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Chapter 64: I SOPRAVVISSUTI
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About This Book

A sequence of lyric poems meditates on emotional and literal exile, exploring solitude, silence, longing, and renunciation through intimate domestic and natural imagery. The speaker alternates contemplative interior monologues with brief evocative scenes, employing religious and familial motifs, thresholds and closed doors, gardens and flames to probe memory, waiting, mortality, and the desire for consolation or escape. Recurring motifs of silence and interior pain enlarge into occasional social and migratory glimpses, so the collection moves between private lament and communal displacement while preserving concise, musical stanzas that register austerity, yearning, and the persistence of hope.

I SOPRAVVISSUTI

I.
Fu, prima, ferocissima, la guerra.
Poscia, il saccheggio con la pestilenza.
E siccità distrusse ogni semenza.
E il terremoto devastò la terra.
 
Mostruosi grovigli d'insepolte
vittime scavalcando con demente
rabbia, i vivi, fra lunghe urla sgomente,
abbandonaron le crollate vôlte.
 
E ad uno ad uno caddero per via.
E per giorni e per notti la tormenta
divina imperversò, fin che fu spenta
ogni voce nel mondo in agonia.
 
Di cerchia in cerchia ruinò sperduto
del sole in traccia, come pazzo, il mondo;
nel suo terrore d'astro moribondo
all'altre stelle in van chiedendo aiuto.
 
Ma la celeste rutilante aurora,
per volontà di Dio dal caos balzando,
disse: Pace!...—e le arrise il miserando
regno dei morti e del silenzio, ancora.
 
E pace fu, sopra la terra. Il solco,
sazio di sangue e di midollo umano,
in opulento biondeggiar di grano
risfolgorò, senz'opra di bifolco.
 
E ancor le piante misero le fronde.
E qualche uccello ancor vi pose il nido.
Tutto tornò com'era, a monte e a lido,
al bosco e al prato, in cielo e sovra l'onde.
 
Sol fu distrutto quel che l'uom creò,
la casa, il libro, il quadro, il circo, il tempio,
la macchina: e distrutto egli, con l'empio
suo cuore.—Ma un manipolo restò.—
 
Restò, padrone, in faccia al cataclisma.
Restò, più forte della cieca morte.
—Compagni!... Nostre ormai sono le porte
del tempo!... Assunti dal vermiglio crisma
 
al gran destino, di gladïatoria
possanza i maschi, di superba grazia
le donne,—avanti!...—Il nuovo impero spazia
da nord a sud. Al nuovo impero, gloria!...—
II.
Ultimi d'una stirpe di titani,
progenitori di più eccelsi eroi,
or che faremo?... Quale, ora, da noi
prova attende, alba vergine, il domani?...
 
Sparvero i lari, i codici, i messali,
i crocifissi dalle tese braccia
consolatrici: inabissò ogni traccia
di civiltà negl'ìnferi letali.
 
O mio compagno atletico, rammenti
tu il tuo nome?... e tu, fiore di dolcezza,
femmina bella come la bellezza,
che smarrita mi guardi e non mi senti?...
 
E tu, che ascondi dietro il fronte enorme
la scïenza dei secoli;—e de' tuoi
volumi, ove scrutasti il prima e il poi,
l'ammasso in gora senza scampo dorme?...—
 
E tu, che sulle storte gambe reggi
ligneo torso nodoso, uso al travaglio
di leva?... e tu, che corda di bavaglio
tessevi un dì, tessendo all'uom le leggi?...
 
E tu, donna, che porti sulle labra
impresso il bacio d'una moltitudine?...
Tu, ch'eri ladro?... tu, che in solitudine
scandagliavi l'insonne anima scabra?...
 
Novello nome per virtù novella
venga a ciascun dal limpido lavacro
donde ei, fanciullo primigenio, il sacro
cammino imprenda verso nova stella!...
 
Sia rimesso a ciascuno il suo peccato
s'egli peccò secondo la scomparsa
legge:—maravigliosa anima, apparsa
dal caos, prima di te nulla era nato!...
 
Parli e agisca ciascun secondo il detto
della sua verità, nuda ed eterna
come quella che i sommi astri governa
e un perchè impone all'albero e all'insetto:
 
ciascun discopra, invïolato, il volto
della sua verità dall'ombra trista:
per la bellezza che non fu ancor vista,
per l'amore che ancor non fu raccolto.
III.
Fiorirà dal novissimo pensiero
la novissima lingua; ai puri infanti
coi colloquî degli alberi e coi pianti
dell'acque intatto offrendo il suo mistero.
 
Maravigliosa anima nostra, figlia
del caos, sì presso alla lucente origine
che tocchi, col respiro, la vertigine
degli astri, e chiudi il sole entro le ciglia!...
 
Nella tua nudità senza vergogna,
nella tua forza che a se stessa è braccio,
e, perchè sciolta d'ogni falso laccio,
innocente di frode e di menzogna!...
 
Da oggi a sempre, o tu che nel tuo viso
sol ti rifletti, va per vie d'amore,
lieve ondeggiando in cerchi di splendore
cosmico, e ardendo in ogni atomo un riso!...
 
.... Ma già tramonta, o miei fratelli, il Dio
di questo giorno: già, sanguinolente
nubi e spade di fiamma ad occidente
guardano a noi come per dirci addio.
 
Mai non vedemmo, o miei fratelli, il sole
con tristezza sì grande naufragare:
sparve: è una pioggia ormai, su terra e mare,
di tacite impalpabili viole.
 
Dove sono, o fratelli, le campane
che suonavano un dì l'Ave Maria,
accompagnando il pellegrin per via,
dolci di tutte le dolcezze umane?...
 
Dove le umìli tremule fiammelle
dei lari, guida al vagabondo e scorta?...
O memoria, tu dunque non sei morta!...
uomo, ugual tu sei sotto le stelle!...
 
Chi piange?... Il cuor s'accosti all'altro cuore,
se ha freddo. E dentro soffochi il singulto.
Se rivelato essere a noi l'Occulto
deve, e vinto da noi tempo e dolore,
 
dal più profondo anelito dell'Io
sorga e s'adori,—come nella culla
di strame il Cristo,—innanzi al tutto e al nulla,
l'immortale Unità dell'Uomo-Dio.
FINE.

Nota dei trascrittori

Le grafie alternative sono state mantenute (vïole/viole, oblìo/oblio). I minimi errori tipografici sono stati corretti senza annotazione.

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ESILIO ***