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Chapter 61: LA CERCATRICE D'ORO
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

LA CERCATRICE D'ORO

E scavo e scavo, nella pietra, a prova
di picca.—Vena d'Oro, vena d'Oro!...—
Aspre occultan le rocce il lor tesoro,
ma v'è chi a ben perseverar lo trova.
 
Io più non so da quanti anni le braccia
mi stronco nell'indomita battaglia.
Il macigno m'irride, scaglia a scaglia
balzando agli occhi. E falsa è ancor la traccia.
 
Se un balenar m'illude, altri mi scosta,
brutale, sibilando:—Questo è mio:—
.... ma non è oro, è talco.—Ed altri ed io
torniamo, insonni, alla superba posta.
 
Intorno e innanzi a me scorgo perversi
volti, quadre e selvatiche mascelle
di animali da preda; e le favelle
incrocian sfavillìi di stocchi avversi.
 
E il furor della lotta e l'ingordigia
tende ed ingrossa i muscoli, scolpisce
forza odio frode sopra i volti; e strisce
di sangue irrigan la petraia grigia.
 
.... Scòpriti finalmente, Oro, bell'Oro,
ragion di vita, fonte della grazia.
Il polso e il braccio sul piccon si strazia,
cedon le fibre all'ìmprobo lavoro.
 
Quando il terren sarà vana maceria,
scaverò nella carne sino all'osso.
Quando la carne non sarà che un rosso
brandello, spaccherò del cuor l'arteria.
 
Ah, forse allor, piombando sul basalto
arido, io penserò che a possederti,
o Verità, basta fissar gli aperti
occhi negli astri fiammeggianti in alto.

[pg!215]