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Fedele ed altri racconti

Chapter 16: TERZO INTERMEZZO.
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About This Book

A collection of seven short stories set mainly in northern Italian social and mountain milieus, linked by five poetic intermezzi that render musical themes into language and a concluding essay called Liquidazione. The narratives focus on encounters, secrets, and quiet passions among hotel guests, musicians, and provincial society, often prompted by music, weather, or chance. A recurring tone of introspection and moral ambiguity examines longing, solitude, and social perception through delicate psychological detail. The intermezzi explicitly attempt to name the feelings music evokes, while the tales range from intimate domestic scenes to atmospheric episodes in alpine settings.

TERZO INTERMEZZO.

BOCCHERINI
MINUETTO IN la

Secolo XVIII. Una festa da ballo.

La scena rappresenta un elegante gabinetto a pian terreno fra la sala da ballo, zeppa di gente, e il giardino. Musica. Un cavaliere e una dama ballano il minuetto.

DAMA (ballando)

Sebben rido così, sospiro nel mio cuore.

CAVALIERE (ballando)

Sebben rido così, è il riso mio dolore.

(Riverenze)

M'inchino a Lei, signora.

DAMA

Signore, a Lei m'inchino.

CAVALIERE

La musica è dolcissima, è splendido il festino.

(Si avvicinano ballando)

Doman sarò lontano, ti stringo in fantasia

Sul cor, ti bacio gli occhi, ti dò l'anima mia.

(Si allontanano)

Ballar bisogna e ridere, avendo a gola il pianto.

DAMA (ironicamente)

Sì, sì, ballare e ridere; siamo felici tanto!

(Riverenze)

CAVALIERE

M'inchino a Lei, signora.

DAMA

Signore, a Lei m'inchino.

Che grazia, che malizia nel trillo del violino!

(Si avvicinano)

CAVALIERE

Cedi, t'adoro, vieni, parti con me se m'ami!

DAMA

Non dir così, l'eterna sventura mia tu brami.

(Si allontanano)

È gaio il minuetto, ma pur talvolta piange.

CAVALIERE

È gaio il minuetto, ma pur il cor mi frange.

(Riverenze)

M'inchino a Lei, signora.

DAMA

Signore, a Lei m'inchino.

Oh guardi, alate maschere salgono dal giardino.

Entra una mascherata di Zefiri

GLI ZEFIRI

Siam venti correnti dal gelo a l'ardor,

Da l'ombre al fulgor,

Dal tedio al piacer;

Soffiamo nei cor

Furor di goder;

Siam Zefiri a Venere ministri e ad Amor.

Se teme e non osa sul labbro salir

Un dolce sospir,

Se langue e non vien

La voce al desir

D'un fervido sen,

Desiri e sospiri a noi tocca dir.

Da i vezzi e gli arcani d'un mondo sì bel

Ogn'invido vel

N'è caro turbar.

Modestia crudel

Noi deve negar;

Siam aure innocenti, spiranti dal Ciel.

(Escono gli Zefiri)

DAMA (ballando)

Rida! Con la sua dama v'era lo sposo mio.

CAVALIERE

Il caso è assai bizzarro, ma rider non poss'io.

(Riverenze)

M'inchino a Lei, signora.

DAMA

Signore, a Lei m'inchino.

(Piano)

Io rido, sì; quei Zefiri soffiato ha qua il destino.

(Si avvicinano)

Io rido, sì, ti giuro seguirti ovunque vai,

Io rido, sì, oh mio amore! Non mi lasciar più mai.

(Si allontanano. Riverenze)

M'inchino a Lei, signore.

CAVALIERE

Signora, me Le inchino.

(Pianissimo)

Dio, come muor di gioia il trillo del violino!