FANTASMI
Io mirai l'onda che rompeasi al lido;E di veder mi parveRasentar leggermente il flutto infidoUna schiera di larve.*
Eran vestite d'alighe spioventi:Avean sciolti i capelli,Disfatti i volti, occhi stravolti o spenti.Sotto ai lor piè l'acqua turbata aveaBalenii di coltelli.Da quelle labbra scolorate uscìaBava e un gemito rôco.Misto al rombo del mare esso venìaA parlarmi nel core.—Sui ginocchiIo caddi a poco a poco.Eran fracidi corpi d'annegati;Suicidi gettatiDa volontà demente ai flutti e ai fati;Vittime con un ferro in mezzo al petto,Naufraghi scarmigliati.Mi disser: «Che si fa sopra la terra?»Io risposi: «Si piange.Ipocrisia trionfa, odio si sferra.Oh, più felici voi su gl'irti scogliOve l'acqua si frange!...»Mi disser: «Scendi ai placidi riposiFra l'alghe serpentine.Nascondigli d'amor sono i marosiInesplorati, e sol nel nulla è pace.Scendi;—qui v'è la fine.»*
.... Ed io mirai su le verdastre larveIl tramonto morire:Ne la penombra il queto mar mi parveUn letto per dormire.
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