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Favole per i Re d'oggi

Chapter 59: LII. LE ILLUSIONI
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About This Book

A series of concise, allegorical fables employs animals and brief human vignettes to satirize vanity, hypocrisy, and the pretensions of modern rulers and citizens. By recasting moral themes such as faith, hope, and charity into ironic episodes—where truth disguises itself, ideals are misapplied, and generosity becomes self-deception—the tales expose how social ritual and personal pride corrode genuine virtue. Each vignette pairs mordant humor with moral reflection, alternating bleak outcomes and wry observation to prompt readers to reconsider power, belief, and common follies.

LII. LE ILLUSIONI

Quando vedete un serpente ammatassato giù a piè d'un bell'Eucalipto, con la testa sola a fior d'erba e gli occhi fissi in alto, come un incurabile sognatore, guardate bene su pei rami e certo vedrete qualche povero uccello tutto colori e canti esser preso a un tratto dalla malia di quegli occhi e buttarsi giù a capo fitto nella bocca che lo aspetta.

Ma noi non facciamo forse tal quale con le buone Illusioni che accorrono in frotta sull'albero sempre verde dei nostri sogni? Ci contentiamo forse di guardarle? di ascoltarle?

Oh no! Le vogliamo prendere. Le vogliamo divorare.

E sia.

Ma il serpente quando s'è ingoiato bravamente quel miracolo di colori e di canti, non dice affatto piangendo: — Oh! com'erano smaglianti quelle piume! Oh! com'era dolce quel canto! Me misero, ch'io non l'udrò mai più; Sciagurato ch'io ho distrutto da me stesso il mio bene!

Il serpente, animale logico, è contentone d'esserselo mangiato e ne aspetta tranquillamente un altro.

E noi, perchè non facciamo come lui?