LA CERCATRICE D'ORO
E scavo e scavo, nella pietra, a provadi picca.—Vena d'Oro, vena d'Oro!...—Aspre occultan le rocce il lor tesoro,ma v'è chi a ben perseverar lo trova.Io più non so da quanti anni le bracciami stronco nell'indomita battaglia.Il macigno m'irride, scaglia a scagliabalzando agli occhi. E falsa è ancor la traccia.Se un balenar m'illude, altri mi scosta,brutale, sibilando:—Questo è mio:—.... ma non è oro, è talco.—Ed altri ed iotorniamo, insonni, alla superba posta.Intorno e innanzi a me scorgo perversivolti, quadre e selvatiche mascelledi animali da preda; e le favelleincrocian sfavillìi di stocchi avversi.E il furor della lotta e l'ingordigiatende ed ingrossa i muscoli, scolpisceforza odio frode sopra i volti; e striscedi sangue irrigan la petraia grigia..... Scòpriti finalmente, Oro, bell'Oro,ragion di vita, fonte della grazia.Il polso e il braccio sul piccon si strazia,cedon le fibre all'ìmprobo lavoro.Quando il terren sarà vana maceria,scaverò nella carne sino all'osso.Quando la carne non sarà che un rossobrandello, spaccherò del cuor l'arteria.Ah, forse allor, piombando sul basaltoarido, io penserò che a possederti,o Verità, basta fissar gli apertiocchi negli astri fiammeggianti in alto.
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