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Fedele ed altri racconti

Chapter 20: QUINTO INTERMEZZO
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About This Book

A collection of seven short stories set mainly in northern Italian social and mountain milieus, linked by five poetic intermezzi that render musical themes into language and a concluding essay called Liquidazione. The narratives focus on encounters, secrets, and quiet passions among hotel guests, musicians, and provincial society, often prompted by music, weather, or chance. A recurring tone of introspection and moral ambiguity examines longing, solitude, and social perception through delicate psychological detail. The intermezzi explicitly attempt to name the feelings music evokes, while the tales range from intimate domestic scenes to atmospheric episodes in alpine settings.

QUINTO INTERMEZZO

CHOPIN
Opera, 17 — N. 4

(Parla una donna al marito, che giace sul letto, morto)

Placido posa il mio amore, nè un lieve respir si sente;

Lo vo' svegliare pian piano, gli vo' cantar dolcemente.

Non dormir, folle amor mio; non sai? la diletta è qui.

Ancor? No, no! Mi fai male! Ah scherzi, forse, così.

Deh scherza, sì, con un riso balza su, stringimi al cor.

Non lo fai? Ma perchè mai? Or mi sdegno, mio signor.

Avevo, signore, un dono qui sulla bocca per Lei;

Or no, non più, ho male al core, tu l'amor mio più non sei.

No, così parlai per giuoco, scherzo io pur, non t'adontar,

Perdono! Son gaia, vedi! Vo' rider, caro, e danzar.

Che folle gioia danzare ne le tue braccia possenti,

Come portata dal mare, come aggirata dai venti,

Col viso stretto al tuo petto, bevendo il tuo ebbro diletto,

Bevendo te pien di me che un tal paradiso aspetto!

E dormi ancor! Palpitando le man ti bacio; che gel!

Che gel! Non so, non intendo che abbia la mano fedel.

Tremo, mi slancio alla bocca; è gel! T'abbraccio sul cor;

Tace! Che angoscia! M'ascolta; ti parlo a ginocchi, amor.

Odi ben, ti parlo grave, se lasciarmi pensi è male,

Tu lo sai cos'hai giurato, non puoi farti disleale.

Dimmi in che t'offesi mai, qui lo dici a Dio presente,

Egli giudichi se amai! Terra e cielo mi eran niente.

A me stessa cara io fui sol perchè mi avesti cara,

Patria, casa e madre mia senza te mi parve amara.

Nulla posso ancora offrirti, tutto, misera, donai,

E tu freddo, senza un bacio, da me tacito ten vai.

A te grido, al mondo, a Dio, chiamo, chiamo, mi dispero;

Ahi per me nessuno è pio, tutto è sordo, è muto, è nero.

Oh signor, tu sei sovrano, la mia bocca or delirava,

A tua posta vieni e parti; che t'importa s'io t'amava?

Ma pur se una volta ancora, se un'ora sola, un istante...

(Eri sì dolce e clemente, eri sì tenero e amante!)

... Se, sorridendo di questa tua semplicetta che resta,

Tanto, lo vedi, soletta, tanto, concedilo, mesta,

Pria di partir tu volessi un solo istante serrarmi

Ma tutta, così, ma forte, Dio! sul tuo seno e baciarmi...

Pietà, pietà, mi dispero!

Amore mio, dormi ancor,

Son stanca, sento mancar pensiero, voce, dolor,

Ho sonno, sorrido a le ombre d'un sogno, manco, ma in pace.

Con te?... Su questo tuo letto...? O mio sovrano, ti piace?

Quanto è potente il mio sposo, quanto serena mi rende,

Com'è profondo il riposo che dal suo letto mi ascende!

Lo sguardo mio più non vede, l'orecchio mio più non sente,

Ne l'ombra lenta del sonno si oscura e perde la mente.