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Chapter 46: LA PORTA SOCCHIUSA
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

LA PORTA SOCCHIUSA

Poi che socchiusa ritrovai la porta,
—affaticata per la lunga via—
entro.—Accogliete, o buona gente pia,
colei che in volto è bianca come morta.
 
Ecco il capoccia dall'imperatoria
testa, asciutto qual zolla che dissecchi
al sole. Ecco la madre dai cernecchi
grigi, in umile aspetto umile storia.
 
Ecco i robusti giovani e le nuore,
e grappoli di bimbi fior-di-pesco.
Fra i rudi attrezzi del mestiere, il desco
è pronto, con la fede e con l'amore.
 
Prima ch'io sieda accanto al patriarca
niveo-barbuto,—ed a' miei piedi il cane
guarderà calmo, con pupille umane—
benedirò la vostra mensa parca.
 
Uscirà tutta,—vinta dall'incanto,—
l'anima vostra dal viluppo oscuro,
tacita accompagnando il segno puro
nell'aria, e il filo tremulo del canto.
 
Tutta la stanza splenderà nei volti
estatici, nei vetri, nei metalli,
nei fasci d'armi avvezze, per le valli
fertili, a smover terra, a falciar côlti,
 
a mutilar boschi e filari, a incidere
solchi. A fiore dei rustici balconi
verran le azzurre costellazïoni
col raggio dei sereni occhi a sorridere.
 
E più dolce parrà la scabra vita
a chi m'ascolterà con mani giunte:
e la fatica amore, e le consunte
pietre dell'erta un'immortal fiorita.
 
E i bimbi chioma-d'oro, intenti al mio
saio vermiglio ed al mio scalzo piede,
adoreranno con ingenua fede
in me la vagabonda ombra di Dio.

[pg!153]