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Favole per i Re d'oggi

Chapter 54: XLVII. L'ORATORIA
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About This Book

A series of concise, allegorical fables employs animals and brief human vignettes to satirize vanity, hypocrisy, and the pretensions of modern rulers and citizens. By recasting moral themes such as faith, hope, and charity into ironic episodes—where truth disguises itself, ideals are misapplied, and generosity becomes self-deception—the tales expose how social ritual and personal pride corrode genuine virtue. Each vignette pairs mordant humor with moral reflection, alternating bleak outcomes and wry observation to prompt readers to reconsider power, belief, and common follies.

XLVII. L'ORATORIA

Nelle mie budella, infestate per avventura dai bachi, discese un gran purgante noto per la sua facondia, e levò subito a gran romore tutto quel mondo pacifico e laborioso.

Il purgante gridò: — Sollevate le vostre teste pallidi lavoratori! Di fuori è l'alba del vostro giorno! Lasciate le dure fatiche delle tenebre! A che vi servono i vostri misconosciuti eroismi? Io vi offro la luce e la libertà sconfinata!

Ma i bachi, per natura poco propensi alle grandi idee, rispondevano: — Signor purgante, creda che stiamo benissimo qui, e non abbiamo nessuna voglia di muoverci!...

Non l'avessero mai detto! Il purgante diventò una furia; e investendoli e trascinandoli giù, gridò: — Bestie, indegne di udire la gran voce dell'avvenire! Sozzi ricettacoli di putridume! O per amore o per forza vi converrà venir meco; vi converrà, sia pure per poco, mostrare la faccia moribonda al Sole, redenti dalla mia parola!

E così fu, come il purgante volle.

Quei miseri provarono la fervida carezza del promesso Sole e poi precipitarono nel... nulla!

Ma la fama di grande oratore a quel purgante chi gliela leva più?