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Chapter 56: L'INCANTESIMO DEI FIORI
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

L'INCANTESIMO DEI FIORI

Tu batti con la tua timida nocca
all'uscio, ed entri; e strisci alla parete,
incerta.—Ma chi sei?... Porti una rete
d'oro sui fianchi, e una giunchiglia in bocca.
 
Vidi altre volte il viso tuo sottile
di faunetta silvestre, fra due rami
spuntare. Ma piacer d'altri richiami
mi spinse—e non sentìi ch'era d'aprile.
 
Solo or m'accorgo che hai un occhio verde
ed uno azzurro, e sai di terra e d'erba.
Ah, s'io ti bacio sulla bocca acerba,
forse l'anima mia più non ti perde!...
 
Non oso. Ma con denti di pantera,
aguzzi, tu sorridi: e t'è caduto
il fior di bocca, e col leggiadro e muto
gesto a me ti riveli, o Primavera:
 
e fiori e fiori dalle dita snelle
sbocciano, in fasci, in grappoli, in germogli:
per la mia gioia al nudo suol tu sciogli
la tua dovizia di terrene stelle.
 
Tanto mi doni?... Vi son dunque tanti
fiori nel mondo?... ed io le avverse ciglia
chiuse tenevo sulla maraviglia
ch'ora, per te, mi folgora?... per quanti
 
anni fui cieca?...—Ecco le genzïane
cilestri, e il fior di menta, e il fior di maggio-
-rana, e il timo e il ranuncolo selvaggio,
e le viole dalle facce umane:
 
ecco i fiori di frutto, ah, sì leggeri
che a un soffio cadono, e già gonfio è il seme
di sotto; e l'eliotropo aureo, che teme
la notte, e volge al sole occhi e pensieri:
 
e le rose di carne, di dolcissima
e tenue carne, che, a mangiarla, in succhi
d'amore si trasforma; e nivei mucchi
di tuberose, e grappe di narcissi:
 
e il cupo verde delle felci, e i pallidi
grigi de le betulle, e le incorporee
trine del capelvenere, e le arboree
glicinie, e le palustri emerocallidi....
 
.... Sorreggimi, Occhiglauca!... Ho la vertigine.
Or mi trasmuto, come Dafne, in tronco.
Lo spirto, in forma umana avvinto e monco,
torna, d'un balzo, alla silvestre origine!...
 
Boccadifiori, baciami!... Parole
divine odo, calor di linfe suggo.
E dalla vita e dalla morte fuggo,
per annientarmi nel fulgor del sole.

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