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Favole per i Re d'oggi

Chapter 40: XXXIII. LA FELICITÀ
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About This Book

A series of concise, allegorical fables employs animals and brief human vignettes to satirize vanity, hypocrisy, and the pretensions of modern rulers and citizens. By recasting moral themes such as faith, hope, and charity into ironic episodes—where truth disguises itself, ideals are misapplied, and generosity becomes self-deception—the tales expose how social ritual and personal pride corrode genuine virtue. Each vignette pairs mordant humor with moral reflection, alternating bleak outcomes and wry observation to prompt readers to reconsider power, belief, and common follies.

XXXIII. LA FELICITÀ

Viaggiando per l'Africa, una volta m'infreddai.

Il mio compagno di viaggio era una vera perla d'amico, e non poteva vedermi sternutare senza gridarmi il sacramentale «felicità» secondo il buon uso antico. Onde potete pensare quante volte l'ebbe a dire, se per otto giorni interi non mi lasciò quella memorabile infreddatura.

L'ottavo giorno appunto, il mio servo moro, mi annunziò con somma soddisfazione che in tutto il bagaglio non c'era più un fazzoletto pulito.

— E tu perchè non li hai lavati, poltrone! — gli gridai.

— Come?! — mi rispose turbandosi — vuoi che io scacci la Felicità dalla tua casa?!

Figuratevi!... Al mio fantastico Zulù il grido del mio compagno era sembrato una invocazione magica: e poichè sempre seguiva a quello una mia poderosa soffiata di naso, egli s'era convinto che dal mio cranio uscisse la Felicità e intendeva di serbarla per i giorni tristi.

Io naturalmente gli feci subito lavare quel monte di fazzoletti.

Ma ora, ripensandoci, vi confesso che me ne pento.

E se il mio Zulù avesse avuto ragione.

Se veramente io avessi scacciato così per sempre la Felicità dalla mia casa?