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Favole per i Re d'oggi

Chapter 60: LIII. LE CORONE
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About This Book

A series of concise, allegorical fables employs animals and brief human vignettes to satirize vanity, hypocrisy, and the pretensions of modern rulers and citizens. By recasting moral themes such as faith, hope, and charity into ironic episodes—where truth disguises itself, ideals are misapplied, and generosity becomes self-deception—the tales expose how social ritual and personal pride corrode genuine virtue. Each vignette pairs mordant humor with moral reflection, alternating bleak outcomes and wry observation to prompt readers to reconsider power, belief, and common follies.

LIII. LE CORONE

A una donna che ne guadagnava assai sudando pochissimo, cadde un giorno una moneta d'oro nel più folto d'un boschetto ombroso; e là rimase splendendo come una stella.

— Che bello sputo! — esclamò dall'alto un ghiotto moscone e, tutto giulivo ci si precipitò sopra; ma quando vide che non era quel che sembrava, si sdegnò e se ne andò brontolando.

Le formiche invece, vedendo quell'insolito arnese, si fermarono a rispettosa distanza con i loro sacchi in spalla e dissero: — Non si sa mai.

Ma una gazza peritissima, corse leggera, ci diede sopra una bella beccata per esser ben sicura che non si trattasse di qualche cioccolatino, poi con quanto fiato aveva, si mise a gridare: — Uccellame del bosco! lepri, lucertole, sorci rossi! Scoiattoli, donnole, pipistrelli e calabroni! venite! venite a vedere quel che mai non vedeste! Questo è oro! oro vero! oro fino! La cosa più bella e preziosa che sia nel mondo! quella di cui s'incoronano i re!

— Uuuuh! — echeggiò il bosco.

E fu tutto un volare, un correre, un saltellare, un ronzare, uno stridere, poi uno stringersi, un accalcarsi, un montarsi addosso per vedere meglio.

Poichè quella moneta era proprio ai piedi di un lauretto profumato, parve a questo lauretto propizia l'occasione per far conoscere a così grande adunata di popoli i propri meriti, e così parlò: — O nobili bestie qui convenute al richiamo della onorevole gazza, se tanto religiosa maraviglia vi sembra meritare questo croceo dischetto, perchè di tal materia piacque ai re di incoronarsi, quale onore non sarò io per meritare da voi o nobili bestie, io che incorono i poeti, i quali son più grandi dei re?

Seguì un silenzio attonito.

Ma fu rotto da una voce che pareva singhiozzo e usciva d'un pruno e diceva: — Il Re dei re, il Poeta dei poeti non volle altra corona che questa.

Le bestie, trasecolate, cercaron la gazza perchè le illuminasse; ma quella, poco favorevole alle discussioni improduttive, era sparita con la moneta d'oro.

Che fare? Che pensare di quella strana faccenda? Chi più stimare? l'oro, il lauro, o il pruno?

Ci fu un grasso e liscio talpone che, per fortuna, mise a posto le cose:

— Questi ardui problemi, miei cari compagni, — disse — nuocciono assai alla salute. Infischiatevene di tutte le corone come faccio io e lasciate agli uomini matti di scegliersele d'oro, di lauro o di pruni, come meglio credono.