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Favole per i Re d'oggi

Chapter 37: XXX. LA PAZIENZA
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About This Book

A series of concise, allegorical fables employs animals and brief human vignettes to satirize vanity, hypocrisy, and the pretensions of modern rulers and citizens. By recasting moral themes such as faith, hope, and charity into ironic episodes—where truth disguises itself, ideals are misapplied, and generosity becomes self-deception—the tales expose how social ritual and personal pride corrode genuine virtue. Each vignette pairs mordant humor with moral reflection, alternating bleak outcomes and wry observation to prompt readers to reconsider power, belief, and common follies.

XXX. LA PAZIENZA

Un vecchio somaro, con gli occhi bendati, moveva un decrepito bindolo, pieno di cigolii di stridi e di schianti.

Mentre girava così, sotto il suo naso correva salterellando un canetto arzillo che sembrava far discreta attenzione a certi filosofici insegnamenti che il savio somaro gli veniva impartendo da tre ore, in mezzo a infiniti sospiri.

L'asino ragionava, come un moralista qualunque, di quella virtù nella quale credeva di eccellere, ponendola, naturalmente al di sopra d'ogni altra.

— Hai ben veduto figlio mio, — diceva — quante legnate m'ha scaricato addosso poco fà quel maledetto garzone! Solo a ripensarci le gambe mi corrono! Sarebbe stato pur facile per me sfondargli la pancia con una coppia di calci ben sortiti... e invece, che cosa ho fatto? Ho parato la groppa e me le son prese tutte, senza nemmeno fiatare!... Oh! la Pazienza! Questa è davvero la più grande virtù dell'anima! Come presto scomparirebbe il Male dalla faccia del mondo, se non con la vendetta si combattesse, ma con la dolce sofferenza, come io faccio!...

A questo punto, il povero somaro, affaticato di gambe e di mente, si provò a rallentare il passo: e poichè non gli arrivò negli scartocci nessuna voce d'uomo nè vicina nè lontana, non senza una lunga e penosa titubanza, finalmente deciso, si fermò; e tacque.

Allora il cane, giovane e pazzerello, per dimenticar la noia di quegli insegnamenti e prendersi innocente gioco del virtuoso filosofo bendato, gli andò pian piano di dietro, gli addentò il fiocco della coda che avea lunghissima, e cominciò a tirare allegramente.

Ma non aveva ancor dato due stratte, quando gli arrivò un piede del somaro proprio nel mezzo del corpo, e così ben posto, che si ritrovò in fondo al fosso tutto stronco.

Il povero cane, da cucciolo e inesperto della vita, non sapeva ancora, e imparò quel giorno a sue spese, che la Pazienza è quella tal virtù che consiglia a lasciarsi bastonare solamente dai più forti.