziò il fanale:—Porti sangue,Anna.—Ma il guizzo tortile d'un angueebbe, fuggendo, la donna serpigna.Ed esso attese, in vana guardia, l'albache, fredda, sporca, sulla roggia lebbradei muri vacillando al par d'un'ebbra,pose, presso alla sua, la faccia scialba.*
Un'altra notte vide Irma la Rossa,—che mostra sullo zigomo sinistrodue sfregi in croce, e due sbaffi di bistrosotto le occhiaie che l'insonnia infossa,—paurosa accosciarsi sui ginocchia una soglia di bettola, se alcunouscisse e la chiamasse....—ma nessunosi volse al ploro dei terribili occhi.E a poco a poco ella s'addormentò,col viso in grembo. E lungo e lunge, mutoe scalzo, fra le braccia di vellutosorreggendola, il Sonno la portò.Dove?... Un villaggio, un campo, un ciglio verdedi canale, una bimba a lavar panni,e silenzio, silenzio. Ed anni ed annipersi nel tempo, ed ella anche si perde........ Ma sussulta. Il fanale è presso a mortenel primo sole. Trepida, la nottolaurta al muro, e dilegua senza motto,mentre al giorno la vita apre le porte.*
Udì pure il fanale (quattro tocchibattevano alla torre di Maria)una voce cantar; ma così pia,così dolce, da mettersi a ginocchi.E riconobbe il canto di Fiorella,che fu tant'anni in carcere. Serenae fioca,—«Ave,—diceva—o Gratia Plena,che poggi il piè sulla più alta stella.»Il bimbo delle sue carni corrosedal vizio altrui, così, sur un saccone,cullava; e la materna passïonetrasfigurava le parole in rose.L'ascoltavano gli usci acchiavacciati,le cieche imposte, il lastrico. E il fanalefiamma divenne, accesa a un immortalealtar, ritto fra l'ombre dei peccati.Tacque la voce e ritornò il mattino,tutto bianco di neve ancor del cielo,ancora intatta. Ed il fanal fu stelodi giglio in un albór quasi divino.
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