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Favole per i Re d'oggi

Chapter 43: XXXVI. L'ALTRUISMO
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About This Book

A series of concise, allegorical fables employs animals and brief human vignettes to satirize vanity, hypocrisy, and the pretensions of modern rulers and citizens. By recasting moral themes such as faith, hope, and charity into ironic episodes—where truth disguises itself, ideals are misapplied, and generosity becomes self-deception—the tales expose how social ritual and personal pride corrode genuine virtue. Each vignette pairs mordant humor with moral reflection, alternating bleak outcomes and wry observation to prompt readers to reconsider power, belief, and common follies.

XXXVI. L'ALTRUISMO

La civetta d'un cacciatore aspettava l'alba coccoveggiando, legata a un davanzale, e parlava col cane che le si era acculato lì sotto. Parlavano forte per farsi sentire dal gatto che li guardava da un canto.

La civetta diceva al cane: — Fratello, tra poco il padrone ci chiamerà alle nostre fatiche quotidiane! Senti tu quanta bellezza esemplare sia nella nostra vita fatta di Sacrifizio e di Altruismo?!

— Sicuro che lo sento, sorella! — rispondeva il cane — e dico che chi non conosce la gioia dell'Offerta e del Sacrificio, non conosce la gioia più pura della vita!

— Dici bene fratello — osservava la civetta — io sono felice quando col mio canto di sirena traggo alla morte torme di garruli uccelli; e pure so che quegli uccelli non sono per me!

— E io tremo tutto di gioia, sorella, quando posso addentare la preda che mi insanguina la bocca, per donarla intatta!

A questo punto il gatto miagolò e disse: — Poichè siete pieni di tanto generoso amore del prossimo, perchè tu mia dolce civetta non ti metti a richiamar qualche passerotto, e tu magnanimo amico, non me lo prendi e me lo porti qua?...

Una interminabile risata a doppio accolse le parole del povero gatto, e ancor tra le risa la civetta e il cane gli andavano gridando a vicenda:

— Me lo dai forse tu il core che mangio ogni mattina?!

— Me lo fai tu il pan di semola?!

— Ha ben ragione il padrone quando dice che tu non capisci niente!

— Bene fece quel fratello mio che ti mozzò la coda!...

— E perchè allora non gli sbarbi tu l'altra mezza?! — strillò ultima la civetta.

Entrò il cacciatore proprio mentre il povero micio era sul punto di perdere quel po' di coda che gli restava: per non aver abbastanza meditato sulla intima essenza dell'Altruismo.