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Chapter 48: PLENILUNIO
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

PLENILUNIO

Vecchio capoccia, ormai dentro la casa
dorme la tua tribù, queta e serena.
La casa è bianca nella luna piena
dalla soglia di pietra alla cimasa.
 
Anche l'aia ha un immobile pallore
estatico, un candor di nevicata.
Lasciami presso il cane, accovacciata
col viso a terra. Ho stanco il corpo e il cuore.
 
Lasciami presso il cane, sulla soglia
di pietra. Non cacciò dal suo felice
campo Boòz la pia spigolatrice
che venne a lui così sperduta e spoglia.
 
Io sono Ruth dai morbidi capelli
color di notte, che d'un manto regio
superbamente coprono lo sfregio
brutale della tunica a brandelli.
 
Ma Ruth rimase. Io partirò coll'alba.
Io sempre vado e vado, e mai non resto.
Sol mi trattien, rete di perle, questo
plenilunio che magico s'inalba.
 
Voglio dormire in un lenzuol di luna
come una principessa di leggenda;
e della Lattea Via farmi una benda
maravigliosa alla gran chioma bruna.
 
.... Trame d'argento. Ragnatele d'astri.
Silenzio. E tutto bianco, tutto bianco....
.... Ma poi la luna piegherà su un fianco,
gonfia, inferma, grottesca, fra giallastri
 
vapori.—E mentre la sua faccia tragica
d'assassinata affonderà nel nulla,
io pur riprenderò, verso il mio nulla
che salvezza non ha, la fuga tragica.

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