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Chapter 59: SPERANZA
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

SPERANZA

Forse il lume ch'io cerco è quel che splende
là in fondo. No. S'è spento. Era un mio vano
miraggio. Ma, più in alto e più lontano,
un altro lume e un altro, ecco, s'accende.
 
Forse il tetto ch'io cerco è quel che fuma
dietro quei pioppi; e alcun v'attizza il fuoco
per riscaldarmi....—No. Sparve. Era un gioco
di nuvole.... Ma un altro è fra la bruma.
 
Forse il fratel ch'io cerco è quel che il viso
ora mi tende, e il cuor nel viso, emerso
sopra la folla. Ed ecco, mi s'è sperso....
Ma un altro volto scorgo, e un altro riso.
 
Come se dal mio alvo fosse espresso
il mondo è mio, sol perchè il vedo in sogno:
quel che ho non curo, e quel ch'è incerto agogno,
e mangio e bevo del mio sangue istesso.
 
Delizia del cadere, e poi delizia
del drizzarsi d'un balzo, senza chiedere
aiuto: e non guardar che la mia fede,
e portar dentro me la mia milizia!...
 
E vado. Ad ogni membro ho qualche benda
su qualche vecchia o giovine ferita.
Pur, così come a me t'abbranchi, o vita,
troppo bella sei tu perch'io t'offenda.
 
Ti benedico, o vita, per l'amore
che mi negasti, per le chiare strade
che mi chiudesti, per le sette spade
con cui mi tormentasti carne e cuore:
 
perchè altro amor più bello, altro sentiero
più largo io sognar posso: e col fantasma
che la speranza al desiderio plasma
vincer la nuda aridità del vero.

[pg!207]