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Chapter 52: A COLUI CHE NON È VENUTO
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

A COLUI CHE NON È VENUTO

Io t'aspettavo, fin dal giorno in cui
di fiorire m'accorsi all'improvviso,
primula in marzo. E venne uno, con viso
dolce. Ma io mi dissi: Non è lui.
 
Pioggia e sol, spine e rose, fieno e paglia
m'apportarono gli anni. Anche l'amore.
Non te!... Qualcun ti assomigliò, che il cuore
aggrovigliar mi seppe in gemmea maglia:
 
ed io mi persi a capofitto, giù,
col desiderio folle d'annientarmi
tra forti braccia che potean spezzarmi
come la creta.—Ma non eri tu.—
 
Così, polvere e cenere divenne
ciò ch'io toccai. Seccarono le polle.
Avvizzirono i tralci e le corolle,
e morte, in vita, in suo poter mi tenne.
 
Tu, nato troppo presto o troppo tardi,
per me creato ed a me occulto, solo
perch'io son sola, indifferente al volo
degli anni, se nel tuo deserto guardi!...
 
Tu, che m'avresti avuta come il mare
ha l'onda, uguale a te ma in te perduta,
e nel dominio avvolgitor veduta
a somiglianza tua trasfigurare!...
 
Non venisti, non vieni, non t'attendo
più. Domani morrò. La vita ha fretta,
non vedi?.... Appena schiusa, appena detta
una parola, fugge, impallidendo,
 
quasi colpita da terror....—Ma forse
di là, nell'ombra ove uno spirto tocca
l'altro in silenzio, io troverò la bocca
che solo in sogno la mia bocca morse.

[pg!179]