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Chapter 63: LIBERAZIONE
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

LIBERAZIONE

I.
Croce Rossa.
Carità!... Veste bianca come benda,
croce al petto vermiglia come piaga:
tra fumo e fuoco e sangue che dilaga
ala e riparo di pietosa tenda:
 
quando ancor l'aria palpita del rombo
della mitraglia, ed all'incendio in groppa
Morte per campo e per trincea galoppa
sugli eroi cui trafisse il ferro e il piombo,
 
piccola suora che non teme agguato
di palle sperse, e dei feriti il carco
segue e protegge per sinistro varco,
della pietà, che l'arma. Eroe-Soldato!...
 
Chi m'è fratello ignoro e chi nemico,
colui che a me si affida è tutto mio;
e più egli soffre e più ritrovo Iddio
nella miseria sua che benedico.
 
Come un leone ha combattuto, ed ora
—«Mamma!.....—implora, con l'ansia d'un bambino
Ch'io ti menta per lui, bacio divino:
ch'io sia la madre della tragica ora!...
 
E il marcio e il lezzo delle piaghe, e i grumi
di sanie, ed i troncati arti, ed i ciechi
occhi divelti e i cavi petti e i biechi
labbri ruggenti e il sangue sparso a fiumi
 
liberin me da me, mi rendan pura
d'ogni memoria mia: così perduta
nel pianto altrui, che dentro il cor sia muta
la bestemmia dell'intima tortura.
II.
Salvation Army.
Salvation-Army!...—Senza nome e senza
patria, per tutti i lastrici del mondo
e le case perdute e il trivio immondo,
gettare, in gaudio, la mia pia semenza:
 
essere una, ed esser mille e più di
mille: nei bassi vicoli e nei covi
discendere, ove ingurgitan, da nuovi
e vecchi sbocchi, delinquenti, drudi,
 
vittime stanche, femmine da conio,
Barabba e Alfonso, Maddalena e Taide,
e turbe vaporanti dalle laide
carni dell'alcoöl l'arso demonio:
 
dove, figlia dell'ombra, la miseria
s'accoppia al vizio e genera il delitto,
tutta avventarmi, col vibrar diritto
della siringa in una guasta arteria!...
 
Essere una, e mille, e più di mille.
Esser piccola e pallida, e risplendere
quale una torcia, e alla mia fiamma accendere
umane innumerevoli scintille:
 
e sentir che, da esse, opache turbe
potrebber forse divampare in roghi
devastatori del mal seme, in roghi
d'anime, illuminanti i campi e l'urbe:
 
per la carne che soffre e per l'anelo
amor che l'arde, pel sottil sarmento
e il magnifico incendio, essere il vento
che sospinge le fiamme insino al cielo.
III.
«Libera me da me.»
Infilar presso a te punto su punto
nel tugurio ove ignori e sonno e pace,
o dolorosa, che, se il labbro tace,
riveli il tuo patir nel volto smunto:
 
dell'aratro con te tirar la stanga
per fender solchi che ci diano il pane,
uomo, che tutte le scïenze umane
sai, poi che in pugno sai stringer la vanga:
 
santificar con libero e fraterno
gesto il tuo maglio, o fabbro, il tuo piccone,
o minatore, la tua passïone
umile, o schiavo del travaglio eterno!...
 
Libera me da me, nell'oceanico
tumulto travolgendo il mio rottame
naufrago, umanità, che hai sete e fame
di cuori, a pasto del tuo cuor titanico!...
 
Forse la triste femmina in gramaglie
pesanti, la reclusa che mi mugola
dentro, con tal convulso arrancar d'ugola
che par l'anima schizzi fra tanaglie,
 
tacerà.—Sarò un'altra. Sarò quella
che dona. Sarò l'ombra della vita.
Coglierò fiori con le bianche dita
per alcun che dirà:—Grazie, sorella....—
 
E udrò l'onda del sangue gorgogliare
non solo in me, ma in ogni calda polla
della terra; e fluir, placida, colla
calma d'un fiume che discende al mare.

[pg!229]